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Posts Tagged ‘Unione Sovietica’

Scegli il tuo governo

Sul forum Anarchaos (http://www.anarchaos.it/forum/index.php) si discute di sistemi sociali volontari a cui aderire liberamente in piena libertà, ciò per la precisone è la Panarchia sistema di convivenza sociale su base volontaria esposta già nel 1860 da Paul Emile De Puydt, ringrazio http://rantasipi.wordpress.com/ per l’articolo che riporto:

di Michael S. Rozeff

La scelta del proprio governo è una opzione o decisione che scaturisce direttamente dall’idea che Thomas Jefferson aveva dei diritti e che si trova nella Dichiarazione di Indipendenza; e che sulla scia della logica di Jefferson arriviamo al concetto di panarchia. Ragionare in astratto sui diritti non ha mai convinto nessuno. Perciò in questo articolo non farò uso di tale concetto.
Sorge la domanda: Che cosa è un Governo? Un Governo deve essere definito assegnandogli una specifica caratteristica che lo distingue in maniera univoca da altre realtà che non sono il governo. Quella caratteristica ha a che fare con principi e regole che indirizzano l’azione. Ma di quali regole e di quali azioni si parla? I Governi si differenziano notevolmente nelle finalità delle loro azioni, nei loro metodi di governo e nelle relazioni con i governati.
Esistono parecchi tipi di governo a molti livelli. Per semplificare la discussione, immaginiamo governi nazionali in relazione con Stati. Supponiamo per un momento che il motivo per cui questi governi cambiano è perché le nazioni che essi governano hanno realtà differenti. I Russi hanno una loro forma di governo e i Cinesi un’altra. Questo è, almeno in parte, questione di inclinazioni personali. Anche se questi governi hanno avuto la loro origine in un processo di conquista o altro, essi hanno trovato stabilità, almeno in secoli a noi vicini, governando su un insieme di popolazioni con una qualche sorta di identità o con aspetti essenziali condivisi per quanto riguarda credenze, valori e spesso religione e linguaggio. Nella misura in cui un intero popolo aveva voce riguardo alla forma di governo, quel governo poteva riflettere quella voce. C’è un specie di scelta collettiva di base che è stata effettuata o condivisa in qualche modo oppure generata attraverso la forza e l’abitudine, almeno in una certa qual misura. Non intendo qui affermare che i governi sono nati da una scelta collettiva. Sto solo dicendo che la scelta collettiva gioca una certa parte, ed è per questo che possiamo spiegare la varietà di governi.
In un certo senso, l’esistenza di una varietà di stati e di governi mostra che riconosciamo una pluralità di differenti preferenze nella scelta del governo tra vasti aggregati di persone. Ma se una parte della scelta di un governo è collettiva, allora dovremmo anche riconoscere che la scelta collettiva sorvola sulla grande varietà esistente tra le persone che si aggregano e che prevale sulle preferenze e credenze di ciascuno. Se il governo è un governo di una popolazione di individui, esso sopprime l’espressione delle preferenze per il governo che esistono all’interno di una vasta gamma di sotto-popolazioni e sotto gruppi. Non si può logicamente affermare che un governo nazionale si basa sul consenso dei governati senza riconoscere al tempo stesso che non si poggia sul consenso di sotto-gruppi all’interno dei governati e cioè di coloro che esprimono la preferenza di non essere governati da quel governo nazionale.
Nonostante le differenze tra stato e stato, non vi sono in realtà molti tipi diversi di governo tra cui scegliere. Certamente c’è una grande differenza tra l’essere governati da Mugabe o da Bush. E i singoli governi non hanno lo stesso insieme di programmi; rimane comunque il fatto che se uno cerca di sottrarsi da un paese con un governo molto grande per trovare un altro con un governo molto piccolo, è quasi impossibile farlo senza dover abbandonare la terra in cui si è nati. Scegliere un governo che è davvero diverso da quello sotto cui si vive attualmente risulta essere qualcosa di molto costoso. E ancora più costoso è informare gli altri che non si appartiene ad alcuno Stato o che si rinuncia ad appartenere allo Stato in cui si è nati. I Governi usano la forza per mantenere le persone sotto il loro potere. La forza include anche, nei regimi democratici, l’essere soggetti al potere della maggioranza. I costi da sopportare per sottrarsi al potere della forza sono elevati. Ognuno di noi si è rassegnato a ciò solo per essere lasciato tranquillo. Il risultato è che i governi tendono ad essere più omogenei in apparenza di quanto potrebbero essere e che le nostre scelte tra i governi esistenti non sono così varie di come potrebbero essere.
Il fatto è che se ognuno di noi potesse scegliere di sua propria volontà il governo che vuole senza doversi trasferire o senza dover andare molto lontano o senza emigrare in una terra straniera, la gamma di scelte di governo potrebbe aumentare e probabilmente aumenterebbe in misura sostanziale. Per dirlo in altro modo, gli otto milioni di persone che vivono nella città di New York, se fosse data loro la scelta del governo in quella regione, esprimerebbero probabilmente una gamma di preferenze molto più ampia che non quella di un unico governo come è il caso attualmente. Essi hanno molte idee differenti su quale dovrebbe essere la finalità del governo, quali dovrebbero essere le regole, come dovrebbero essere fatte rispettare le regole, e quali relazioni dovrebbero esistere tra governo e governati. In una nazione di 300 milioni di persone, è ovvio che esiste un numero enormemente più grande di preferenze personali riguardo al governo di quelle che sono espresse dall’esistenza di un solo governo nazionale per tutti. Le preferenze personali per differenti tipi di governo non trovano espressione nelle attuali forme di organizzazione politica. Abbiamo di gran lunga più scelta di succhi di frutta e bibite in un supermercato di quante ne abbiamo riguardo alle forme di governo, eppure la scelta del governo ha un impatto di gran lunga superiore sulle nostre vite del fatto che possiamo scegliere tra succo di uva o succo di mirtillo.
