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Posts Tagged ‘Volontarismo’

LO STATO SCATOLOGICO

Sosteniamo gli studenti in rivolta

novembre 5, 2010 1 commento

Michael S. Rozeff iniziò un suo saggio con le parole: “Tutto quello che il governo tocca si trasforma in merda”, come non dare torto a ciò se osserviamo la situazione attuale anche dell’istruzione in questo paese. Gli studenti protestano e noi libertari dobbiamo sostenerli, facendo scoprire loro lo spirito di libertà e di antistatalismo che dovrebbe accompagnare ogni spinta innovativa e riformatrice che accade in questo paese di conservatori di destra e di sinistra. La classe studentesca attuale fa bene a rivoltarsi e a chiedere cambiamento ma sia chiaro attenzione studenti a ciò che chiedete, non presenza dello stato e dello statalismo nelle vostre vite che è distruzione e controllo, ma libertà. Non siate di principio contro le scuole private, anzi sostenete un sistema non statale di istruzione, ma chiedete pure e con forza che non un solo soldo pubblico vada in mano ai privati.

Sperimentate, concretizzate e attualizzate ogni forma di istruzione alternativa che volete, siate liberi nel farlo, ma accompagnate le vostre scelte da un principio di serietà e di scoperta, siate innovativi e non pretendete mai l’aiuto delle autorità imposte che elimineranno appena possono ogni voce fuori dal coro. L’istruzione e le nozioni che girano nelle scuole italiane sono nozioni di stato, nessuna formazione neanche marginale in economia, pessima formazione in campo storico per non discutere di ciò che è l’insegnamento dell’educazione civica ove le tasse sono considerate patrimonio dell’umanità, dimenticando che sono coercizione e dove la dicitura: lo stato siamo noi, è sempre presente , dimenticando che è un ente astratto composto da casta e parassiti vari.

Sostenere gli studenti, sostenere tale rivolta, ricordando loro di accompagnare le loro azioni col grido di : We don’t need no education. We don’t need no thought control del bellissimo testo dei Pink Floyd, “Another Brick in the wall”. Che le attuali contestazioni siano voglia di libertà e non una nuova ventata di statalismo.

http://www.liberalcafe.it/index.php/scuola/sosteniamo-gli-studenti-in-rivolta/

Pubblicazione: Cosa significa essere un libertario

ottobre 27, 2010 1 commento

Charles Murray
Cosa significa essere un libertario
TRADUZIONE DI ELEONORA OTTAVIANI
Anno di pubblicazione: 2010

Charles Murray ci dice perché una società con meno governo sarebbe una società più felice.
«Questo libro tenta di spiegare perché è possibile ritenere che meno governo c’è, meglio è. Perché una società che proceda su principî di governo limitato sarebbe in grado di promuovere la felicità umana. In che modo essa porterebbe a una più completa realizzazione personale, a comunità più dinamiche e a una cultura più ricca. Perché una tale società avrebbe meno poveri … e meno criminali. In che modo essa non abbandonerebbe i meno fortunati, ma si prenderebbe cura di loro molto meglio di come lo fa la società di oggi … Il libro che state per leggere non contiene note a piè di pagina. Non ha tabelle ma soltanto un grafico. Il mio scopo non è quello di fornire prove ma di spiegare un modo di guardare il mondo.»
Charles Murray

