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Posts Tagged ‘Rothbard’

Capitalismo Pensante

Contraddizione di Rothbard

luglio 1, 2010 4 commenti

Le riflessioni tratte da Fabio Massimo Nicosia

Lo sbaglio di Rothbard

giugno 27, 2010 10 commenti

Murray Rothbard, “Nazioni per consenso” in AA.VV., “Nazione, cos’è”, Leonardo Facco Editore, 1996. – L. 12.000

citazione di un passo:

“Una società interamente privatizzata non avrebbe assolutamente frontiere aperte. Se ogni pezzo di terra in un paese fosse posseduto da qualche persona, gruppo o società ciò significherebbe che nessun immigrante potrebbe entrarvi se non è stato invitato ad entrare e se non ha ottenuto il consenso ad affittare od acquistare la proprietà. Un paese totalmente privatizzato sarebbe chiuso quanto i singoli abitanti e proprietari desiderano”.

critica:

Qualunque teoria della proprietà che voglia essere libertaria ed evitare l’effetto-gabbia non può che muovere da una premessa comunista: occorre cioè assumere che, in origine, tutti hanno in comune la proprietà del mondo. Rothbard riconosce la moralità di tale ipotesi, ma la respinge come irrealistica in nome della separatezza degli individui e dell’impossibilità che ognuno possa possedere effettivamente l’intero mondo; egli denota però così limiti di cultura giuridica, dato che l’istituto (privatistico) della comunione ben consente di immaginare che ognuno possa essere proprietario del mondo pro quota. Ecco allora che il comunismo originario non impedisce affatto che le quote possano circolare e dar vita a un mercato, consentendo detenzioni individuali ed eventualmente legittimando la stessa divisione della comunione.
Tale concezione (quella secondo cui il mondo è originariamente di proprietà comune di tutti gli uomini), è dominante nel cristianesimo primitivo, ma non è affatto estranea nemmeno alla tradizione del liberalismo classico. Non si spiega altrimenti, ad esempio, la “clausola di Locke”, in base alla quale l’appropriazione è illegittima se ne derivino privazioni per gli altri. E si noti che Rothbard, il quale fondamentalmente recepisce la concezione lockeana della proprietà, ne respinge proprio la “clausola” di ragionevolezza, aprendo così la strada alla aberranti conseguenze indicate.
Analoga impostazione si rinviene in tutti quei liberali classici (compreso Bastiat), per i quali il fondamento giustificativo della proprietà è nella produzione, dunque nell’utilità che, attraverso essa, si procura agli altri. Si veda ai tempi nostri la scuola dei property rights (Demsetz e Alchian), o James Buchanan, secondo i quali la proprietà scaturisce da un contratto, se si vuole da una convenzione, e non mai da un atto unilaterale di imperio accompagnato dall’enunciazione di un mistico diritto naturale.
Ma se nasce dallo scambio, la proprietà ne reca i segni, non essendo pensabile che dall’accordo possa scaturire il dominio di uno degli scambisti sull’altro, o il peggioramento delle condizioni di uno di loro. Nella peggiore delle ipotesi, il non proprietario si sarà quantomeno garantito un diritto di passaggio e di circolazione, nonché, si direbbe, di accesso a una quota di risorse naturali. Ciò intacca allora il mito dello ius excludendi alios, che a questo punto appare più un frutto “legislativo” e imperativo, che non il prodotto di libere interazioni di mercato.
Rothbard muove da una visione restrittiva della natura umana, imperniata attorno al concetto di lavoro stanziale, che attraverso, l’occupazione, fonda il diritto di proprietà. Il nomade non ha diritti sulla terra. Eppure l’uomo è anzitutto un animale dinamico, la sua azione implica movimento; nella sua natura non v’è domanda di proprietà fondiaria più di quanto non vi sia domanda di spazi aperti. Se perciò è lecito fondare diritti sulla natura umana, tra essi vi è sicuramente un qualche diritto di circolazione, che limita ab origine il diritto di proprietà altrui.