Se tu pensi che sia giusto godere della libera scelta tra confezioni di cereali, tra ragazze che diventeranno tua moglie, tra mezzi di trasporto, tra impieghi lavorativi, o tra fedi religiose, per la semplice ragione che questo è quello che tu vuoi, allo stesso modo dovresti avere la scelta del governo, se questo è ciò che tu vuoi. In tutti questi casi, faccio chiaramente riferimento al fare scelte pacifiche che non opprimono altri. Qui non si tratta necessariamente dei tuoi diritti. Si fa semplicemente riferimento alla tua volontà, cioè all’espressione di chi tu sei. L’essere umano si caratterizza per l’agire, e l’azione comporta la scelta; e scegliere è scegliere liberamente (sempre nel senso di farlo in maniera pacifica). Non voglio dire a questo punto che scegliere ed esprimere la propria personalità umana sia una cosa buona e giusta (sebbene io lo creda e lo affermi nella mia conclusione). Voglio solo dire che se fai una scelta tra diversi prodotti e servizi, e quasi tutti noi la facciamo, allora logicamente si può pensare di scegliere il governo che si vuole, considerando che anche il governo sostiene di fornire vari beni e servizi. Frasi come “il consenso dei governati” e “nessuna tassazione senza elezione dei rappresentanti” esprimono questa scelta. Si dice che votare è una espressione di tale scelta e, anche se non lo è in realtà, l’idea di scegliere il proprio governo è ancora presente nelle ragioni di base per l’esercizio del voto.
In generale, la tua scelta tra confezioni di cereali è differente da quella che fa il tuo vicino ma, dal momento che ognuno sceglie ciò che vuole, ognuno ottiene ciò che vuole senza danneggiare l’altro. Scegliere il governo può essere equiparato a tali comportamenti. Ognuno può migliorare la propria situazione facendo liberamente la propria scelta. Attualmente non è così, ed è difficile immaginare una realtà simile in quanto tu e lui siete entrambi posti di fronte ad un solo tipo di cereali e dovete mangiare quel tipo, che lo vogliate o no. Al massimo tu puoi votare per una persona, ma l’effetto del tuo voto su quell’unica marca di cereali è zero. Questo è tutto ciò che tu e lui avete avuto finora. Tu non scegli un governo o un metodo di governare o regole per governare; tu esprimi il tuo voto, privo di effetti reali, riguardo ad un numero ristretto di persone che possono o non possono governare. Una realtà alternativa e cioè che uno possa scegliere la propria forma di governo, sembra quasi irreale allo stato attuale, sebbene questa sia una cosa del tutto naturale come il fatto che tu e il tuo vicino scelgano di far parte di chiese diverse, o che due membri della stessa chiesa frequentino università differenti. L’America era abitata da centinaia di tribù Indiane con forme diverse di governo, ed anche al giorno d’oggi esistono centinaia di nazioni indiane all’interno dei confini degli Stati Uniti. Se essi possono avere i loro governi, non si vede perché altri gruppi non possano avere i loro.
Le differenze di opinione sul governo tra te e il tuo vicino possono essere sono di gran lunga maggiori che le differenze tra tipi di cereali e questo perché si tratta di problemi più seri a cui ognuno attribuisce un grande valore. Il tuo vicino vorrebbe fare guerra all’Iran, mentre tu vuoi costruire una navicella spaziale per andare su Saturno. Lui è un ardente sostenitore dell’Assistenza Sociale mentre tu vuoi un governo che si occupi di poche cose. Tu potresti volere un re alla testa del governo, mentre lui non vorrebbe alcun governo. Quanto più grandi sono queste differenze, tanto più solida diventa la tesi che ognuno abbia il governo di sua scelta, perché ognuno si troverà in una posizione migliore ottenendo quello che desidera e ognuno sarà isolato dagli effetti negativi di una politica che non condivide.
Ma io non voglio né ingigantire le differenze tra le persone né farle apparire così grandi da rendere la vita impossibile in assenza di un uomo forte che abbia potere su tutti. Il modello esistente di governi statali genera e amplifica le differenze e gioca su di esse. I capi politici degli stati creano situazioni di obbedienza fedele ricercando e sfruttando differenze all’interno dello stato e tra stati. Essi trovano e anche producono e incoraggiano le rivalità tra gruppi e costruiscono le loro fortune sfruttando tali rivalità. Le loro “soluzioni” riguardo le differenze esistenti comportano l’uso della forza, della frode, e allettamenti (economici e psicologici) che li rendono quanto mai indispensabili. Essi sono i sacerdoti esclusivi della loro religione statale che fa apparire loro e lo stato come strumenti insostituibili di cooperazione sociale e di assistenza economica. Essi vogliono farci credere che noi siamo incapaci di cooperare senza di loro e di lavorare tutti assieme in imprese produttive. Il loro sistema di comando si basa sull’inculcare e far crescere in tutti noi la credenza che senza di loro e senza lo stato noi ci sbraneremmo a vicenda. Essi ci presentano due scelte alternative che sono limitative in maniera ingiustificata (e sono quindi false): o lo stato o il disordine. Essi ci addestrano nell’essere isolati e dipendenti da loro per il nostro benessere. Essi giocano sulle nostre insicurezze promettendo generosi pagamenti assistenziali a un prezzo basso e tutto sommato accettabile; ma quelle sono promesse che essi non possono mantenere. Si tratta infatti di schemi alla Ponzi attraverso i quali essi ci restituiscono le nostre contribuzioni dopo aver sottratto quote notevoli di denaro per sé stessi e per le loro cricche. Questi sono schemi attraverso i quali i ricavi prodotti da un settore della popolazione sono trasferiti ad un altro settore, senza che vi sia alcuna crescita del prodotto da parte dello Stato essendo tutti gli incrementi un risultato del nostro lavoro e sono semplicemente fatti apparire come ricchezze accumulate dallo Stato.
