Archivio

Posts Tagged ‘Sinistra Arcobaleno’

Nasce Sinistra e Libertà: Molto niente, poca libertà ma di sicuro un passo avanti

di Domenico Letizia

Nasce Sinistra e Libertà, un movimento politico composto da Verdi, Sinistra Democratica, ‘ rifondaroli ’ moderati, Partito Socialista, ‘ cossuttiani ’ moderati , Critica Liberale e Partito d’Azione, insomma un movimento politico che forse sarà anche un nuovo progetto (politico) che di sicuro merita un’ analisi. Un “Partito” che non voterò, e che non ritengo meriti il voto (come gli altri del resto) nato dal nulla e molto confusamente, ma di aspetti positivi ce ne sono ed è da stupidi non analizzarli o trascurarli. Partendo dalla terminologia vi è una grande ‘rivoluzione’ nella sinistra, non posso che essere d’accordo con il socialista Riccardo Nencini: ‘’La Sinistra ha recuperato il termine Libertà e l’ha riconsegnato a un progetto politico concreto e nuovo, ad un’alleanza che guarda avanti e che ha deciso di affidare ai fatti e alle proposte concrete una sinistra rinnovata e riformista”. Vero la sinistra recupera il termine libertà, ed è già molto, sul progetto politico concreto staremo a vedere, penso nulla di speciale ma vedremo. Ancora più importante è analizzare la posizione dei Radicali che all’interno del Pd non possono far nulla, anzi sono trascurati e isolati da un partito che di sicuro non merita la politica radicale e libertaria, Pannella farebbe bene ad aderire a questo progetto che si rivela migliore della politica del Pd, sicuramente rafforzerebbe le istanze libertarie e radicali in economia del tutto assenti e sicuramente renderebbe molto forti, ancor di più, le politiche libertarie civili, ma per il momento da parte di Pannella e radicali vi è un chiaro rifiuto. Sinistra e Libertà è un progetto che avrà e incontrerà molte difficoltà proprio per il suo voler bilanciare istanze libertarie giuste e concrete con politiche economiche di stampo statalista. Un progetto che non merita il voto, ma che, almeno, un commento o una giusta considerazione si.
Vedremo, intanto il mio invito è nuovamente all’astensione.

Fondazioni Universitarie? Si, giusto


Sappiamo bene come il conservatorismo autoritario di questo governo che, non dimentichiamolo, ha la presunzione di definirsi liberale, si sta inserendo nella società. Tutti i giornali hanno parlato di scuola, di riforme, e delle ondate di studenti che per le strade hanno manifestato il loro punto di vista.
Un aspetto particolare che ritengo vada analizzato bene è la creazione di Fondazioni Universitarie.
Tutta la sinistra riformista e quella che ora non lo è più, non per scelta (come i rifondaroli ecc..) grida allo scandalo e all’ aziendalizzazione della cultura, certo nessuno può negare che questo governo è ‘‘amico intimo ’’ del capitalismo statalista e dei banchieri di stato, tutti loro sono la casta e in quanto tale si mascherano a vicenda. Ma le accuse della sinistra alla creazione delle fondazioni universitarie sono estremamente stupide. Queste fondazioni consentirebbero la sostituzione allo stato nella gestione (monopolistica) e nel finanziamento delle accademie. Questa della fondazioni universitarie è un’ ottima idea, una buona occasione per ipotizzare fondazioni ad azionariato diffuso. Tutti, i genitori, i ricercatori, chi ha cuore i problemi dell’istruzione e gli stessi studenti possono divenire azionisti. Un università non gestita dallo stato, non gestita dalle grandi imprese ma dalle persone.
Insomma una ricetta autenticamente libertaria.
Un invito alla sinistra: Come si fa a non essere d’accordo?

L’articolo è pubblicato, anche, sul sito di Giulia Innocenzi: http://giuliainnocenzi.com/2009/03/09/fondazioni-universitarie-perche-no/

Cambia tutto! Vince l’astensionismo,ma non tanto.