Citazione da: L’opinione di un libertarian di Fabio Massimo Nicosia

KRUGMAN, MAREA NERA E LIBERISMO SELVAGGIO!

di Salvatore Antonaci & Leonardo Facco

Spassosissimo intervento, non fosse per la drammaticità del momento, dell’esimio professor Paul Krugman tradotto dal “Sole 24 ore”, papello quotidiano e palestra della letteratura del regime statalista.
Sapete chi ha causato la marea nera che ha invaso il Golfo del Messico? Ebbene, il vero colpevole della macchia nera che vaga alla deriva delle coste meridionali americani è il liberismo (ovviamente selvaggio) propagandato dall’uomo nero Milton Friedman e dai suoi perfidi accoliti. Perdincibacco!
E pazienza che nel calderone finiscano il capofila della Scuola di Chicago, i lobbisti delle corporations e molta politichetta washingtoniana.Tutti accomunati da un unico destino, quello di fare da parafulmine all’ira nefasta del Nobel (o ig-Nobel?)uomo armato di keynesiana bacchetta.
Se, tuttavia, il nostro arriva a citare nientemeno che la Scuola Austriaca di Economia, imparentandola ai succitati, comprendiamo quanto valga il riconoscimento degli accademici di Svezia: una dracma beota, nè più nè meno. Quanto ci manca in queste occasioni la penna sagace e cristallina di Rothbard, che a Krugman avrebbe dato di certo dell’imbelle!

Che dire, passiamo dalla comicità globale a quella locale ora.

Su un giornale web pugliese un docente di Economia Politica arriva a sostenere quanto segue: “E’ ampiamente dimostrato, e per molti aspetti è intuitivo, che l’aumento della spesa pubblica accresce il prodotto interno lordo, per il tramite di un aumento dell’occupazione e della produzione, e che dunque si può ridurre il rapporto debito pubblico/PIL accrescendo la spesa pubblica.”
Sembra davvero uno sketch surreale dei Monthy Python. Sfortunatamente per noi, non è così. E sfortunatamente per noi – come ha detto Berlusconi in conferenza stampa presentando la manovra economica – gli statali non si possono licenziare. Che almeno dio la stramaledica però…

(http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5750:krugman-marea-nera-e-liberismo-selvaggio&catid=1:latest-news)

Roberto Bertoldo e l’anarchia


Carlo Luigi Lagomarsino

Roberto Bertoldo e l’anarchia

Cosa abbia spinto Roberto Bertoldo a dedicare un libro all’anarchia (Anarchismo senza anarchia. Idee per una democrazia anarchica, Mimesis, 2009) per tentare di fornirne, evitando le pieghe sentimentali, una definizione accettabile è da ricercare a mio parere nell’ambizione di dare uno sviluppo coerente alle idee che aveva espresso in altri lavori e soprattutto nei saggi di Nullismo e letteratura (1998). In quei saggi tuttavia si leggeva, seppur in forma eccentrica quanto pervasiva, un riferimento privilegiato ad Albert Camus il quale stranamente in Anarchismo senza anarchia (Mimesis, 2009) è nominato appena e per giunta in nota. Che poi quel riferimento lo si possa ritrovare vivificante anche nei sotterranei di questo nuovo libro è un altro discorso.

Ciò che più sembra aver interessato Bertoldo è palesemente il prendere in esame la vasta letteratura anarchica, individuarvi ciò che gli sembrano dei limiti sia concettuali sia operativi, azzardarne una classificazione e porre tutto in relazione alla visione niente affatto ortodossa che si è venuto formando attraverso vecchie consuetudini e nuove riflessioni. Probabilmente i maggiori punti di contatto si dovrebbero cercare fra quegli autori anglosassoni che, come Colin Ward, seppure pubblicati e ripubblicati, non trovano veri e profondi riscontri teoretici nella galassia (o nelle galassie, se si preferisce) dell’anarchismo continentale. Allo stesso tempo Bertoldo rifiuta come “finti anarchici” quei “libertarian” “free market” americani legati alla “scuola economica di Vienna” – in particolare, ovviamente, Rothbard – sui quali l’analisi, nelle pagine conclusive del libro, si fa sofisticata e allo stesso tempo appena suggerita, per quanto con degli argomenti la cui”apertura” possa somigliare a una “chiusura” (come se dire e suggerire si equivalessero) che l’impoverisce nell’opposizione – che nel contempo può richiamare proprio Camus – fra l’utilitarismo (la “malvagità dell’anarcocapitalismo”) e l’umanitarismo.

Non si può tuttavia rinunciare a pensare che la stessa accusa di un camuffamento attraverso l’evocazione dell’anarchia possa essere indirizzata a Bertoldo per quella che è la sostanza del suo libro. Poco incline all’anarchismo della tradizione bakunista, perplesso di fronte a quello “ecologista” di Bookchin, avverso alla “finzione” anarcocapitalista, Bertoldo sceglie infatti la via di un anarchismo nella democrazia, ma non attraverso la prevedibile idea di un democratismo radicale tutto da inventare, bensì attraverso la sua definizione formale, vale a dire attraverso la democrazia conosciuta. Cosa che fa pensare – seppure ridotto a pura gestione della ricchezza sociale di un’umanità che dovrebbe essere comunque sempre libera di scegliere – allo Stato democratico. Si può immaginare come le frange sentimentali dell’anarchismo, che pure non hanno disdegnato di arruolare un eccentrico come Francesco Saverio Merlino nel proprio pantheon, insorgano contro tale visione. Ciò nondimeno il retro testo di questa visione è possibile interpretarlo come una forma di ortodossia, persino di “collettivismo anarchico”. In questo caso il merito di Bertoldo è sia di aver letto l’anarchismo attraverso le sue ambiguità e aporie, sia di averlo pensato in concreto attraverso esiti formali.