Giudicando la realtà dall’esame della frequenza e gravità delle guerre civili, è del tutto evidente che i disaccordi riguardo al governo sono notevoli. I potenti dello stato si pongono nei confronti delle secessioni e dei movimenti di indipendenza in una posizione di sgomento e di forza. Essi mettono in moto l’opinione pubblica a sostegno dello Stato. Una litania tipica delle giustificazioni pseudo-razionali può essere rinvenuta, con Putin che difende gli attacchi dei Russi alla Cecenia. La principale giustificazione è la paura del caos e l’idea contrapposta che lo Stato apporta unità, forza, ordine. Coloro che scrissero la Costituzione Americana usarono argomenti simili, e questo avvenne immediatamente dopo che una confederazione di stati privi di un potere centrale aveva sconfitto una potenza europea tra le più grandi! Che cosa ha la Russia, che già occupa un settimo della superficie della terra, da temere dalla Cecenia? La paura di Putin e di tutti i capi di stato è che una concessione ad una regione separatista o a un gruppo porterà a dover fare ulteriori concessioni ad altri gruppi. L’esigenza implicita e non espressa apertamente è che lo Stato Russo deve essere mantenuto nella sua interezza. La Russia è un valore in sé stesso, almeno questo è ciò che essi credono. La glorificazione da parte di Lincoln dell’Unione è in ciò simile. Se messi alle strette, gli statisti come Putin non sostengono pacificamente che tutti i Russi avrebbero qualcosa da guadagnare da una Russi unita, e ancor meno presentano questa cosa ai Russi come una scelta volontaria. Invece, fanno ricorso alla forza. I Ceceni (e altri gruppi separatisti in altri paesi) chiaramente non vedono che vantaggio ci sia nel rimanere sotto la sovranità russa. Un movimento di indipendenza lo dice chiaramente. Esso esprime i suoi propri valori. Coloro che lo vorrebbero sopprimere non esprimono alcun valore. Questo è del tutto chiaro. La forza e il successo del pensiero statista è evidentemente notevole se una cosa che è del tutto ovvia ha bisogno di essere espressa apertamente e rimarcata. Il movimento di indipendenza Americano che ruppe con la Gran Bretagna espresse i propri valori, e tra quelli non vi era il valore di essere sottomessi al Re Giorgio. Nessuna argomentazione del Re avrebbe retto contro le preferenze espresse dai ribelli che non avevano dato il loro consenso al suo potere. La Forza non rappresenta una argomentazione. Ad essa si ricorre quando una presunta giustificazione fallisce.
La propaganda degli stati è così forte che fa apparire del tutto stravagante sostenere la possibilità di una governabilità non-territoriale, come pure accordi di gestione che coprano un’area più vasta di possibilità e che sono ancora da scoprire e attuare. Questa è l’idea della panarchia, e cioè, come indicato da John Zube in uno dei suoi scritti: “La realizzazione di molte comunità differenti e autonome quante sono richieste dagli individui secondo le loro libere scelte, comunità che coesistano tutte senza alcun monopolio territoriale, l’una accanto all’altra e mescolate tra loro, sullo stesso territorio o disseminate sulla terra, e al tempo stesso ognuna distinta per leggi, amministrazioni e giurisdizioni, come sono o dovrebbero esserlo differenti chiese.” Se continuiamo a credere nell’idea fittizia inculcataci dallo Stato che non possiamo vivere l’uno accanto all’altro con le nostre differenze, allora risulta difficile persino immaginare la panarchia. Lo Stato è riuscito in tal caso a tagliare alla radice la nostre facoltà di pensiero. Ha rimpiazzato il pensiero indipendente, la scelta volontaria e libera, l’espressione pacifica dei valori personali, e l’associarsi pacificamente con altri, con la violenza, l’inganno, la paura e la falsità. Lo Stato non può logicamente sostenere che è estremamente importante per il benessere di tutti coloro che vivono all’interno delle sue frontiere quando alcune persone all’interno di quelle frontiere dichiarano con estrema chiarezza che la loro situazione è peggiore quando sono sotto il potere dello Stato e che vorrebbero dissociarsi da esso. La forza dello Stato non consiste né nella persuasione né nel ragionamento e neanche nell’espressione di quello che una persona dissenziente apprezza. La forza dello Stato consiste nella soppressione di tale dissenso.
La ragione fondamentale perché il governo dovrebbe essere scelto volontariamente è che, in tal modo, ognuno di noi può ottenere in misura maggiore quello che vuole e in misura più ridotta quello che non vuole. Il fatto che noi personalmente abbiamo idee differenti su cosa è e cosa dovrebbe essere un governo costituisce un motivo in più per essere d’accordo nell’avere governi rivali nello e sullo stesso territorio (con una eccezione notevole a cui si farà cenno tra breve). Il fatto che noi, in una certa qual misura, ci siamo amalgamati con tipi diversi di governo come negli stati-nazione (anche se l’equilibrio è mantenuto attraverso la forza e l’inganno) è una dimostrazione che la cooperazione tra governi rivali è possibile. La terra è un grande territorio che contiene al suo interno molti governi. Non vi è motivo per il quale il territorio degli Stati Uniti o qualsiasi governo non possa contenere molte giurisdizioni indipendenti, fino ad includere la più piccola giurisdizione, che è quella del singolo individuo. Il Governo dovrebbe essere una questione di scelta personale.
