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Posts Tagged ‘Umanità Nova’

Nuovo volume:”Cronache anarchiche”

Franco Schirone (a cura di)

Cronache anarchiche.
IL GIORNALE “UMANITA’ NOVA” NELL’ITALIA DEL NOVECENTO (1920-1945)con2dvd
Zeroincondotta, 2010

Non sarebbe pensabile ripercorrere la storia del movimento anarchico di lingua italiana nella prima metà del Novecento senza ripercorrere al tempo stesso la storia di «Umanità Nova». Difatti il quotidiano «Umanità Nova» è stato lo strumento di comunicazione e di coordinamento più importante: per le sue vicissitudini, per la sua rilevanza militante, per la sua capacità di affrontare lucidamente e puntualmente i fatti. Tutte le energie messe in campo per la sua nascita riflettono la capacità organizzativa e la tensione rivoluzionaria degli anarchici italiani in una delle fasi più difficili, ma anche più aperte alle spinte trasformatrici, vissute dal nostro paese. È significativo che proprio in tale momento gli anarchici avvertano la necessità di dotarsi di un organo di stampa all’altezza della situazione, riallacciandosi in questo alla consolidata tradizione dell’anarchismo, che nelle pagine dei giornali ha soprattutto espresso la propria progettualità. Indubbiamente la loro parola risuona anche nelle piazze, nei comizi e nei luoghi di lavoro, nelle camere del lavoro e nelle università popolari, ma, come emerge dagli scritti pubblicati in questo volume, è soprattutto nelle pagine di «Umanità Nova» che sono riposte le maggiori attese, a fronte delle pressanti richieste provenienti da una società in pieno fermento rivoluzionario. Scritti di De Agostini, Di Lembo, D’Errico, Galzerano, Guerrini, Ortalli, Pagliaro, M.Rossi, Sacchetti, Scaliati e Schirone. Nei due DVD allegati è contenuta la raccolta completa, digitalizzata, del quotidiano anarchico «Umanità Nova» (1920-1922), edizione di Milano e Roma. Seguono le edizioni dell’esilio: USA (1924-1925), Argentina (due numeri unici, 1930 e 1932) e Francia (1932-1933). Il lavoro si conclude con la raccolta di «Umanità Nova» pubblicata in Italia nel periodo della Resistenza: Firenze (1943-1945), Genova (numero unico in occasione dell’insurrezione contro il nazifascismo, 22 aprile 1945) e Roma (1944-maggio 1945…ancor oggi in corso di pubblicazione).

(http://bub.ilcannocchiale.it/2010/09/29/umanita_nova.html)

Arezzo: Una Via a Berneri, Finalmente!


Nelle ultime settimane è stata ottenuto dal Sindaco l’impegno solenne per l’intitolazione di una via a Camillo Berneri, dopo che una prima volta la commissione toponomastica del Comune aveva ignorato la formale domanda. La richiesta è stata inoltrata dal Comitato Berneri, sostenuta da un movimento di opinione e anche da un gruppo facebook di oltre 500 persone. “Scalinata Camillo Berneri (1897-1937) militante libertario” ‘è la targa che comparirà, molto presto, sulla scalinata che va da via Guido Monaco a Piazza del Popolo, in pieno centro, vicino al “suo” liceo classico Petrarca. Una vittoria dal basso, un atto di resistenza dignitosa al revisionismo.