Se nel liberalismo lo Stato non deve mettere naso nell’economia e limitarsi alla difesa di regole e persone, nella visione di Bertoldo dovrebbe prosciugarsi della “politica” per rimanere un semplice magazzino di risorse così da poter aver cura dei bisognosi (e qui si può avvertire l’eco de La conquista del pane di Kropotkin). Il discorso dell’”uguaglianza” democratica si sposta dunque sulle differenze personali per tornare a un’uguaglianza non semplicemente formale. A questo punto la dialettica fra il detto e il suggerito si ripresenta – ma questa volta in modo più equilibrato ed esplicito – nell’analisi che Bertoldo fa dei concetti di individuo, libertà e proprietà – quest’ultima distinta dal possesso. Nelle pagine relative, poste alla fine del primo terzo del libro, Bertoldo – casomai i concetti fossero vaghi, per non dire ambigui, come in effetti sono – mette in atto una assai stretta concatenazione di idee al fine di essere il più preciso possibile, malgrado la consapevolezza della difficoltà. In un certo senso tutto ciò che ho fin qui definito la visione di Bertoldo – suffragata per giunta da un tono assertivo che nelle finali “considerazioni a latere” assume addirittura l’aspetto delle Tesi – è sottoposto di continuo all’azione di forze centrifughe, come la pensosità all’umorismo. Lo è tanto che solo adesso mi accorgo di quanto fosse già indicativo – di serietà e umorismo, di riflessivo e da riflettere – il titolo del libro.

Intervista a Lew Rockwell


Presi nel vortice della decomposizione del sistema centralizzato capita di perdersi d’animo, di non riusicre a vedere vie d’uscita. Il Leviatano sembra essere più forte che mai, ormai intrecciato in ogni attività umana, portatore di sofferenza e morte.

È allora davvero rinfrancante leggere le parole di Lew Rockwell in questa intervista per Daily Bell, e condividere la sua passione refrattaria a qualsiasi disperazione, la sua fiducia nei giovani, nelle idee e nella libertà.

Gli imperi passano e muoiono, la libertà è per sempre.

Introduzione: Lew Rockwell è uno dei principali sostenitori del moderno movimento del mercato libero e un importante fautore del rinascimento dell’economia austriaca in America ed all’estero. Rockwell è stato l’editore di Ludwig von Mises negli anni 60 e successivamente ha lavorato come capo dello staff del membro del Congresso Ron Paul. È fondatore del Mises Institute di Auburn in Alabama e del blog di successo LewRockwell.com. Insieme, queste entità sono fra i siti internet sul libero mercato più frequentati nel mondo.

Daily Bell: Avete condotto quasi da solo una rivoluzione nel pensiero che ha cambiato il mondo. Che sensazioni vi dà?

Rockwell: Be’, grazie, ma non è così che funzionano le idee. Senza donatori, facoltà, studenti, collaboratori, mezzi di distribuzione e divisione del lavoro, siamo tutti soltanto degli scribacchini isolati. Questo è sempre stato vero, dal mondo antico ad oggi. Ci piace dire che una persona può fare la differenza, ma è vero solo in parte. Tutte le forme di produzione, comprese quelle nel mondo delle idee, richiedono tutta la cooperazione possibile. Ed anche se stavamo facendo grandi progressi prima del 1995, l’avvento dei media digitali ha fatto una grande differenza proprio perché ha ampliato drammaticamente le opportunità di comunicare e cooperare.

Daily Bell: Potete far conoscere ai nostri lettori la profondità e l’ampiezza delle organizzazioni di servizi che avete fondato – in particolare sulla rete?

Rockwell: Ho fondato il Mises Institute nel 1982 per garantire che l’influenza di Mises e degli altri economisti austriaci potesse crescere. Oggi Mises.org è il più grande sito no-profit di economia sul pianeta, ed è un potente centro educativo ed editoriale. Ho fondato LewRockwell.com nel 1999, innanzitutto perché avevo una gran quantità di informazioni da condividere e mi ero stancato di usare le liste mail. Pensai che avrei potuto anche postare ciò che trovavo interessante, in ogni campo, su un sito pubblico. Oggi, è il sito libertario più letto della rete.