La tesi che conviene a ognuno di noi essere d’accordo nell’avere governi in concorrenza tra loro ha una eccezione importante, e cioè che la convenienza viene a cadere per coloro che ricavano un guadagno dal loro potere sopra gli altri. Alcuni di noi vogliono un governo che comandi sugli altri anche quando loro non accetterebbero mai di essere comandati. Alcuni di noi non solo hanno la pretesa di dire agli altri come vivere e comportarsi, essi vogliono anche costringerli a vivere in un certo modo. Questo tipo di persona, sulla base dell’analisi di James Ostrowski, possiamo definirla come un fascista. Questo è quanto dice Ostrowski:
“Come potremmo chiamare questa vasta coalizione basata sul potere dello stato? È chiaro che esistono due prospettive politiche di base: quella libertaria e quella fascista, usando questo secondo termine nel senso colloquiale che si attribuisce a chi voglia imporre la sua volontà sugli altri. Anche una definizione più accademica non si discosta molto dal mio modo di usare il termine. Fascismo consiste nella ‘glorificazione dello stato e nella subordinazione totale ad esso dell’individuo. Lo stato è definito come un tutto organico nel quale gli individui devono essere assorbiti per il loro bene e per quello dello stato.’ (Columbia Encyclopedia, 6th ed.)”
La Panarchia si oppone decisamente all’idea fascista, che consiste nell’imposizione di un governo (o stato) sulla persona che non vuole quel governo. L’idea libertaria illustrata da Ostrowski è altrettanto decisamente opposta all’idea fascista. Se i fascisti non cedono il loro potere monopolistico pacificamente e se non si scoprono modi per sottrarsi al loro giogo, allora non vi è alternativa per i panarchici e i libertari se non fare ricorso agli strumenti di difesa come fecero i rivoluzionari Americani.
Un ideale veramente Americano è quello di Jefferson, che consiste nella scelta volontaria del proprio governo. Questa idea era radicale nel diciottesimo secolo ed è radicale ancora oggi. È l’idea della libertà estesa alla scelta del governo. L’idea della libertà è l’esatto opposto dell’idea di fascismo. L’idea della libertà non è stata ancora realizzata. Ce ne siamo allontanati parecchio, ma davvero, in direzione del fascismo. Forme fasciste di ragionamento sono prevalenti in America, a tal punto che la rinascita della libertà sembra a volte solo un sogno. Eppure la libertà riemergerà perché l’idea fascista è alla base una idea malvagia nella misura in cui, tra le altre cose, cancella l’umanità e gli esseri umani. Il fascismo domina attraverso la forza e l’inganno, ma non potrà resistere una volta smascherata attraverso l’emergere della verità o di aspirazioni a vivere una vita intensa che sono insite in ciascun essere umano. Queste affermazioni sono dettate dalle mie convinzioni in termini di valori. Parlando in termini neutrali, la stessa idea può essere espressa così. Esistono parecchie grandi opportunità irrealizzate quando le persone sono schiacciate e non possono mettere in atto le loro scelte di valore. Le persone possono conseguire risultati ben più elevati attraverso una ri-organizzazione che cancelli l’oppressione. Il sistema attuale che sopprime questi valori e i possibili risultati positivi può continuare a esistere per via dei costi elevati di un cambiamento. Comunque, presto o tardi, le persone oneste di questo mondo troveranno il modo di ridurre quei costi per poter conseguire i risultati positivi. Essi porranno fine o almeno ridurranno il dominio dei fascisti.
Molti di noi sono tenuti prigionieri dallo Stato sotto un governo che non è di nostra preferenza. Faccio riferimento non solo ai libertari o anarchici o mini-anarchici o verdi o socialisti o democratici o repubblicani o a persone di qualsiasi appartenenza politica, definita o vaga, ma a tutti coloro tra di noi che non sono fascisti. Invece di combatterci l’un l’altro, dovremmo riconoscere che siamo tutti prigionieri rinchiusi nella stessa prigione. Il nostro nemico comune è il fascista che si rifiuta di lasciarci la libertà di scegliere il governo che vogliamo. Il nostro nemico comune è il fascista che insiste nel guidarci come un branco nelle stesse guerre e negli stessi programmi sotto le stesse regole imposte da un governo monopolistico. E quando noi cadiamo nella tentazione di costringere l’altra persona ad avere il tipo di governo che noi vogliamo, allora noi diventiamo fascisti.
Noi dobbiamo continuare a reclamare la nostra libertà e liberarci dal pensiero fascista, qualunque siano le nostre opinioni politiche. Dobbiamo capire che questo non vuol dire imprigionare altri all’interno delle mura delle nostre convinzioni settarie attraverso i vincoli di un governo nazionale monopolistico o di qualsiasi altro monopolio governativo. Cerchiamo di capire che noi non possiamo avere la nostra libertà senza che l’altra persona abbia la sua. Riconosciamo che il nostro nemico è davvero l’idea fascista di “imporre la propria volontà sugli altri.” Non appena noi cerchiamo di governare sugli altri e di creare un sistema nel quale le nostre opinioni prevalgono e impediscono gli altri di effettuare le loro scelte, noi contribuiamo a generare la nostra stessa rovina. Così facendo noi ci rinchiudiamo nelle nostre prigioni e ci alleiamo con i fascisti. E ostacoliamo in maniera intollerante la scelta volontaria del governo.