link: http://www.liberilibri.it/opera.php?k=169

Dibattito sulla Sperimentazione

di Alfredo Mazzucchelli

Stiamo discutendo su sistemi puramente teorici che hanno bisogno dell’avallo della esperienza e della sperimentazione per potersi definire utili, funzionali, accettabili ed infine percorribili da parte, gran parte, maggioranza o totalità della società. Da anarchico senza aggettivi ed attributi, il primo obiettivo che mi propongo di raggiungere è quello della abolizione, superamento, distruzione, scomparsa dello Stato, quale entità o sovrastruttura conservatrice, generatrice e riproduttrice di quella struttura che oggi sta alla base dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e questo è dovuto al fatto che il male non tanto è insito nel capitale, ma nell’uso distorto che se ne fa.
Dobbiamo quindi poter disporre di condizioni adatte a costruire in una società senza stato, una organizzazione sociale accettabile da tutta o da una parte degli uomini. Una società fondata sul diritto alla proprietà, una società costruita su base collettivista, una società costruita su base comunista, oppure una costruita su base individualista, può essere raggiunta solo attraverso un libero accordo e sarà non solo possibile ma anche consentito, di sperimentare contemporaneamente ognuna di queste forme da parte di tutti coloro i quali lo vorranno. Partire con la presunzione che uno qualsiasi di questi modelli sia quello giusto, sarebbe come voler costringere gli altri alla sua coatta applicazione ed imposizione. Se ci sarà un modello che riuscirà ad affermarsi sugli altri, questo dovrà avvenire solo se e quando gli uomini lo avranno riconosciuto più umano e più giusto degli altri. Se parliamo di sperimentazione, dobbiamo convenire che la sperimentazione dovrà avvenire su tutti quei modelli che saranno immaginati.
Sento già l’affermazione che potrebbe affermarsi un modello non giusto, ma anche questo non possiamo deciderlo noi oggi, come non possiamo sapere oggi se i nostri futuri potranno immaginare od inventare altri sistemi a loro più congeniali per quei momenti.
Ritengo quindi che fare della filosofia oggi può anche essere un interessante tentativo di scoprire quello che all’oggi non si sa, mentre al momento il nostro compito e le nostre energie dovrebbero essere riposte nella ricerca dei mezzi, metodi e delle strade migliori da percorrere per raggiungere e conquistare quella “conditio sine qua non” attraverso la quale sia possibile sperimentare le nostre differenti teorie e soluzioni : l’abbattimento dello Stato.
Ad oggi le proposte sorte dopo l’illuminismo hanno fallito, liberalismo, anarchismo, marxismo, sia pure per differenti motivi e cause, hanno fallito l’obiettivo da ognuna di loro prefigurato. Il razionalismo ci ha fatti naufragare nel giacobinismo, il liberalismo non è stato capace di controllare la crescita e l’affermazione dei monopoli, l’anarchismo infine non ha saputo proporre un progetto complessivo per restare ancorato ed attualizzarsi via via allo sviluppo e trasformazione della società.
Priorità quindi alla distruzione dello Stato e completa libertà nello sperimentare tutti quei sistemi che gli uomini,nelle differenti condizioni e realtà, vorranno.
“Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo”.
(Immanuel Kant)

http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8844:servono-le-conizioni-per-una-societa-senza-stato&catid=1:latest-news

ANARCO-CAPITALISMO? I LIBERTARI DEVONO SPERIMENTARE!

settembre 23, 2010 4 commenti

di Domenico Letizia
Apprendo con grande piacere che è in corso un dibattito sull’ attualità dell’anarco-capitalismo, dibattito iniziato da Giuseppe De Bellis, proseguito da Luca Fusari, con riflessioni e argomentazioni di valore interessante. Giuseppe analizza dei concetti dal punto di vista sia storico che politico dando voce alle contraddizioni che il sistema sociale attuale ha dato alle parole anarchia e capitalismo. Il termine anarchia ( o quello libertario, De Andrè diceva: “Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine orrendo… In realtà vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità” ) ha una lunga tradizione che affonda anche nell’individualismo americano di matrice liberale, nel pensiero di Berneri e nella corrente gradualista e non-violenta e alla luce di tali considerazioni il termine va recuperato riattualizzato e modernizzato. Diverso il discorso sul capitalismo, come giustamente sottolineato, il capitalismo per colpa dei governi e delle interferenze statali è divenuto burocrazia, affarismo e clientelismo oltre che identificato con lo sfruttamento.
Altra metodologia se utilizziamo il termine mercato, il libero mercato o scambio, argomentazioni utilizzate anche dai neo-mutualisti che influiscono anche sulla sinistra politica, insomma, da queste considerazioni si può iniziare un dibattito almeno culturale che per certi versi comunque porta ad argomentare e studiare il pensiero valutando e valorizzando il lavoro della scuola austriaca soprattutto se analizziamo l’individualismo metodologico che nega la visione secondo la quale la “collettività” sarebbe un ente autonomo in grado di prendere decisioni e mina alle fondamenta tutte le teorie dogmatiche ed economiche imposte, per due motivi.
Il primo è che gli uomini sono dotati di conoscenza limitata e fallibile; il secondo è che le azioni intenzionali conducono molto spesso a effetti non intenzionali. Ne derivano due conclusioni che chi vuole cambiare il mondo dovrebbe tenere a mente.
La prima è che “solo laddove sia possibile sperimentare un gran numero di modi diversi di fare le cose si otterrà una varietà di esperienze, di conoscenze e di capacità individuali tali da consentire, attraverso la selezione ininterrotta delle più efficaci fra queste, un miglioramento costante”.
Considerazioni che conducono al possibilismo economico, da queste considerazioni i libertari attraverso un metodo sperimentale, aperto e volontarista devono partire per diffondere idee, libertà e antistatalismo illustrando che lo statalismo ha negato la visione e la realizzazione di diverse società e organizzazioni sociali, che una volta ritiratosi lo stato usciranno e spunteranno in competizione tra loro, creando libertà di scelta di aderire liberamente e volontariamente a qualsiasi modello sociale ed economico si condivida.