da: Umanità Nova

Tornano a chiedere a gran voce un monumento e una via per Camillo Berneri. Qui, ad Arezzo, una delle sue città. Dove la famiglia si era trasferita nel 1916 in via De’ Redi, dove Berneri ha studiato (allo Scientifico); nell’Arezzo che gli ha dedicato poco tempo fa un convegno ed è nato un comitato per valorizzarne gesta e pensiero.
Un gruppo di intellettuali dai nomi illustri sostiene il ricordo dell’anarchico ammazzato in Spagna dai comunisti stalinisti, ma anche un gruppo di gente “della strada”. Su Facebook, il social forum, tanti sostenitori per questa causa che vive ad Arezzo un altro round per concretizzare il risultato di un ricordo visibile.
Il gruppo intende sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali affinché, quanto prima, si intitoli una strada di Arezzo a questo grande militante libertario. Una sensibilizzazione forte per questa figura centrale dell’antifascismo europeo. Camillo Berneri era nato a Lodi nel 1897 e fu giovane socialista a Reggio Emilia, quindi anarchico. Uno di quelli anarchici che viveva fra fra Arezzo, Firenze e Cortona nel periodo fra la prima guerra mondiale e l’esilio. Un intellettuale e pubblicista di primo piano, allievo di Gaetano Salvemini, amico di Piero Gobetti e dei fratelli Rosselli. Fuoriuscito in Francia è stato tra i primi antifascisti ad accorrere in Spagna. Pubblicista e giornalista possiamo affermare, redattore di “Guerra di Classe”, delegato politico del battaglione internazionale della Colonna Francisco Ascaso Cnt-Fai (più nota come “Colonna Rosselli”). Berneri ha combattuto il regime antifranchista ed è morto a Barcellona per mano di altri antifascisti, assassinato dai sicari di Stalin nelle tragiche giornate del maggio 1937.
Arezzo vuole che gli sia resa memoria. Nel settantesimo dell’assassinio,due anni fa di questi tempi, gli è stato dedicato il convegno di studi storici “Camillo Berneri: un libertario in Europa fra totalitarismi e democrazia – 5 maggio 1937 / 2007”. Folla nella Sala dei Grandi della Provincia.
Gli atti del convegno verranno pubblicati proprio nelle prossime settimane con un delizioso saggio, fra l’altro, di Giorgio Sacchetti che non è soltanto una ricerca di luoghi e memorie, ma anche l’analisi di una mente curiosa e aperta. Un intellettuale aperto ed eclettico

http://eccolatoscana.myblog.it/archive/2009/05/16/arezzo-un-monumento-a-camillo-berneri-l-anarchico-ucciso-in.html

Il gruppo a cui aderire: http://www.facebook.com/group.php?gid=78290681228

Una buona/cattiva notizia


Finalmente una buona notizia: Obama rinuncia allo scudo missilistico in Polonia e Repubblica Ceca. La cattiva notizia è che non lo fa certo perché pacifista, difatti le stragi di civili in Afghanistan continuano bellamente. Ma la cattiva notizia può diventare una fulgida indicazione per i pacifisti, scoraggiati da anni di petizioni, manifestazioni e attività “tradizionali” totalmente inascoltate dal potere. A Obama semplicemente manca il grano.
Questa è la chiave, i guerrafondai si fermano solo levandogli i soldi. Da pacifisti diamogli una mano: meno dollari, meno casini possono combinare! Il dollaro (e non solo) è in crisi: da una parte devono crearne trilionate per salvare e arricchire wall street, per puntellare la loro economia devastata, per pagare guerre, armi e basi militari in tutto il mondo, e per pagare il loro enorme deficit commerciale. Dall’altra, più ne creano dal nulla, più fanno inferocire cinesi, giapponesi, sauditi e tutti quelli che gli permettono da 40 anni di vivere a scrocco. Il punto più debole sono i preziosi: oro e argento. Non li possono creare dal nulla, possono solo usare le riserve di oro clandestino, oro che hanno rubato ai giapponesi dopo la seconda guerra mondiale (oro che a loro volta i jap avevano razziato per 50 anni in Asia), ma prima o poi anche quelle finiranno. Al momento c’è una grossa tensione sui mercati, e i cinesi stanno pubblicamente accaparrando preziosi, sia a livello statale, sia a livello di singoli cittadini. Questo punta dritto alla distruzione del dollaro. Sull’argento il mercato è ancora più stretto, e riescono a contenere il prezzo solo emettendo future (cioè contratti per la consegna futura) scoperti. Se cento milioni di pacifisti si comprano una moneta da un’oncia di argento a testa (spesa 20 euri cadauno, sempre che ne troviate) salta il COMEX (mercato future di New York), e a catena il dollaro, le banche, e la possibilità per i guerrafondai americani di finanziare ulteriori casini.
Vogliamo iniziare a vincere qualche partita?