Originale: (http://www.panarchy.org/rozeff/scelta.2009.html)

Tra gli alti papaveri afgani…


È di questi giorni la notizia del sospetto coinvolgimento di Ahmed Wali Karzai, fratello del presidente afgano, Hamid Karzai, nel traffico di eroina che è tornato ad essere il commercio più importante dell’Afghanistan. Scrive il New York Times:
Quando nel 2004 le forze di sicurezza afgane trovarono una quantità enorme di eroina nascosta sotto blocchi di calcestruzzo in un rimorchio fuori Kandahar, il locale comandante afgano confiscò il camion ed informò rapidamente il suo capo.
Non molto tempo dopo, il comandante, Habibullah Jan, ricevette une telefonata dal fratello del presidente Hamid Karzai, che gli chiedeva di rilasciare il veicolo e la droga … Jan disse di aver obbedito dopo aver ricevuto una telefonata da un aiutante del presidente Karzai che gli ordinava di rilasciare il camion.
Due anni dopo, le forze dell’antidroga americana ed afgana bloccarono un altro camion, questa volta vicino a Kabul, trovando più di 110 libbre di eroina. Poco dopo il sequestro, gli investigatori degli Stati Uniti comunicarono ad altri funzionari americani di aver scoperto dei collegamenti fra la spedizione di droga e una guardia del corpo che credevano essere un mediatore per Ahmed Wali Karzai, secondo quanto rivelato da un partecipante al briefing.
L’accusato nega qualsiasi coinvolgimento, anche se le voci su un suo coinvolgimento nel traffico di droga circolano da tempo in Afghanistan. Per il fratello del presidente, che è ora tra l’altro capo del Consiglio provinciale di Kandahar, seconda città per estensione dell’Afghanistan, si tratta solo di attacchi politicamente motivati di vecchi nemici.

“Non sono un trafficante di droga, non lo sono mai stato e non lo sarò mai,” ha detto il fratello del presidente in una recente intervista telefonica. “Sono vittima di una politica viziosa.”
Ma persino alti funzionari dell’ambasciata americana e della Casa Bianca, pur mantenendo l’anonimato, si dicono convinti che i collegamenti tra Karzai e il traffico di droga ci siano, e siano anche un serio problema politico per il governo fantoccio guidato dal fratello e sostenuto dagli USA.

È bene ricordare a questo punto che la produzione di eroina in Afghanistan al tempo dei taliban, grazie al programma di eradicazione da loro messo in atto nel 2000, era crollata, in un risultato senza precedenti riconosciuto anche dall’Assemblea Generale dell’ONU:
Guardando in primo luogo verso il controllo di droga, ho pensato di concentrare le mie osservazioni sulle implicazioni del divieto di coltivazione del papavero dei taliban nelle zone sotto il loro controllo… Ora abbiamo i risultati della nostra indagine annuale al suolo sulla coltivazione del papavero in Afghanistan. Quest’anno la produzione [2001] è di circa 185 tonnellate. Questa è scesa dalle 3300 tonnellate dell’anno scorso [2000], una diminuzione di oltre il 94 % In confronto alla raccolta record di 4700 tonnellate due anni fa, la diminuzione è ben oltre il 97 %.
Ogni diminuzione nelle coltivazioni illecite è accolta favorevolmente, particolarmente nei casi come questo dove non c’è stato alcun spostamento, localmente o in altri paesi, ad indebolire il successo.”
La produzione riprese a tutto vapore subito dopo l’invasione delle forze alleate guidate dagli USA, e l’instaurazione del governo fantoccio proprio di Hamid Karzai. Se con i taliban la produzione annua era scesa a 185 tonnellate nel 2001, un anno dopo era schizzata al livello record di 3400 tonnellate. Considerato che
Karzai è stato un agente coperto della CIA fin dagli anni 80. Collaborò con la CIA per indirizzare aiuti USA ai taliban come nel 1994 quando gli americani, segretamente e per mezzo dei pakistani [specificamente l’ISI] supportarono la presa del potere da parte dei taliban (citato in “U.S. Energy Giant Unocal Appoints Interim Government in Kabul,” Karen Talbot, Global Outlook, No. 1, primavera 2002. p. 70. Vedi anche BBC Monitoring Service, 15 dicembre 2001)
questo affiorare da parte americana delle accuse per il fratello di Karzai sembrano essere un sistema per ripulirsi delle responsabilità proprie, scaricando tutta la colpa sul capro espiatorio più facile da sacrificare. Ma è un sacrificio che, al fine di salvare il fragile potere di Karzai, potrebbe rivelarsi persino inutile, se è vero che, come ha dichiarato il generale Mark Carleton-Smith, comandante della 16 Air Assault Brigade britannica, “la guerra in Afghanistan non si può vincere.” Nel frattempo, quella contro la droga è già una disfatta.