Ho venti anni e queste sono le elezioni più brutte che abbia mai visto, però anche in quelle dove mi riconosco di più nel pensiero popolare e generale. A vincere è l’ astensionismo (anche se si poteva far di meglio) e di questo ne sono contentissimo. Ora torniamo a parlare seriamente e libertariamente di mercato, di diritti civili, di antiproibizionismo, di libertà, di lotta alle forze repressive siano esse lo stato, i carceri o le forze clericali e di individualismo positivo con la consapevolezza che tutto sarà più difficile.
Queste elezioni dovrebbero far riflettere:
1)I radicali che stimo moltissimo e che ho sempre sostenuto hanno fatto una scelta politica sbagliatissima.
2)La lega è il nuovo partito del popolo è il nuovo partito operaio.
3)Bertinotti ha fallito e anche se personalmente rimango deluso sono soddisfatto di quesa situazione o meglio di questa punizione.
4)le varie leghe comunistelle non son servite a nulla.
5)Sono completamente amareggiato dalla sostanziale caduta di Boselli e del P.S.

6)Bisogna ricostruire una sinistra che non sia demagogica e che non sia la Sinistra Arcobaleno.
Ora ritengo importante costruire un modello di partito-Movimento libertario e radicale, senza Pd senza Pdl e senza ideologie che nemmeno gli operari ( che ne muoino 5 al giorno) vogliono.
Alcuni dati sull’astensionismo:
da Brindisi: provincia tra quelle che ha avuto una delle percentuali piu’ basse d’Italia come affluenza di votanti. Ben 5punti e mezzo in meno a livello provinciale rispetto al 2006 e Brindisi citta’ ben otto punti in percetuale in meno rispetto al 2006. Un dato che dice gia’ tutto su come e’ stata presa la mancanza di presenza di nuovi candidati ,ma soprattutto un chiaro segno d’insofferenza per un sistema che punisce da tempo la nostra citta’e l’intera provincia. Al di la’ di questo voto c’e’ da dire che la vittoria del partito della liberta’, pur se di misura ,ha visto di contro un buon risultato della lista di Di pietro che in citta’ si e’ potuta avvalere della presenza di Antonio Giunta che si e’ molto impegnato e lo ascolteremo tra poco. Per il senato bisognera’ aspettare stanotte per avere dei dati attendibili. Le valutazioni sul voto noi di puglia tv le faremo tra qualche giorno con i diretti interessati ,soprattutto per quelle che saranno le ricadute sul comune e sulla provincia.
da l’espresso: Tra proiezioni ormai abbastanza attendibili ed exit pool sui quali è doveroso (come nel 2006) stendere un velo, c’è un dato che non si presta a discussioni: quello dell’affluenza alle urne, che si è attestata poco al di sopra dell’80%, registrando un calo di tre punti e mezzo rispetto a due anni fa. Calo quasi generalizzato, tra regioni bianco-azzurre e regioni rosse; e se queste ultime hanno fatto notizia è perché eravamo abituati ad una loro maggiore disciplina.

il test che ti testa

Ho fatto il test nonostante non andrò a votare. Sono sorpreso della mia vicinanza con l’Italia dei valori e parzialmente per quella con la lista Per il bene comune. Contento per la mia vicinanza con Boselli e il Partito socialista, non sorpreso per la vicinanza con il PCL di Ferrando sorpreso per la distanza con Sinistra critica. Contentissimo per la mia totale distanza con l’Udc

Per il test: http://www.voisietequi.it/

Tornando a parlare di Lavoro


Negli ultimi tempi il termine ”lavoro” aveva perso la sua connotazione politica per divenire una notizia di cronoca nera e bianca con aggiornamenti continui sulle morti e sulle invalidità causate da incitenti sul lavoro.
Con la campagna elettorale i partiti politici tornano a fare del lavoro il primo strumento di propaganda. Berlusconi ne parla, ovviamente segue a ruota Veltroni, Bertinotti ne ha fatto il perno fondamentale e diritto e dovere ne hanno di parlare le neo-formazioni comuniste dei ferrando e della Sinistra Critica.
Ma tutti sono consapevoli di un cambiamnto radicale di una fissazione anche mentale stesso dei lavoratori: il lavoro deve essere precario. Infatti non si parla di salari fissi di posti stabili di annullamento o superamnto della legge biagi ma si parla, e la ritengo anche una cosa giusta, di sicurezza di 626.
Fa rabbrividire che un uomo muore sul lavoro identicamnte come morì il padre in un altro incidente, come fa rabbrividire la giornaliera citazione morte bianca che giornalmente è fissata al numero 5 cioè 5 morti.
Il problema alla fin fine è proprio il lavoro perchè se si parla di lavoro e di morti sul lavoro se ne parla perchè qualcuno il suo, di lavoro, non lo fa o lo fa male.
la Sicurezza? Vedremo le soluzioni dei partiti. Io intanto la vedo amara, soprattutto con una vittoria di Veltroni che parlerà per la sinistra ma oggettivamente di destra.