http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2009/un33/art6122.html

Ci riprovano con Internet

Il settimanale Umanità Nova (http://isole.ecn.org/uenne/) la scorsa settimana ha pubblicato un articolo interessante riguardo le nuove proposte di legge per controllare internet da parte dei mangiasoldi parlamentari intitolato: Sicurezza fa rima con censura. Niente di più vero e giusto, anche Franceso Lorenzetti del Movimento Arancione scrive: Ufficialmente l’emendamento nasce per oscurare i gruppi facebook che inneggiano alla mafia, ma considerato che essi contano poche decine di iscritti non sembra plausibile che questa sia la vera motivazione dell’intervento del legislatore.
Inoltre, va considerato che l’istigazione a delinquere è già perseguibile con gli strumenti legislativi attuali, perciò è lecito pensare che la norma in questione voglia introdurre un principio ulteriore e diverso, di natura censoria e legato a reati d’opinione non tipizzati dal codice penale. Inutile dire che, aperta questa strada, la libertà di tutti è in grave pericolo.

Partendo da queste premesse invito tutti ad aprire gli occhi e armati di controinformazione a diffondere il male di questi anni: la Sicurezza,come riporta l’articolo del settimanale Umanità Nova: SICUREZZA FA RIMA CON CENSURA

Ecco la loro:

Repressione in Umbria. L’operazione Brushwood

Il 23 ottobre scorso a Perugia parte l’operazione “Brushwood” che porta all’arresto dei supposti componenti di una cellula “anarco-insurrezionalista”, responsabile di vari attentati in Umbria, fra i quali, ultimo in ordine di tempo, la spedizione il 20 agosto 2007 di una busta contenente pallottole alla Presidente della Regione Umbria, Lorenzetti, atto intimidatorio a firma Coop-Fai. Gli arrestati sono 5 ragazzi di Spoleto: Michele Fabiani, Andrea di Nucci, Dario Polinori, Damiano Corrias e Fabrizio Reali Roscini. Il clamore mediatico sui media locali e nazionali è conseguente, rispecchiando un copione già visto: il pericolo terrorista incombe in Italia, insurrezionalisti, nuove-br e sindacalismo di base vengono periodicamente mescolati, confusi e legati fra loro da vari teoremi. L’arresto guarda caso segue di qualche settimana le operazioni fatte in varie parti d’Italia a carico di noti esponenti del sindacalismo di base e precede, di un paio di settimane, lo sciopero del 9 novembre indetto a livello nazionale da tutte le sigle del sindacalismo di base. Strane, ma consuete coincidenze.
A carico dei 5 però c’è ben poco e come era stata gonfiata la questione nel giro di pochi giorni scompare dai media per lasciare posto al delitto efferato di una studentessa inglese a Perugia, che avviene poco dopo, e solletica meglio la voglia di splatter dei vari salotti televisivi di seconda serata. Scompare dai media, o meglio non appare affatto, la notizia anche della morte in carcere, il 14 ottobre, di Aldo Bianzino, arrestato due giorni prima con la moglie per possesso di droga e morto in circostanze non chiare nella sua cella a Perugia.