Articolo da: http://gongoro.blogspot.com/

Casino Alitalia


Il caso, o casino, Alitalia fa meditare. La vergognosa trovata del cavaliere per mantenere in vita quella baracca mangiasoldi e parassitaria della compagnia di bandiera è la ciliegina sulla torta di uno Stato che sembra più l’Unione Sovietica dei piani quinquennali che non un paese alla ricerca di un sano liberalismo.
Zar Berlusca (imitare Putin in economia è il suo sogno) probabilmente non si rende conto della porcheria che ha messo in piedi salvando la sgangherata flotta italica. Vediamo.
Primo: ha cacciato trecento milioni di euro, soldi pubblici, – in barba alle normative europee – per dare una boccata d’ossigeno all’azienda in coma.
Secondo: ha temporeggiato per mettere insieme 16 imprenditori suoi amici (tutti incompetenti in materia di volo e alcuni persino pregiudicati per reati tipo bancarotta) e convincerli a cacciare un miliardo di euro (in buona parte soldi che arriveranno dalle banche), rassicurandoli col fatto che avrebbe offerto loro su un piatto d’argento solo la parte sana della compagnia aerea.
Terzo: ha sdoppiato Alitalia, creando una “bad company” (ovvero una società colabrodo e piena di debiti ed esuberi) e ne accollerà i costi alla collettività.
Quarto: ha preso per i fondelli i suoi concittadini e gli azionisti alitaliani!
Quinto: ha regalato a Toto, il proprietario di AirOne, il monopolio delle rotte aeree tra Milano e Roma, in barba alla “legge” antitrust, messa “fuorilegge” con un’apposita “legge”. Per non dire, inoltre, di come ha bypassato la vecchia norma Marzano, relativa al salvataggio delle aziende in crisi.
Sesto: il presidente del consiglio s’era stracciato le vesti di fronte ai duemila esuberi preventivati da Air France, coinvolta da Prodi e Padoa Schioppa. Ora, gli avanzi saranno 7.000, tra steward, piloti e manovalnza varia. Colmo del ridicolo? L’idea di farli assumere alle Poste Italiane.
Ha ragione Carlo Lottieri quando scrive che “questo inciucio politico-finanziario, per giunta, contribuirà a corrompere ancor di più i nostri centri di governo. Invece che tenere ben separate politica ed economia, cercando di evitare ogni “conflitto di interessi”, l’Italia finisce insomma per confermare una volta di più che da noi è un gran facile fare i soldi pubblicizzando i costi e privatizzando i profitti”.
Abbiamo scoperto, parafrasando Alberto Mingardi, che gli amici del giaguaro sono gli unici che possono fare affari in questo paese di mafiosi, dove i mafiosi, per giunta, stanno seduti in Parlamento. Jimmy Dempsey, direttore finanziario di RyanAir ebbe a dire: “Gli aiuti di Stato hanno fatto sì che Alitalia restasse operativa negli ultimi 10 anni, dovrebbero lasciarla fallire”. Lo abbiamo ribadito mille volte. La stampa tedesca, dopo la conferenza stampa di Tremonti ha sostenuto: “Quello di Alitalia è un salvataggio scandaloso”.

da: http://www.movimentolibertario.it/home.php

Voglia di guerre…


Arriva l’autunno, e i venti di guerra cominciano a soffiare con sempre maggiore insistenza, come in preparazione di una “Tempesta Perfetta.” Uno di questi refoli non esattamente rassicuranti è arrivato dall’Olanda: L’agenzia di intelligence olandese AIVD ha condotto un’operazione ultrasegreta in Iran allo scopo di infiltrare e sabotare l’industria delle armi nella repubblica islamica.
L’operazione, ritenuta un grande successo, è stata recentemente annullata a causa di un imminente attacco aereo all’Iran. Gli obiettivi includono i siti collegati allo spionaggio olandese. …

Uno degli agenti coinvolti, che si è infiltrato nell’industria iraniana sotto la supervisione del AIVD, è stato di recente richiamato perché gli Stati Uniti hanno preso la decisione di attaccare l’Iran con UAV nel giro di qualche settimana. Gli obiettivi potenziali comprendono non solo gli impianti nucleari, ma anche le installazioni militari che sono state mappate dal AIVD. Secondo le fonti le informazioni ottenute dall’operazione del AIVD sono state condivise con l’agenzia di intelligence americana CIA.
Si attendono conferme, ma le strane notizie recentemente circolate sul mercato dei metalli preziosi, con misteriosi grossi compratori che fanno incetta d’oro e d’argento, aggiungono una sfumatura inquietante all’atmosfera già di per sé piuttosto pesante:

Rand Refinery Ltd., la più grande raffineria d’oro del mondo, è rimasta insolitamente senza Krugerrands sudafricani dopo un ordine “insolitamente grande” di un compratore in Svizzera.