Daily Bell: Avevate mai sognato di poter raggiungere questo livello di successo?

Rockwell: Né io né nessuno dei miei mentori, come Rothbard, o di coloro che mi influenzarono, come Mises, avremmo potuto immaginare una cosa simile. Naturalmente, il raggiungere le menti è tutta una questione di libertà. La posizione base del mondo è il dispotismo. Nella realtà delle cose, la libertà è un’eccezione. A rendere l’eccezione possibile è il lavoro ideologico, ovvero la diffusione delle idee con ogni mezzo possibile.

Daily Bell: Attribuite parte del successo a vostro padre. Potete dire ai nostri lettori qualcosa su questo uomo unico?

Rockwell: Era un chirurgo e un uomo dal carattere forte, un uomo all’antica di quel genere che è difficile da trovare. Non si lamentava, non piagnucolava quando le cose non andavano come voleva lui. Era incredibilmente arguto ed amava la libertà nel senso in cui l’amavano gli uomini dell’Illuminismo: non credeva che lo stato potesse far qualcosa meglio di come ciascuno può farlo da sé. Era un uomo della Old Right che disprezzava FDR, nella cui guerra intenzionale venne ucciso il mio fratello più grande, e ammirava Robert Taft, specialmente a causa della sua politica estera non-interventista. Mio padre lavorò duro fino all’ultimo istante in cui poté farlo. Così dovremmo far tutti.

Daily Bell: Potete fornirci una breve storia di come è nato il vostro interesse per il libero mercato e di come avete deciso di farne il lavoro della vostra vita?

Rockwell: Come con la maggior parte delle persone, cominciò osservando qualcosa di profondamente sbagliato nella cognizione comune, che fin dalla scuola elementare sembrava presumere che i saggi padroni nelle alte sfere avessero maggiore conoscenza di chiunque altro e che per questo motivo dovessero avere autorità su tutto e tutti. Questa supposizione pareva difettare di prova empirica, per quel che potevo vedere. Scoprii la letteratura della libertà nascosta nelle biblioteche e mi resi conto che la verità era una cosa che avrei sempre dovuto scavare per trovarla. Non mi sarebbe stata offerta dai giornalisti, dai politici, né dai luminari delle istituzioni accademiche. Quando scoprii quel che era vero, non potei evitare di agire in base ad esso, e parlarne ad altri. Niente di più complicato.

Daily Bell: La scomparsa dello stato è la conseguenza logica dell’economia austriaca?

Rockwell: Mises non la pensava così; e nemmeno Hazlitt. Sudha Shenoy sostiene che di tutti coloro che hanno esaminato la possibilità di una società senza stato in quella generazione, Hayek fu quello che si avvicinò di più a comprendere il temperamento anarchico. Comunque, l’uomo che ha fatto la vera differenza nella scuola austriaca in questo senso è stato Rothbard. È stato lui a spingere l’apparato teorico “oltre il limite,” per così dire. Oggi è difficile che un moderno austriaco non sia un anarchico. Questo grazie anche a rothbardiani come Walter Block, Hans-Hermann Hoppe e David Gordon, naturalmente. Un tempo Rothbard era denunciato per i suoi punti di vista, per aver, dicevano, marginalizzato la scuola. Ora, naturalmente, il suo anarchismo è forse la maggior parte dell’eredità che ha lasciato al mondo. Attrae molto i giovani, diversamente dello statalismo degli economisti di regime.

Daily Bell: È ragionevole credere che lo stato possa un giorno appassire o la realtà ci insegna che il meglio che si può fare è limitarne il potere?

Rockwell: Per me, è come chiedere se possiamo immaginare una società senza furti ed omicidi. Forse non accadrà mai, ma dobbiamo avere l’ideale in mente oppure non ci avvicineremo mai ad esso. Senza l’ideale, si ferma il progresso. In qualche misura, allora, chiedersi se alla fine la realtà vi si conformerà non è la domanda cruciale. Ciò che conta è se quello che immaginiamo possa e debba esistere. Mi piace immaginare una società senza aggressione legalmente sanzionata contro la persona e la proprietà.

Daily Bell: Vi preoccupa il fatto che le vostre organizzazioni possano subire attacchi pesanti con il progredire del movimento per il mercato libero?

Rockwell: No, non mi preoccupo di questo. D’altra parte, per i radicali è del tutto normale essere sottoposti ad attacchi da ogni lato, quindi non mi sorprenderebbe.

Daily Bell: Torniamo indietro nel tempo. Avete fondato Imprimis. Eravate amareggiato quando ve ne andaste?