(http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8734:anarco-capitalismo-i-libertari-devono-sperimentare&catid=1:latest-news)

Iannello, i fondatori e un’antologia

settembre 17, 2010 5 commenti

(Articolo del 2004)
Carlo Luigi Lagomarsino

Sono già un certo numero le antologie dedicate al pensiero libertario free market nel nostro paese, in genere pubblicate da editori di tendenza (Facco) o largamente consenzienti in un quadro di autonoma impostazione(Stampa Alternativa). Il rischio della ripetitività c’è, ma fino ad ora dei precisi angoli visuali e i temi monografici l’hanno scongiurato. Quantunque ogni volta ci si senta in dovere di ribadire dei principi generali, questo non grava ossessivamente sui contenuti ma aiuta piuttosto a mettere a fuoco le diverse questioni. La recente antologia della quale voglio parlare è una di quelle che ho sentito più opportune, in quanto riguarda le fonti laissez faire e anarco-individualiste del libertarismo. La pubblica ancora una volta Facco ma col concorso determinante e (se mi è consentito) “visibile” di una casa editrice che nel volgere paziente degli anni è diventata la più prestigiosa, intensa e scrupolosa divulgatrice del pensiero liberale, contemporaneo o meno che sia: la Rubettino di Soveria Mannelli (Catanzaro). La collana in cui esce il volume (Mercato, diritto e libertà diretta da Colombatto, Infantino, Lottieri e Ricossa) è inoltre espressione dell’ancora fresco di creazione Istituto Bruno Leoni di Torino. Il curatore, Nicola Iannello, ha raccolto in La società senza stato – I fondatori del pensiero libertario, i testi di Gustave de Molinari, Herbert Spencer, Auberon Herbert, Lysander Spooner, Benjamin R. Tucker, Randolph S. Bourne, Murray N.Rothbard, Roy A. Childs Jr., Hans-Hermann Hoppe, legando dunque i classici ai rifondatori. La ripartizione in tre sezioni – Liberali, Anarchici, Libertari – anziché tenere separate le relative visioni ha l’effetto di compenetrarle, grazie certo alle originarie impostazioni degli autori, ma soprattutto grazie all’indovinata scelta dei loro testi da parte del curatore – che, fra l’altro, oltre all’ampio saggio generale introduttivo premette delle opportune puntualizzazioni ad ogni parte del volume. Ho apprezzato in particolare l’inclusione di un testo, inedito da noi, del volontarista Auberon Herbert, il quale testo, seppur breve, è denso di quelle osservazioni sull’anarchia che hanno vivificato il miglior pensiero liberale. Significativo che in morte di Auberon Herbert, Tucker scrivesse: “Egli fu un vero anarchico in tutto tranne che di nome. Che cosa migliore (e anche più rara) essere anarchici in tutto tranne che di nome piuttosto che essere anarchici solo di nome!”

Il Caso e l’Anarchia

di Alfredo Mazzuchelli

Ci sono compagni che spendono gran parte del loro tempo e della lorro intelligenza a rincorrere a immaginare sistemi fatali (scientifici!) che prima o poi dovrebbero garantire all’umanità la liberazione dalla schiavitù di un lavoro salariato e dalla sudditanza dal potere politico dello Stato. Tutto ciò dovrebbe realizzarsi meccanicamente a seguito di mutazioni materiali nella società, chiamate strutturali. Le loro analisi sulla situazione attuale sono approfondite e puntuali, anche se talvolta ho la sensazione che si ricerchino quei determinati fatti solo per avvalorare le loro teorie.
Il procedemento della scienza è esattamente al contrario, questa difatti analizza i fatti ed ogniqualvolta essi si ripetono e necessariamente, in qualsiasi condizione di tempo e di spazio, solo allora formula le sue leggi, che comunque restano sempre relative.
Cosa hanno da spartire gli ideali degli uomini con le leggi della scienza?
L’anarchia, il comunismo, il libertarismo e altre utopie, sono aspirazioni umane e la loro realizzazione dipenderà solamente dalla somma di volontà determinate alla loro realizzazione e comunque sempre avvalorate dalle esperienze. Altre illusioni o presunte certezze possono solo indurre alla acquiescenza ed alla remissività, nella speranza che tanto, prima o poi, l’anarchia o qualche cosa di altro, verrà.
Tutto ciò che noi possiamo fare è unire le nostre volontà in vista della distruzione dello Stato, ben memori che questo obbiettivo non è negoziabile ( Lenin-Stato e rivoluzione) pena lo strangolamento della rivoluzione.