Dei cinque arrestati l’unico a dichiararsi anarchico è Michele Fabiani, figlio di un consigliere comunale di Spoleto dell’area di sinistra di Rifondazione. Gli altri o sono vagamente simpatizzanti o semplici conoscenti. Uno addirittura, Fabrizio, al momento dell’arresto ha in tasca la ricevuta del voto dato alle primarie per il Partito Democratico, appena 9 giorni prima. Sarà l’unico ad essere rimesso in libertà dopo poco. Gli altri rimangono agli arresti: due ai domiciliari, Damiano e Dario, e gli altri, Michele ed Andrea in isolamento nel carcere di Perugia. Michele rimarrà in isolamento fino alla fine di dicembre quando il giudice Restivo decide di trasferirlo in cella con un altro detenuto. Andrea, allo stato attuale resta in isolamento.
Varie manifestazioni ed iniziative sono susseguite l’una all’altra, specie dopo la quasi immediata costituzione del “Comitato 23 ottobre, per la verità su Brushwood” che cerca di tenere alta l’attenzione sulla questione. In diverse riprese si interessano agli arrestati anche il consigliere regionale dei Verdi Oliviero Dottorini e l’on. Catia Bellillo del P.d.C.I., mentre sottoscrivono appelli vari in loro favore, esponenti locali della sinistra radicale, del sindacalismo di base e dei centri sociali. Il tutto rappresenta certo un segno positivo di mobilitazione e solidarietà generale di fronte al pasticciaccio inquisitorio montato a carico dei 5, che somiglia a molti altri pasticciacci fatti in questi ultimi anni in varie parti del paese.
Forse è poca cosa, ma intanto è un segnale di reazione di fronte all’uso tutto italiano di reprimere, intimidire e sbattere il mostro in prima pagina per creare confusione e tensione nell’opinione pubblica, bloccare le lotte sociali e sindacali, mettere a tacere ogni forma di dissenso e… riscrivere la storia. Insomma è la riproposizione della strategia della tensione di vecchia e fascista memoria. Fortunatamente in termini ridotti rispetto al passato, ma che continua a sbattere in galera l’anarchico “pericoloso” mentre l’impunità regna sovrana nei confronti di politici, affaristi, industriali e forze dell’ordine. Comunque il caso “Brushwood” resta tutt’ora aperto, caratterizzato più che altro da elementi indiziari e teoremi vari a carico degli accusati.
Per chi volesse esprimere la propria solidarietà a Michele ed Andrea, ancora detenuti, può scrivere loro al seguente indirizzo: Andrea di Nucci & Michele Fabiani c/o Casa Circondariale di Capanne, strada Pievaiona cap 06100 Perugia (PG).