Rockwell: Per niente! Ammiravo e ammiro ancora George Roche. Ma il mio lavoro a Hillsdale era finito e sono andato oltre.

Daily Bell: Quando avete deciso di fondare il Mises Institute? Fu quando vi alleaste con il famoso economista austriaco Murray Rothbard?

Rockwell: Ero stato editore di Mises alle edizioni Arlington House, verso la fine degli anni 60. Dopo la sua morte nel 1973, mi apparve sempre più chiaro che nessuna idea in questo mondo ha una probabilità di successo senza un’infrastruttura di supporto. I misesiani non l’avevano nelle università né nei think-tank. Mises stesso affrontò il problema della mancanza di supporto lasciando l’Austria e muovendosi verso un meraviglioso istituto a Ginevra. Io volevo fondare un istituto negli Stati Uniti che potesse essere un santuario per il libero pensiero nella tradizione misesiana. Innanzitutto mi avvicinai alla sua vedova, Margit von Mises, che mi dette la sua benedizione ed acconsentì ad essere il nostro primo presidente. Allora chiesi a Murray, che avevo allora conosciuto, di guidare i nostri affari di studio. Ne fu entusiasta anche lui. Era un alleato naturale non solo perché era il più grande allievo di Mises, ma anche perché veniva evitato perché troppo estremo, troppo radicale, non sufficientemente disposto a partecipare al gioco – proprio come lo era stato Mises. Prendo molto seriamente il suo esempio e la fiducia che ha riposto in me rendendomi il suo esecutore. In molti sensi, è stato la forza critica dietro al nostro sviluppo ed al nostro successo. Il suo spirito ancora li circonda oggi.

Daily Bell: Cosa penserebbe Rothbard di ciò che è successo? Sarebbe sorpreso?

Rockwell: Be’, soprattutto sarebbe eccitato. Ma si ricordi che è stato il più grande ottimista per la libertà. Era pieno di speranza e odiava la disperazione. E questa non era solo un atteggiamento. Era vera speranza radicata nella ferma convinzione che se avessimo fatto la cosa giusta, avremmo potuto fare la differenza. In questo senso, non penso che si sarebbe sorpreso vedendo che abbiamo più richieste di ammissione di quelle che possiamo accettare, che sempre più studiosi ci cercano, che i nostri programmi di affiliazione vadano esauriti, che i nostri file audio vengono scaricati da milioni, che i nostri libri vendano più velocemente di quanto riusciamo a stamparli, e tutto il resto.

Daily Bell: C’è stata una risurrezione del randismo. Siete sorpreso? L’approvate?

Rockwell: La incontrai ed ascoltai le sue conferenze, e ne rimasi sempre impressionato. Ricordate che quando uscì La Rivolta di Atlante, sia Mises che Rothbard scrissero delle appassionate recensioni. I suoi romanzi sono profondamente efficaci nel promuovere il messaggio capitalista e tutto ciò è un bene. Ma ci sono alcuni errori cruciali. Non penso che abbia capito completamente la natura cooperativa dell’ordine sociale capitalista, per esempio. Aveva meno riguardo per il consumatore che per il capitalista ed a tale riguardo aveva ragione soltanto a metà. Ma generalmente se i suoi libri possono liberare la gente da miti contro la libera economia, è un grande risultato.

Daily Bell: Potete fare ai nostri lettori una breve descrizione di Antiwar.com e, nel caso, di come è collegato alle vostre imprese?

Rockwell: Direi che AWC è specializzato in un aspetto del pensiero rothbardiano. Ma anche se è un parente ideologico di LRC e di Mises.org, non c’è un rapporto diretto. I figli di Rothbard sono ovunque, naturalmente. Una ragione è il modo speciale che aveva di comunicare con la gente. Parlava a lungo con chiunque circa i suoi precipui interessi intellettuali. Se amavate le notizie, vi parlava di notizie. Se amavate la storia delle idee, vi parlava della storia delle idee. Se eravate dedito alla partizione del Belgio, vi parlava di questa causa. Aveva una personalità e un intelletto giganteschi. Nessuna inclinazione o interesse o causa possono riassumere la sua vita.

Daily Bell: Come sta andando la raccolta di fondi? È diminuita con la crisi finanziaria?

Rockwell: Per niente. Se mai, la gente è ancor più dedicata all’ideale della libertà ed alla propagazione della verità. Le idee austriache stanno ottenendo tanta attenzione come mai prima, come conseguenza di una crisi spiegata così bene dal paradigma austriaco.

Daily Bell: Vedete un aumento constante nella gente che vuole finanziare gli sforzi a sostegno del libero mercato?

