Archivio

Posts Tagged ‘Pcl’

Cambia tutto! Vince l’astensionismo,ma non tanto.

Ho venti anni e queste sono le elezioni più brutte che abbia mai visto, però anche in quelle dove mi riconosco di più nel pensiero popolare e generale. A vincere è l’ astensionismo (anche se si poteva far di meglio) e di questo ne sono contentissimo. Ora torniamo a parlare seriamente e libertariamente di mercato, di diritti civili, di antiproibizionismo, di libertà, di lotta alle forze repressive siano esse lo stato, i carceri o le forze clericali e di individualismo positivo con la consapevolezza che tutto sarà più difficile.
Queste elezioni dovrebbero far riflettere:
1)I radicali che stimo moltissimo e che ho sempre sostenuto hanno fatto una scelta politica sbagliatissima.
2)La lega è il nuovo partito del popolo è il nuovo partito operaio.
3)Bertinotti ha fallito e anche se personalmente rimango deluso sono soddisfatto di quesa situazione o meglio di questa punizione.
4)le varie leghe comunistelle non son servite a nulla.
5)Sono completamente amareggiato dalla sostanziale caduta di Boselli e del P.S.

6)Bisogna ricostruire una sinistra che non sia demagogica e che non sia la Sinistra Arcobaleno.
Ora ritengo importante costruire un modello di partito-Movimento libertario e radicale, senza Pd senza Pdl e senza ideologie che nemmeno gli operari ( che ne muoino 5 al giorno) vogliono.
Alcuni dati sull’astensionismo:
da Brindisi: provincia tra quelle che ha avuto una delle percentuali piu’ basse d’Italia come affluenza di votanti. Ben 5punti e mezzo in meno a livello provinciale rispetto al 2006 e Brindisi citta’ ben otto punti in percetuale in meno rispetto al 2006. Un dato che dice gia’ tutto su come e’ stata presa la mancanza di presenza di nuovi candidati ,ma soprattutto un chiaro segno d’insofferenza per un sistema che punisce da tempo la nostra citta’e l’intera provincia. Al di la’ di questo voto c’e’ da dire che la vittoria del partito della liberta’, pur se di misura ,ha visto di contro un buon risultato della lista di Di pietro che in citta’ si e’ potuta avvalere della presenza di Antonio Giunta che si e’ molto impegnato e lo ascolteremo tra poco. Per il senato bisognera’ aspettare stanotte per avere dei dati attendibili. Le valutazioni sul voto noi di puglia tv le faremo tra qualche giorno con i diretti interessati ,soprattutto per quelle che saranno le ricadute sul comune e sulla provincia.
da l’espresso: Tra proiezioni ormai abbastanza attendibili ed exit pool sui quali è doveroso (come nel 2006) stendere un velo, c’è un dato che non si presta a discussioni: quello dell’affluenza alle urne, che si è attestata poco al di sopra dell’80%, registrando un calo di tre punti e mezzo rispetto a due anni fa. Calo quasi generalizzato, tra regioni bianco-azzurre e regioni rosse; e se queste ultime hanno fatto notizia è perché eravamo abituati ad una loro maggiore disciplina.

Annunci

il test che ti testa

Ho fatto il test nonostante non andrò a votare. Sono sorpreso della mia vicinanza con l’Italia dei valori e parzialmente per quella con la lista Per il bene comune. Contento per la mia vicinanza con Boselli e il Partito socialista, non sorpreso per la vicinanza con il PCL di Ferrando sorpreso per la distanza con Sinistra critica. Contentissimo per la mia totale distanza con l’Udc

Per il test: http://www.voisietequi.it/

Tornando a parlare di Lavoro


Negli ultimi tempi il termine ”lavoro” aveva perso la sua connotazione politica per divenire una notizia di cronoca nera e bianca con aggiornamenti continui sulle morti e sulle invalidità causate da incitenti sul lavoro.
Con la campagna elettorale i partiti politici tornano a fare del lavoro il primo strumento di propaganda. Berlusconi ne parla, ovviamente segue a ruota Veltroni, Bertinotti ne ha fatto il perno fondamentale e diritto e dovere ne hanno di parlare le neo-formazioni comuniste dei ferrando e della Sinistra Critica.
Ma tutti sono consapevoli di un cambiamnto radicale di una fissazione anche mentale stesso dei lavoratori: il lavoro deve essere precario. Infatti non si parla di salari fissi di posti stabili di annullamento o superamnto della legge biagi ma si parla, e la ritengo anche una cosa giusta, di sicurezza di 626.
Fa rabbrividire che un uomo muore sul lavoro identicamnte come morì il padre in un altro incidente, come fa rabbrividire la giornaliera citazione morte bianca che giornalmente è fissata al numero 5 cioè 5 morti.
Il problema alla fin fine è proprio il lavoro perchè se si parla di lavoro e di morti sul lavoro se ne parla perchè qualcuno il suo, di lavoro, non lo fa o lo fa male.
la Sicurezza? Vedremo le soluzioni dei partiti. Io intanto la vedo amara, soprattutto con una vittoria di Veltroni che parlerà per la sinistra ma oggettivamente di destra.