Appello pubblico a Sinistra Critica


Appello pubblico del Partito di Alternativa Comunista a Turigliatto e Cannavò
Mentre i nostri militanti, con sforzo generosissimo, stanno raccogliendo le firme necessarie per la presentazione delle liste – uno sforzo titanico, dato che servono più di 2000 firme autenticate per ogni circoscrizione elettorale – apprendiamo che il Parlamento ha approvato un emendamento, presentato da Cannavò (Sinistra Critica), relativo al numero minimo di parlamentari necessari per la presentazione delle liste in tutte le circoscrizioni senza la necessità di raccogliere le firme.

La scorsa settimana, infatti, il Consiglio dei ministri aveva, con un decreto emanato a campagna elettorale già avviata, modificato la legge elettorale e previsto la possibilità, per i partiti aventi almeno due deputati nello stesso ramo del Parlamento (almeno due alla Camera o due al Senato, per intenderci), di presentare una propria lista e un proprio candidato premier alle elezioni, esentandoli dalla raccolta firme. Sinistra Critica – che ha, in virtù della candidatura nelle liste di Rifondazione Comunista alle elezioni politiche del 2006, un deputato (Cannavò) e un senatore (Turigliatto) – oggi ha presentato un emendamento, approvato quasi all’unanimità dalla Camera, che permette loro di presentare la loro lista alle prossime elezioni senza necessità di raccogliere le firme.

Pur ritenendo scandaloso il decreto legge nel suo complesso, che prescinde totalmente dal reale radicamento dei partiti nella società e consente ai singoli che, in questi due anni, hanno goduto di una poltrona parlamentare e finanziamenti pubblici di presentarsi alle elezioni creando dal nulla partiti e candidati premier, giudichiamo positivamente l’accoglimento dell’emendamento di Sinistra Critica, che di fatto risultava l’unica esclusa dal decreto salvaparlamentari. Tuttavia, crediamo che, se veramente Cannavò e Turigliatto intendono sanare, come affermano, “la lesione democratica” devono ammettere che è altrettanto ingiusto che forze politiche della loro stessa taglia – come il Partito di Alternativa Comunista – siano invece costrette a raccogliere decine di migliaia di firme in circa tre settimane. Il fatto di non aver goduto di seggi parlamentari e finanziamenti pubblici paradossalmente oggi ci penalizza, obbligandoci a impegnarci in un’impresa difficilissima, tanto più per un partito di giovani, operai e precari.

Facciamo quindi un pubblico appello a Turigliatto e Cannavò – che già hanno rifiutato la nostra proposta di unire le principali organizzazioni a sinistra dell’Arcobaleno in un comune fronte elettorale comunista, preferendo presentarsi con il loro nome, Sinistra Critica appunto (si veda il nostro appello, pubblicato anche dal Manifesto) – a essere coerenti nella battaglia per gli spazi democratici. Chiediamo loro di presentare in Parlamento un emendamento che abbassi il numero di firme necessario per presentare le liste alle prossime elezioni. Se l’emendamento non dovesse essere accolto, chiediamo a Sinistra Critica di aiutare nella raccolta firme i partiti come il nostro che, nonostante la presenza nelle lotte e nei luoghi di lavoro, sono gravemente discriminati da una legge elettorale antidemocratica. Cannavò ha pubblicamente ringraziato Rifondazione Comunista per aver votato il suo emendamento e aver compiuto “un gesto di civiltà”: chiediamo a Cannavò, nei cui confronti non abbiamo mai nascosto divergenze politiche anche profonde – a partire dal suo sostegno ripetuto al governo Prodi, che abbiamo sempre aspramente criticato – di compiere appunto un semplice “gesto di civiltà”.