Rockwell: Anche qui vediamo un grande progresso.

Daily Bell: Qual è il futuro del movimento per la libertà di Ron Paul dal vostro punto di vista?

Rockwell: Una cosa è chiara: il movimento di Paul ha fatto una differenza enorme nell’avvicinare la gente alle idee libertarie. In qualche modo, c’è un elemento tragico nel fatto che serva la politica per risvegliare la gente. L’ideale sarebbe che le persone scoprissero le idee della libertà per altre vie. Ron Paul è d’accordo con questa osservazione, tra l’altro. Lui si vede prima di tutto come educatore. Ha scelto la politica perché, per lui, era un percorso efficace per il suo obiettivo più grande e importante. E che lavoro straordinario ha fatto, nei suoi scritti e discorsi e con il suo esempio per quasi quattro decadi. Ha portato alla luce un gran numero di persone. Quello è sempre stato il suo sogno. Dovrei aggiungere che suo sostegno nei primi tempi è stato molto importante per il successo dell’istituto. Siamo onorati di averlo come nostro Consigliere Distinto.

Daily Bell: Le vostre organizzazioni educative saranno in futuro più coinvolte nell’azione politica oppure no?

Rockwell: Direi di no. A meno di essere Ron Paul, la politica è un affare pericoloso, ed è una tentazione a dire e fare cose da pazzi. Il successo è effimero, mentre noi siamo qui per il lungo termine.

Daily Bell: Come va la diffusione del movimento per il mercato libero all’estero?

Rockwell:
A meraviglia. L’austro-libertarismo è paragonabile al marxismo nell’estensione della sua diffusione internazionale. Tutto ciò è molto emozionante. La libertà dell’uomo è un desiderio universale, quindi è naturale che non possa esserci un movimento libertario che non sia davvero internazionale.

Daily Bell: Sperate che questa crescita continuerà al passo tenuto nel decennio passato?

Rockwell: Il futuro è sempre incerto, ma abbiamo gli strumenti, l’energia e le idee. Solo negli ultimi anni, abbiamo ristampato virtualmente tutto dalle biblioteche libertarie ed austriache. I nostri download sono immensi, in particolare fra i giovani. Se voleste predire il futuro, guardate alle idee dei giovani e vi avvicinerete a trovarlo. In questo senso, sono sicuro che il nostro movimento continuerà a crescere molto a lungo dopo la mia vita.

Daily Bell: Avete notato un aumento della resistenza ai vostri sforzi da parte degli enti governativi organizzati?

Rockwell: Si sentono delle voci, ma niente è sicuro. Il governo attualmente ha molti nemici e i soliti problemi burocratici nell’affrontarli tutti.

Daily Bell: Cosa succederà al governo degli Stati Uniti ed alla sua struttura di potere alleata? Pensiamo che stiano perdendo credibilità ed influenza.

Rockwell: Sì, e confrontate gli attuali sentimenti antigovernativi a come erano le cose subito dopo il 9/11/01, un enorme fallimento dello stato che lo stato ha usato per promuovere sé stesso. Oggi vediamo la crescita dei sentimenti anti-statalisti, ritornati ai livelli degli anni 90. Ma questo è il problema. La sinistra odia alcuni aspetti dello stato e ne ama altri. La destra è la sua immagine speculare. Il lavoro del libertario è di convincere entrambi gli schieramenti a vedere che gli altri hanno ragione a metà. Pensate ai Tea Parties, ad esempio. Le folle ruggiscono la loro disapprovazione per il socialismo proprio mentre applaudono le invasioni militari socialiste.

Daily Bell: È possibile restituire gli Stati Uniti ad una forma di governo più repubblicana? Si può abrogare la storia?

Rockwell: La nostra è la storia di una nazione radicalmente decentralizzata e questa memoria non si è volatilizzata del tutto. Potrebbe essere che il percorso verso la libertà negli Stati Uniti passi per la secessione. E guardo al Nullification Handbook di Tom Wood di prossima pubblicazione. O la decentralizzazione potrebbe essere de facto con sempre più persone che scoprono i mezzi per secedere individualmente da settori specifici dello statalismo: usando valute alternative, istruendo in casa i loro bambini, leggendo i media alternativi, aggirando il complesso industrial-farmaceutico, iniziando un’attività in nero, fumando qualsiasi sostanza vogliano, o rifiutando di tornare ad una missione militare. La ribellione può prendere molte forme. Dobbiamo imparare ad accoglierle tutte favorevolmente.
Daily Bell: Pensate che vedrete l’oro fare concorrenza al dollaro come valuta nel corso della vostra vita?