Appello pubblico a Sinistra Critica


Appello pubblico del Partito di Alternativa Comunista a Turigliatto e Cannavò
Mentre i nostri militanti, con sforzo generosissimo, stanno raccogliendo le firme necessarie per la presentazione delle liste – uno sforzo titanico, dato che servono più di 2000 firme autenticate per ogni circoscrizione elettorale – apprendiamo che il Parlamento ha approvato un emendamento, presentato da Cannavò (Sinistra Critica), relativo al numero minimo di parlamentari necessari per la presentazione delle liste in tutte le circoscrizioni senza la necessità di raccogliere le firme.

La scorsa settimana, infatti, il Consiglio dei ministri aveva, con un decreto emanato a campagna elettorale già avviata, modificato la legge elettorale e previsto la possibilità, per i partiti aventi almeno due deputati nello stesso ramo del Parlamento (almeno due alla Camera o due al Senato, per intenderci), di presentare una propria lista e un proprio candidato premier alle elezioni, esentandoli dalla raccolta firme. Sinistra Critica – che ha, in virtù della candidatura nelle liste di Rifondazione Comunista alle elezioni politiche del 2006, un deputato (Cannavò) e un senatore (Turigliatto) – oggi ha presentato un emendamento, approvato quasi all’unanimità dalla Camera, che permette loro di presentare la loro lista alle prossime elezioni senza necessità di raccogliere le firme.

Pur ritenendo scandaloso il decreto legge nel suo complesso, che prescinde totalmente dal reale radicamento dei partiti nella società e consente ai singoli che, in questi due anni, hanno goduto di una poltrona parlamentare e finanziamenti pubblici di presentarsi alle elezioni creando dal nulla partiti e candidati premier, giudichiamo positivamente l’accoglimento dell’emendamento di Sinistra Critica, che di fatto risultava l’unica esclusa dal decreto salvaparlamentari. Tuttavia, crediamo che, se veramente Cannavò e Turigliatto intendono sanare, come affermano, “la lesione democratica” devono ammettere che è altrettanto ingiusto che forze politiche della loro stessa taglia – come il Partito di Alternativa Comunista – siano invece costrette a raccogliere decine di migliaia di firme in circa tre settimane. Il fatto di non aver goduto di seggi parlamentari e finanziamenti pubblici paradossalmente oggi ci penalizza, obbligandoci a impegnarci in un’impresa difficilissima, tanto più per un partito di giovani, operai e precari.

Facciamo quindi un pubblico appello a Turigliatto e Cannavò – che già hanno rifiutato la nostra proposta di unire le principali organizzazioni a sinistra dell’Arcobaleno in un comune fronte elettorale comunista, preferendo presentarsi con il loro nome, Sinistra Critica appunto (si veda il nostro appello, pubblicato anche dal Manifesto) – a essere coerenti nella battaglia per gli spazi democratici. Chiediamo loro di presentare in Parlamento un emendamento che abbassi il numero di firme necessario per presentare le liste alle prossime elezioni. Se l’emendamento non dovesse essere accolto, chiediamo a Sinistra Critica di aiutare nella raccolta firme i partiti come il nostro che, nonostante la presenza nelle lotte e nei luoghi di lavoro, sono gravemente discriminati da una legge elettorale antidemocratica. Cannavò ha pubblicamente ringraziato Rifondazione Comunista per aver votato il suo emendamento e aver compiuto “un gesto di civiltà”: chiediamo a Cannavò, nei cui confronti non abbiamo mai nascosto divergenze politiche anche profonde – a partire dal suo sostegno ripetuto al governo Prodi, che abbiamo sempre aspramente criticato – di compiere appunto un semplice “gesto di civiltà”.