(da Umanità Nova)

Campania, immondizia e buoni affari. La discarica della politica


Sono preoccupati, eccome se sono preoccupati. Qui non siamo di fronte alle spallate tutte mediatiche di Berlusconi e ai suoi setto, otto, dieci… milioni di firme per far cadere il governo. Qui il problema è reale: si tratta di mantenere il potere in una Regione chiave come la Campania governata da più di dieci anni dal centro-sinistra che rischia di franare miseramente di fronte all’emergenza rifiuti. È preoccupato Prodi, non delle conseguenze sanitarie sulla popolazione campana, ma perché “tutto il mondo ci guarda e non voglio che l’Italia dia questa immagine negativa”. È quindi una questione di immagine. È preoccupato anche Napolitano, che questa faccenda la conosce bene, non perché è nato a Napoli ma perché come ministro dell’Interno firmò l’ordinanza del 31 marzo 1998 che segnò l’inizio della soluzione dell’emergenza rifiuti che ha spianato la strada al disastro di questi giorni. Sulla base di quell’ordinanza la soluzione, escogitata dall’allora ministro dell’ambiente Ronchi, un verde ex demoproletario successivamente transitato fra i DS e ora fra i PD, in collaborazione con il potere locale rappresentato dall’ex-missino Rastrelli, allora presidente della Regione, prevedeva il lancio della raccolta differenziata, la produzione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) e la costruzione di inceneritori dove bruciare quelle che furono definite “ecoballe”. Ronchi cercò di applicare quello che stabiliva il suo “Decreto” sui rifiuti, cioè il ciclo integrato che iniziava con la raccolta differenziata e finiva con l’incenerimento. Il piano dei rifiuti campano venne messo in pratica dall’amministrazione di sinistra e in particolar modo dal governatore Bassolino. Forse non casualmente la società vincitrice dell’appalto fu la Impregilo, allora controllata dai fratelli Romiti, che coltivava ottimi rapporti con la sinistra ulivista. La Impregilo, utilizzando tecnologia tedesca e grazie ad una offerta al ribasso, si assicurò la costruzione degli impianti per il CDR e dei due inceneritori previsti. Nel giro di pochi anni furono costruiti ben sette impianti per la produzione delle ecoballe-CDR. La soluzione impiantistica non andava però di pari passo con lo sviluppo delle raccolte differenziate, che a Napoli come in gran parte della Campania rimanevano su percentuali prossime allo zero. D’altra parte a chi gestisce l’affare rifiuti in Campania (una commistione fra potere politico bipartisan, come usa dire oggi, potere industriale di provenienza “nordista” e potere mafioso, l’unico ben radicato sul territorio) la raccolta differenziata interessava ben poco.
Oggi sappiamo, sulla base della ricostruzione fatta dai giudici napoletani che hanno rinviato a giudizio 28 fra politici, come l’attuale presidente della Regione, il PD Bassolino, imprenditori, come Cesare Romiti, e tecnici, le ecoballe prodotte in quantità enorme (si parla di 5 milioni di ecoballe per un peso complessivo di circa 6,5 milioni di tonnellate) non sono in grado di essere incenerite poiché la loro composizione è fuori legge. Come è possibile che nessuno si sia accorto che le ecoballe erano fuori norma? Semplicemente perché nessuno controllava e lo stoccaggio delle ecoballe è un enorme affare per chi gestisce la filiera del trasporto e della messa in discarica “temporanea” di questa spazzatura, appena un poco alleggerita della parte umida negli stabilimenti che la Impregilo gestiva in giro per la regione. Oggi costa più conferire le ecoballe in discarica che inviarle all’incenerimento in Germania. Naturalmente è facile intuire perché nessuno, a cominciare da Bassolino, controllava la qualità delle ecoballe: chi è quel politicante che ha interesse a mettersi contro la mafia? Sembra che di fronte ai giudici, Bassolino si sia giustificato dicendo che non aveva letto con attenzione i contratti che aveva firmato con Cesare Romiti…
Con il tempo si sono così esaurite tutte le discariche, anche quelle riaperte in via eccezionale dai vari commissari che dopo i quattro anni di commissariato Bassolino si sono alternati a far finta di risolvere il problema. Le discariche sono esaurite ma lo Stato continua a pagare ai proprietari delle discariche per lo “stoccaggio provvisorio” fior di quattrini: 150 euro per tonnellata che bisogna aggiungersi ai 120 euro a tonnellata pagati a Impregilo. Aggiungete a queste cifre almeno 20 euro a tonnellata per il trasporto, considerate che queste cifre sono spesso inferiori di tre volte a quelle pagate realmente, e moltiplicate per i 6,5 milioni di tonnellate di ecoballe che attualmente si trovano in giro per la Campania e le regioni limitrofe e vi renderete conto dell’enormità dell’affare rifiuti e perché in 14 anni nessuno abbia avuto l’interesse a risolverlo.