L’ordine era per 5.000 once e bisognerà attendere fino al 3 settembre perché le scorte siano ricostituite, ha detto Johan Botha, portavoce per la Rand Refinery a Germiston, ad est di Johannesburg. Ha rifiutato di identificare il compratore.

Le monete e i lingotti di metalli preziosi stanno attraendo gli investitori come porto sicuro contro un dollaro in caduta ed il conflitto fra Russia e la confinante Georgia. La Zecca degli Stati Uniti ha sospeso le vendite delle monete d’oro American Eagle da un’oncia, Johnson Matthey Plc non accetta più ordini alla sua raffineria di Salt Lake City per i lingotti d’argento da 100 once e Heraeus Holding Gmbh ha una lista di attesa di consegna di fino a due settimane per gli ordini di lingotti d’oro in Europa.
Che sia davvero il segno di un prossimo colpo di coda neocon? Intanto il generale russo Ivashov, mentre la NATO aumenta la sua flotta nel Mar Nero, ha già dichiarato che gli USA e la NATO hanno armato la Georgia proprio in vista di un attacco in Iran, ed ha avvisato che un’eventuale ulteriore assistenza militare alla Georgia per operazioni in Abcazia e Ossezia sarà considerata un atto di guerra.

Tratto da: http://gongoro.blogspot.com/

Dibattito su "Russia democratica, Cecenia libera".

Giovedì 15 maggio 2008 – ore 20,45

Barriera Albertina, Novara
l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta presenta il dibattito

‘Russia Democratica, Cecenia Libera’

Interverranno:

Francesca Sforza – giornalista de La Stampa e autrice del libro “Mosca-Grozny, neanche un bianco su questo treno. Viaggio nella Russia di Putin”

Alessandra Rognoni – Associazione ‘Memorial Italia’

Igor Boni – segretario Associazione Aglietta

Modera:

Nathalie Pisano – Comitato Nazionale Radicali Italiani giunta di segreteria Associazione Aglietta

info: http://www.radicalinovara.com

”Gli inutili CRITICAno i meno inutili”


Il PdAC (partito di alternativa comunista)critica il progetto movimentista della Sinistra Critica di Cannavò e Turigliatto. Chiaro esempio di come inutili partiti s’interroghino sulle scelte politiche di altre componenti lo stesso inutili ma…..un pò meno e forse necessarie.

La Lcr (sorella francese di Sinistra Critica) si scioglie

Dal 24 al 27 gennaio 2008 si è svolto a St Denis, nella banlieue parigina, il XVII congresso della Ligue Comuniste Revolutionnaire (Lcr), con il quale si è deciso a larga maggioranza (oltre l’80%) di realizzare un processo per la creazione di un “nuovo partito anticapitalista” e, di conseguenza, lo scioglimento della Lcr.
Certo non da oggi la Lcr (così come la tendenza internazionale di cui questa fa parte, il Segretariato Unificato, Su, rappresentato in Italia da Sinistra Critica di Cannavò e Turigliatto) non è un’organizzazione conseguentemente rivoluzionaria. Tuttavia non può lasciare indifferenti il fatto che la rottura definitiva con ogni residuo legame col patrimonio politico del comunismo avvenga nel 2008, esattamente a quaranta anni dalla fondazione di questo partito che sulla spinta del Maggio francese per diverso tempo è stato una delle maggiori forze dell’estrema sinistra, non solo in Francia.

Il processo al quale i delegati hanno dato il via, non è una novità assoluta.
Da molti anni, e in particolare dall’inizio degli anni Novanta con la dissoluzione dell’Urss, si assiste a esperimenti politici che, nelle intenzioni di chi li propone, dovrebbero dare soluzione alla crisi di rappresentanza e di proposta politica che hanno investito le classi subalterne a livello internazionale, dopo la fine dell’ondata rivoluzionaria degli anni 60-70 e dopo il crollo dello stalinismo.
E ogni volta la realtà ha dimostrato quanto fossero velleitari questi tentativi, quanto il fallimento fosse iscritto nel loro dna.
E’ stato così per il movimento zapatista guidato dal sub comandante Marcos, che non solo non è riuscito a mettere fine al dominio ultradecennale della borghesia messicana, ma non è riuscito nemmeno a ridare dignità politica e sociale alle popolazioni indigene del paese. Lo stesso è successo col progetto politico del Pt brasiliano che tante illusioni ha seminato a livello internazionale attraverso l’esperienza dei “bilanci partecipati” e del Forum mondiale di Porto Alegre, e che, una volta arrivato al governo con Lula, ha dimostrato di essere il miglior garante per gli interessi dell’imperialismo nel continente sudamericano. Per non parlare dell’Italia dove quindici anni di propaganda del Prc circa una fantomatica alternativa di sistema si sono tradotti nella partecipazione diretta in uno dei governi maggiormente antioperai avuti nel Paese dalla fine della seconda guerra mondiale.