Rockwell: La tecnologia permette questa cosa come mai prima. L’oro non scomparirà, mentre la vita del dollaro è limitata.

Daily Bell: Vi aspettate una revisione della Fed?

Rockwell: Potrebbe accadere, comunque come nota Ron Paul, la trasparenza è soltanto un passo verso quello che dev’essere lo scopo finale: la fine della banca centrale.

Daily Bell: Cosa pensate della teoria di Ellen Brown secondo cui lo stato ha storicamente creato la moneta e che le banche, compresa la Fed, dovrebbe essere nazionalizzata ed guidata dal “governo del popolo.” Alcuni dicono che la supervisione che Ron Paul vuole che il congresso abbia sulla Fed è in qualche modo un’approvazione della posizione browniana.

Rockwell: Non la conosco molto, ma la Fed è la banca centrale del governo, la legge di revisione non dà potere monetario ad altre parti del governo, e le banche sono già in combutta con il regime. Ecco perché abbiamo una Fed e la riserva frazionaria è ufficialmente permessa.

Daily Bell: Sappiamo bene che Ron Paul vuole una parità aurea ed in un mondo perfetto la fine della Fed. Potete riaffermare questa posizione per i nostri lettori?

Rockwell: Sì, benché non voglia un monopolio per nessuna cosa, nemmeno per l’oro. Vuole che la moneta sia radicata nell’esperienza del mercato. Non è così complicato.

Daily Bell: Abbiamo notato quello che noi pensiamo essere un ammorbidimento della posizione istituzionale per quanto riguarda la parità aurea – e la possibilità che le libere attività bancarie siano anch’esse un’opzione considerata. È questa un’osservazione corretta della posizione delle vostre organizzazioni?

Rockwell: Non direi che abbiamo una posizione ufficiale. Ci sono molti modi per muoversi verso la moneta di mercato e le attività bancarie non-inflazionarie. Non vorrei mai chiudermi nessuna possibile via. Un problema con il programma misesiano per la parità aurea è che conta sull’idea che le persone in carica facciano la cosa giusta. Questa è un’idea affascinante, all’antica, ma non penso che possa funzionare nel nostro tempo. Dobbiamo essere aperti alla possibilità che la riforma non arrivi mai dal vertice.

Daily Bell: Siete favorevole ad uno standard privato oro-argento o la parità aurea è sempre preferibile?

Rockwell: Sono assolutamente per la concorrenza fra metalli. Ma un vero standard è sempre privato e lascia sempre spazio per valute concorrenti.

Daily Bell: Una delle questioni più difficili da risolvere dal punto di vista del mercato è la proprietà intellettuale. Potete dire ai nostri lettori la vostra posizione su questo difficile tema? In un mercato libero, gli individui potrebbero rivendicare e far rispettare i diritti di proprietà intellettuale con qualche prospettiva di successo?

Rockwell: Rothbard ha condannato i brevetti ma non il copyright. Mises e Machlup vedevano i brevetti come concessioni governative di monopolio, ma nessuno di loro li ha condannati completamente. Hayek era contro il copyright ed i brevetti, ma non ne ha scritto molto. Sono stati i media digitali a portare la questione al centro dell’attenzione. Il pensatore chiave qui è Stephan Kinsella. Lui e Jeffrey Tucker hanno fatto il lavoro pesante ed hanno convinto la maggior parte di noi che la proprietà intellettuale è un artificio che non ha posto in un’economia di mercato. Ci sono implicazioni incredibili in questa presa di coscienza. La riproducibilità infinita delle idee significa che abbiamo molte probabilità di successo. Il fatto che le idee non sono merci limitate significa che non devono essere controllate. Questa è una cosa meravigliosa. C’è molto lavoro da fare in questo campo. L’intera storia dell’invenzione ha bisogno di essere rivista e la nostra teoria dei mercati deve tenere migliore conto del ruolo centrale dell’emulazione nel progresso sociale.

Daily Bell: Pensate che il complesso militar-industriale negli Stati Uniti verrà gradualmente eroso con l’accrescersi della forza del movimento per il libero mercato, o la struttura del potere è determinata a mantenere l’impero?

Rockwell: Deve erodersi. L’impero è follemente sovradimensionato. Ad un certo punto, faremo la fine della Gran-Bretagna e di Roma. Possiamo solo sperare che gli Stati Uniti seguano questo percorso con saggezza e non per disperazione.

Daily Bell: Dove volete arrivare? Avete altri cambiamenti organizzativi in programma? Espansioni?

Rockwell: Ci sono espansioni giornalmente. Stiamo assistendo a cose meravigliose, cose che sono più grandi di qualsiasi cosa che abbiamo fatto. Ma non voglio rovinare la sorpresa.