Noi, comunque, andremo avanti nella nostra battaglia, con coerenza e caparbietà: sono ormai centinaia i banchetti presenti su tutto il territorio nazionale per la raccolta firme. Pensiamo che le elezioni non siano il baricentro dell’agire politico, che è invece nelle lotte: la nostra prospettiva è rivoluzionaria e anticapitalista. Tuttavia, le elezioni sono un’occasione di propaganda preziosa per far conoscere le nostre posizioni e, per questo, crediamo di avere il diritto di sfruttarla fino in fondo, con la possibilità concreta di presentare le liste nel maggior numero possibile di circoscrizioni

Fabiana Stefanoni

Carra: «I Radicali si sciolgano o i cattolici vanno via»


Onorevole, è pronto a fare i conti con Emma Bonino e Marco Pannella?
«La decisione dovrebbe arrivare oggi ma, se i Radicali accettano di candidarsi nelle liste del Pd, non vedo difficoltà».
Cioè? Non è preoccupato dalla possibilità di dover convivere con chi ha posizioni così diverse dalle sue sulle questioni etiche?
«Il Pd è un partito pluralista. Già adesso ci sono personalità che professano le stesse idee dei Radicali. Anzi, forse sono anche più spinti».
Ammetterà, però, che tra un radicale come Pannella e un cattolico come lei c’è un abisso.
«In molti casi le loro posizioni sono diverse dalle mie».
In molti casi?
«Certo. Ad esempio, anche se c’è una distanza totale sui temi etici, condivido alcune battaglie come quelle sulla giustizia e sul liberismo economico. E, comunque, pure nel centrodestra ci sono dei radicali che hanno posizioni diverse dai cattolici. Se Bonino e gli altri entrassero nelle nostre liste ci potrebbe essere una redistribuzione equa negli opposti pluralismi».
E se, invece, ottenessero l’apparentamento?
«Non si può pensare che un partito con una sua struttura e una sua identità possa apparentarsi con il Pd. Infatti è chiaro che, a quel punto, i Radicali si trasformerebbero in una spina nel fianco».
Scusi, ma Di Pietro lo ha ottenuto?
«Innanzitutto io mi fido di Veltroni che ha detto che si tratta di una fase transitoria e che, dopo il voto, l’Idv entrerà nel Pd. Inoltre è chiaro che, quella di Di Pietro, è una forza meno identitaria che non ha la storia dei Radicali».
Insomma, o dentro le liste o niente?
«Se entrano con il partito Radicale è chiaro che i cattolici dovranno andare da un’altra parte. Anche perché a quel punto, inevitabilmente, si creerebbe una divisione sui temi etici» Un po’ come successe alle scorse elezioni?
«Esattamente. Abbiamo già visto cosa è successo nel 2006 con la Rosa nel pugno e l’Ulivo. Io credo che il centrosinistra oggi non abbia bisogno di divisioni».
Come quelle create dalle dichiarazioni fatte da Di Pietro sulle tv?
«Il Pd è un partito che si sta stringendo attorno ad un programma, diversificare le posizioni certo non aiuta. Non possiamo passare il tempo a rincorrere le dichiarazioni altrui».
Pentito di aver imbarcato il pm che la fece arrestare nel 1993?
«Dico solo che il Pd ha fatto un proprio programma.
Chi non lo condivide, come ad esempio la Sinistra Arcobaleno, può fare altro. Avere delle dissonanze è il modo migliore per perdere le elezioni e noi non vogliamo perderle. Questo ovviamente vale per l’esterno. Dentro il partito è bene che ci sia dialettica e che ci si confronti».
Quindi per ora resta dov’è?
«Se un giorno vedrò che nel Pd non c’è libertà di espressione e la necessaria rilevanza politica per me e per i miei amici, trarrò le dovute conseguenze. Ma fino ad ora non è accaduto».

Il problema ritengo che sia proprio quello della scomparsa dei Radicali non dell’uscita dal Pd dei cattolici cosa che sicuramente non accadrà.