Non è solo l’esperienza passata che ci fa dire che anche questo nuovo soggetto che nascerà sulle ceneri della Lcr è destinato al fallimento: è soprattutto una critica alla proposta politica avanzata che ci fa giungere a questa conclusione.
Se l’analisi che la Lcr fa della crisi della società capitalista e della bancarotta delle organizzazioni operaie tradizionali, pur essendo assolutamente superficiali, sono sostanzialmente condivisibili; se la presenza della rivendicazione della lotta per una società socialista,potrebbe indurre a dare un giudizio positivo a questo tentativo politico, una lettura più attenta delle tesi approvate non lascia dubbi sul segno liquidatore di questa impresa.
Prima di tutto il richiamo al socialismo risulta del tutto slegato dalla lotta per la conquista dell’egemonia politica dei settori politicamente attivi della classe operaia, attraverso un programma di rivendicazioni transitorie, aventi come fine la distruzione dell’egemonia politica, economica e sociale della borghesia, e la sostituzione della dittatura di una minoranza privilegiata con quella della stragrande maggioranza della popolazione. In tal modo si riduce a un riferimento a un socialismo come astratto orizzonte dell’umanità, che si combina con un minimalismo nella società attuale. Una combinazione che ha sempre caratterizzato il riformismo e il centrismo degli ultimi due secoli.
Peraltro, il richiamo all’esperienza della “rivoluzione bolivariana” di Chavez e del suo tentativo di costruire il “socialismo del XXI secolo” ci dimostra quanto il richiamarsi nelle tesi a questa prospettiva sia lontano da ciò che hanno teorizzato e praticato i comunisti con Marx, Lenin e Trotsky, con l’Ottobre.

Una conferma dei limiti angusti di questa prospettiva si ritrova leggendo la proposta avanzata circa l’atteggiamento da assumere alle prossime elezioni municipali, in cui la scelta è tra un possibile accordo di governo locale con Partito Socialista e Pcf oppure la possibilità di un semplice appoggio esterno a un governo locale di centrosinistra (anche in questo caso non escludendo il sostegno al Ps).
Per quanto concerne l’eventualità di un sostegno ad un governo di centrosinistra, ci si limita a dire che questa scelta ha diviso le forze anticapitaliste e antiliberiste in Brasile e Italia, ma non si dice affatto che una tale opzione non è sostenibile (per la cronaca la sezione brasiliana del Segretariato Unificato non solo appoggia, ma partecipa con dei ministri al governo borghese di Lula).
I compagni francesi quindi sembrano ispirarsi all’esperienza dei loro cugini italiani di Sinistra Critica (o viceversa) i quali per oltre due anni hanno fornito al governo Prodi un appoggio parlamentare qualche volta determinante (si pensi alle svariate occasioni in cui i due deputati di questa organizzazione, Cannavò e Turigliatto, hanno votato la fiducia al governo, o le altrettanto innumerevoli occasioni in cui il secondo al Senato, non partecipando alle votazioni, ha indirettamente contribuito a salvare le traballanti sorti di Prodi), e che, anche dopo aver rotto con Rifondazione Comunista, hanno affermato che avrebbero valutato “caso per caso” se sostenere o no l’esecutivo di centrosinistra, definendo per questo la loro organizzazione tendenzialmente (sic!) all’opposizione.
Per questo la proposta organizzativa di Sinistra Critica assomiglia molto a quella avanzata oltralpe. Per questo nel testo approvato dalla loro assemblea di fondazione (dicembre scorso) si afferma che “il marxismo non è l’unica teoria di liberazione alla quale fare riferimento” e viene proposta la costituzione di una generica “rete anticapitalistica” in rottura con ogni riferimento al trotskismo inteso come programma marxista rivoluzionario attuale.

Posizioni condivisibili o non affatto condivisibili ma che comunque fanno riflettere, perchè almeno riflettere non danneggia,o forse si….

Il Pane nella Storia


Matvejevic: «Il pane come simbolo»
Matvejevic, quando sarà pronto il libro?
«Uscirà a settembre per Garzanti, ci ho lavorato dieci anni, con alcuni intervalli, perché nel frattempo si sono inseriti L’altra Venezia che ha ricevuto il primo premio Strega internazionale e Mondo ex il tempo del dopo sulla Russia di Putin, la Polonia, i Balcani».
Da dove comincia?
«Dal corpo umano e dal corpo del Cristo. Da una parte la sacralità del pane, dall’altra il suo aspetto sociale, da Spartacus alla Rivoluzione francese. In questo percorso ho trovato cose stranissime come un libro sul pane che mi ha molto impressionato dell’anarchico russo Kropotkin, un nobile che voleva convincere Lenin e Trotskijj del valore unificante del pane, ma non ci riuscì».
Un pane comunista?
«Il pane è anarco-comunista. Nella storia della civiltà è stato essenziale fino a quando non è arrivato il companatico. Per questo sono andato a guardare nelle grandi città europee, a Roma e a Parigi, ma anche a Palermo, a Trieste. E sempre nel mondo moderno si confrontano la gente povera che cerca il pane e quella ricca che ne ha abbastanza».
Ha trovato il primo pane?
«Secondo me sì, quello che nasce nella pietra sotto la cenere, una storia non sufficientemente documentata dai libri, ma credibile. Ma soprattutto credo di averlo trovato seguendo un filo personale della memoria quando andai ad Odessa sulle tracce di mio padre e di mio zio Vladimir finiti in un gulag perché mio padre gli aveva scritto di come aveva visto morire gli anarchici in Spagna per mano dei comunisti. Vi trovai lo scienziato Nikolai Vavilov, che con studi matematici aveva concluso che la prima spiga di grano era comparsa in un altopiano etiope. Ed è lui l’uomo che ha visto morire mio zio per un pezzo di pane».