Il risultato fallimentare della politica del commissariamento, iniziata nell’ormai lontano 1994, è stato solo quello di inasprire le popolazioni delle città che ciclicamente vedono cumuli di spazzatura formarsi sotto le loro case e quelle di tante località periferiche alle quali si impone di sopportare i disagi creati dal business dei rifiuti.
Comunque, adesso ci penserà Prodi. In un conato di orgoglio ha comunicato che lunedì 7 gennaio il governo prenderà in mano la questione e la risolverà, una volta per tutte. Prodi si avvarrà, fra l’altro della preziosa collaborazione di Pecoraro Scanio, ministro dell’ambiente, che da parte sua ha annunciato il varo di un piano urgente per la riduzione dei rifiuti prodotti e per la raccolta differenziata. C’è però da domandarsi dove erano questi due statisti quando il loro collega ministro dell’interno, Giuliano Amato, alla fine del consiglio dei ministri del 28 dicembre aveva assicurato che l’emergenza rifiuti sarebbe stata risolta nel giro di 11 mesi. Si erano forse distratti un attimo?
È evidente che Prodi farà nuovi danni. La soluzione non arriverà né da palazzo Chigi né da qualche altro palazzo della politica.
L’emergenza rifiuti in Campania viene utilizzata in tante località quale ammonimento verso popolazioni, comitati di cittadini e associazioni che si battono contro la proliferazione di inceneritori e discariche. Il messaggio è: “O accettate impianti inquinanti o finirete con i rifiuti per strada come in Campania”. Questo ricatto è inaccettabile e poggia su di una vera e propria falsificazione della realtà, volutamente accentuata dai mezzi di informazione. In Campania come nelle altre regioni, non è la mancanza di costosissimi e nocivi inceneritori e di discariche ad impedire la soluzione del problema rifiuti, ma la colpevole assenza di qualsiasi politica di riduzione alla fonte, di riutilizzo, di riciclaggio, di serie e diffuse raccolte differenziate. Come sosteniamo da anni, c’è un solo modo per uscire dal problema rifiuti e quindi anche dal “tunnel della cosiddetta emergenza Campania”: – Investire da subito in forme generalizzate di raccolte “porta a porta”, a partire dalla frazione putrescibile; – Chiudere con le fallimentari gestioni dei commissari straordinari, costosissime e antidemocratiche; – Restituire – dovunque sia stato calpestato – il potere di programmazione e di gestione alle comunità e agli enti locali, attraverso un percorso di reale partecipazione che veda nelle popolazioni il momento centrale della decisione; – Chiudere da subito e totalmente – senza deroghe di sorta – con la truffa dei sussidi all’incenerimento (Cip 6 e Certificati Verdi ); – Far decollare davvero produzioni pulite, progetti estesi di riciclaggio e di compostaggio in grado, tra l’ altro, di creare molti più posti di lavoro.
L’obiettivo, lo ripeteremo fino alla noia, è quello di “rifiuti zero”. È di questi giorni la notizia che la città di Los Angeles, una metropoli di più di 3 milioni e mezzo di abitanti, ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata, anzi per dirla all’inglese ha il 62% di “diversion” dalla discarica. “Se a Los Angeles si raggiunge il 62% di recupero di materiali – commentano gli estensori del bollettino Ambiente e futuro – francamente non riusciamo a capire perché non si possa guidare Napoli fuori dalla cosiddetta (impropriamente) “emergenza campana”. O meglio si capisce: è proprio questa classe politica insieme al capitalismo assistito dell’industria sporca italiana (FIAT, gruppo Falk, Ansaldo, gruppo Marcegaglia, ecc.) ed espressione dell’affarismo rampante nostrano legato alle “multiutilities” (le ex municipalizzate di HERA, ACEA e compagnia) che incoraggia la “deregulation” dei rifiuti ed auspica “mille emergenze” come quelle di Napoli per “mettere a segno” gli inceneritori tentando cosi di mettere il “bavaglio” alle “buone pratiche” che tuttavia, numerosissime, si vanno diffondendo qui ed ora anche in Italia”.