Daily Bell: Qual è il vostro futuro personalmente? Su quali attività intellettuali avete rivolto la vostra attenzione?

Rockwell: Voglio continuare a lavorare, particolarmente sul mio sito e continuare ad allargare i confini delle idee e della tecnologia. Non penso mai di andare in pensione, e nessuno dovrebbe farlo. C’è troppo lavoro da fare.

Daily Bell: Potete suggerire ai nostri lettori quali pubblicazioni ed informazioni cercare sui vostri siti – dove cominciare?

Rockwell: Cominciamo sempre con le nostre passioni, quali che siano. Non ci sono due persone uguali. A questo servono i motori di ricerca. Ma lasciatemi dire che ad un certo punto, tutti dovrebbero aspirare ad essere un serio allievo di Mises e di Rothbard. Non c’è formazione completa senza di loro.

Daily Bell: Se i lettori desiderano imparare di più sulle vostre organizzazioni, qual è il punto di partenza più facile? È possibile per chiunque assistere ai seminari di Mises, ecc?

Rockwell: I siti sono un grande posto per cominciare, ma naturalmente amiamo far venire nuova gente ai nostri congressi. Stiamo lavorando per creare più occasioni per questo.

Daily Bell: Dove suggerireste di andare ad un giovane per l’istruzione superiore negli Stati Uniti?

Rockwell: Intendete per la formazione o l’università? Non sempre coincidono. Oggi potete ottenere una buona formazione online. Per i titoli universitari, suggerirei l’investimento meno caro. Ma ricordate che il costo opportunità dell’educazione scolastica è molto alto. Dopo quattro – sei anni in un istituto universitario, una persona può scoprire di non avere alcuna abilità. Questo è il modo peggiore di entrare nel mondo del lavoro.

Daily Bell: Grazie per il vostro tempo e per la vostra analisi.

Rockwell: Grazie a voi.

La risposta di Corvaglia

La risposta di Corvaglia al mio articolo: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3578:aprire-alla-sinistra-libertaria&catid=1:latest-news#yvComment3578 )

Ho visto l’intervento di Domenico, ed ho pensato,dopo una fugace (fugacissima) scorsa al dibattito, di affiancare il buon Domenico nella sua provocazione, perché mi sembra che ci sia una confusione dei piani del discorso. Guardare a sinistra non vuol dire affiancarsi agli statalisti. Fu Rothbard in persona e cravattino che, rifacendosi agli schemi destra-sinistra originari, cioè quelli della rivoluzione francese, affermò di ritenersi addirittura di “estrema sinistra”. Tale affermazione fece, non solo chiacchierando col comune amico Riccardo La Conca che me lo confidava qualche anno fa (solo due gradi di separazione fra me e Rothbard?..wow!),ma perfino scrivendolo a chiarissime lettere in “Left and Right: the Prospects for Liberty”, un saggio contenuto in “Egalitarianism as a Revolt Against Nature and other essays”. Se nel primo caso poteva essere alticcio, nel secondo credo che Murray fosse cosciente di ciò che diceva. In quel saggio Rothbard affermava che il conservatorismo,cioè la destra, è il nemico e l’antitesi diametrale del libertarismo. Mica solo questo. Diceva anche che il socialismo (“a confused, centrist movement”) è il centro, perché mescola lo statalismo della destra con istanze di liberazione “sinistre”; pertanto, se sinistra vuol dire emancipazione,lotta al potere ed alle autorità, il libertarismo,opposto allo statalismo dell’ancien regime, è la sinistra. Questo diceva il fondatore del “paleolibertarismo”. Che poi la sinistra abbia abbracciato lo statalismo è solo indice della sua degradazione. Inoltre, il libertarismo è, secondo il Rothbard di Left and Right, un movimento radicale, estremista che ha riportato nell’area liberale (latu sensu) il testimone del radicalismo. Secondo Rothbard, infatti, il radicalismo, nel senso di opposizione imperterrita all’autorità e al potere, era stato abbandonato dal liberalismo, in seguito alla sua corruzione da parte della filosofia utilitarista, e sequestrato impropriamente da parte del socialismo, che si era impropriamente – e ripeto impropriamente – posto come sinistra. Ora, pur non condividendo completamente il discorso rothbardiano sull’utilitarismo, concordo in toto sulla carica radicale dell’idea libertaria, un’idea che non può vedersi limitata all’asfittica, per quanto sacrosanta, lotta antifiscale. Così finisce per atrofizzarsi e rischia di rivolgersi contro se stessa, come la sinistra.