(Umanità Nova)

"Cocaina": un falso scandalo della TV di regime. Fantapoliziesco all’italiana


“Chiunque ha fumato hashish e marijuana, sa che sono praticamente innocue (…) mettere sullo stesso piano droghe leggere e droghe pesanti è la miglior pubblicità che si possa fare alle droghe pesanti” (Giancarlo Arnao)

Il 9 dicembre Raitre ha trasmesso il programma “Cocaina”, un film “in presa diretta” di Roberto Burchielli e Mauro Parissone. Preceduto da una lunga campagna pubblicitaria che lo presentava come “il documentario-choc sull’invasione della polvere bianca in Italia”, il film si è rilevato essere l’ennesimo fantapoliziesco all’italiana. Inizia da una nottata con un poliziotto della Mobile che documenta lo spaccio a Milano e si passa poi alle testimonianze di ex spacciatori e di consumatori insospettabili. Lo sbirro, naturalmente, è il classico fantapoliziotto gentile e comprensivo con i poveracci che si vede soltanto nelle miriade di serie TV dedicate alle apologie delle Forze dell’ordine (nella realtà invece ci sono gli agenti di PS che massacrano di botte il diciottenne Federico Aldrovandi, i carabinieri che portano in carcere Aldo Bianzino per due piante di marijuana e ce lo fanno uscire due giorni dopo da morto…). Gli spacciatori sono ovviamente tutti extracomunitari e da manuale (il pusher africano balla il rap in strada in attesa che un’auto o un motorino si affianchi, mentre il trans brasiliano intasca seimila euro per organizzare un festino a base di droga e sesso). I clienti “insospettabili” sono accuratamente selezionati per solleticare il voyeurismo morboso del telespettatore: dal muratore bergamasco a cottimo, 7 euro all’ora in nero, che «pippa» invece di fare la pausa pranzo per reggere alla stanchezza al manager che tira una striscia nel lussuoso ristorante in cui cena con il figlio di sette anni, per finire con la commessa belloccia dell’outlet che così può ballare fino alle sei in discoteca pur lavorando alle casse nel weekend.
Insomma: niente di nuovo sotto il sole, soltanto l’ennesima sfilata di luoghi comuni, mescolata con quel minimo di realtà che la disinformazione di regime non riesce a nascondere. Adesso che l’invasione della cocaina in Italia è una realtà che non si può più nascondere, tanto vale trasformare la denuncia nell’ennesimo spettacolo ad uso e consumo di chi ha voglia più di scandalizzarsi che di capire.
La cosa buffa è che tutto questo ha fatto infuriare Gasparri. Il semianalfabeta esponente di AN appena ha visto il primo spot pubblicitario in TV ha chiesto di sospendere il programma (“vera e propria pubblicità per la cocaina”). Forse è solo che non c’aveva capito nulla e non aveva capito che si trattava dell’ennesimo spottone pubblicitario per i poliziotti italiani (che nel film riescono a fare i gentili anche col trentenne fighetto fermato con la bustina in macchina che dice “Non segnalatemi al prefetto, devo fare l’esame da procuratore»). O forse aveva paura che da qualche parte nel documentario ci fosse spiegato come mai in Italia gira tanta cocaina…
L’Osservatorio delle Droghe di Lisbona (l’organismo più autorevole ed ufficiale della UE sulle sostanze illegali) non più di qualche settimana fa ha registrato che l’Italia è stato il paese europeo dove tra la fine del 2005 e la fine del 2007 c’è stato il più alto aumento della diffusione della cocaina ed ed in particolare ha messo in rilevo che nello stesso periodo la cocaina ha visto dimezzare il suo prezzo, passando da 100-120 euro al grammo a 40-60. Nel gennaio 2006 era stata infatti approvata dal Parlamento la Legge Fini, una delle poche al mondo che mette sullo stesso piano droghe leggere e droghe pesanti. Gli effetti della Legge Fini si sono fatti sentire rapidamente: da un lato c’è stata una caccia al fumatore di marijuana che ha portato a decine di migliaia di arresti e di sanzioni amministrative, dall’altro s’è creato uno spazio di mercato per le droghe pesanti, visto che a parità di rischio “penale” queste rendono comunque di più dal punto di vista economico e sono molto più facili da occultare (tra l’altro i cani-poliziotto sono addestrati solo per scovare la cannabis, li allevano a caro prezzo per i contribuenti solo per spaventare i ragazzini con due canne in tasca all’uscita da scuola…).
A quasi venti mesi dall’insediamento del Governo Prodi la Legge Fini è sempre lì, anche se il pusillanime socialdemocratico Ministro delle Promesse Mancato Paolo Ferrero ha annunciato per 209 volte la sua abrogazione “imminente”. Ed intanto la cocaina scorre a fiumi… Per il futuro probabilmente sarà anche peggio: secondo Riccardo Gatti, il direttore del dipartimento delle Dipendenze dell´Asl di Milano e presidente dell´osservatorio Prevolab, stima che «Tra tre anni i consumatori di eroina aumenteranno del 10-20 per cento a livello nazionale», mentre per la cocaina si prevede un incremento, in tutta Italia, del 40 per cento con oltre un milione e 100 mila consumatori.
Di tutto questo ovviamente il documentario di Raitre non ne ha parlato: più facile raccontare ai telespettatori le favole dei poliziotti buoni e farli sbavare con le sexycommesse cocainomani…

(Da:Umanità Nova)