Noi, comunque, andremo avanti nella nostra battaglia, con coerenza e caparbietà: sono ormai centinaia i banchetti presenti su tutto il territorio nazionale per la raccolta firme. Pensiamo che le elezioni non siano il baricentro dell’agire politico, che è invece nelle lotte: la nostra prospettiva è rivoluzionaria e anticapitalista. Tuttavia, le elezioni sono un’occasione di propaganda preziosa per far conoscere le nostre posizioni e, per questo, crediamo di avere il diritto di sfruttarla fino in fondo, con la possibilità concreta di presentare le liste nel maggior numero possibile di circoscrizioni

Fabiana Stefanoni

Sinistra critica scende in campo


Un cerchio per tre quarti rosso e per il resto bianco. Tre parole chiave: ecologista, comunista, femminista. Falce e martello in primo piano. E’ questo il simbolo con cui Sinistra Critica correrà alle prossime elezioni. La lista è stata presentata nel corso di una conferenza stampa alla Camera dal deputato Salvatore Cannavò e dal senatore Franco Turigliatto.
Una lista che avrà due candidati premier: oltre a Franco Turigliatto, Sinistra Critica punta anche su una donna, Flavia d’Angeli. “Non si tratta di un ticket, ma di un vero tandem”, spiega Cannavò. Che, prima di tutto, ribadisce l’opposizione di sinistra Critica al decreto elettorale presentato dal governo e che prevede che non debbano presentare le firme le liste che hanno almeno due rappresentanti in una stessa Camera. “Abbiamo presentato in commissione – afferma Cannavò – un emendamento in cui si chiede che i parlamentari possano essere anche appartenenti a due Camere diverse. A parole tutti i gruppi hanno detto che era condivisibile, ma poi non si è votato e la decisione è stata rinviata all’Aula. Noi ripresenteremo il nostro emendamento in Aula perché vogliamo che ci sia parità di condizioni per tutti”.
Cannavò ha motivato la scelta di presentare una lista di sinistra Critica. “Avremmo preferito una lista unitaria a sinistra dell’Arcobaleno – spiega – e crediamo sia stato un errore drammatico non presentarla. Noi siamo realisti e sappiamo che se ci va bene riusciamo a portare in Parlamento un esponente. Ma serve un’altra sinistra perché quella che si raccoglie sotto il simbolo dell’arcobaleno ha fallito: il fallimento del governo Prodi è anche frutto del fallimento del progetti di Bertinotti”. Quanto alla scelta di proporre il simbolo della falce e del martello, il deputato di Sc sottolinea che “non è per nostalgia ma perché per la seconda volta la svolta a destra della sinistra coincide con i simboli buttati nel cestino” e poi perché “è il simbolo della fatica del mondo del lavoro”.
Turigliatto ha spiegato che Sc è contro la guerra e a favore di un aumento dei salari che si realizzi non attraverso una mera riduzione delle tasse ma intervenendo sullo “sconcio dei profitti delle banche e delle imprese”. “Il voto utile – aggiunge il senatore – è solo quello attraverso cui si sostengono le cose in cui si crede. Nelle nostre liste ci sono molte candidature di lavoratori. Noi non rappresentiamo i movimenti ma spiegheremo le loro ragioni”.
Flavia D’Angeli ha sottolineato che “c’è bisogno di una sinistra in questo Paese che non si rassegni al realismo politico, una sinistra inerme e inutile, che in questi mesi ha soltanto detto ai lavoratori, ai giovani, ai precari: ‘non si puo’ fare’…”.

Una cosa è sicura con il pcl e questo nuovo soggetto politico la falce e martello non è destinata a sparire

Pd-Radicali: trattativa in stand by


Stand by nella trattativa tra Partito Democratico e Radicali. A quanto si apprende, i democratici, pronti a fare una proposta nero su bianco in giornata dopo l’incontro di domenica sera Bettini-Cappato-Turco, non avrebbero gradito l’uscita di Emma Bonino a ‘Radio Radicale’. Il ministro alla radio ha sottolineato che in caso di apparentamento con il Pd i Radicali, portando a casa il 2%, avrebbero avuto diritto a 12 deputati e 3 senatori, cinque milioni tra rimborso elettorale e finanziamento pubblico e adeguati spazi in tv per la campagna elettorale. Parole che al ‘loft’ sono state lette come un ‘rilancio’ in una trattativa che si stava avviando a una conclusione. A questo punto il Pd – sempre a quanto si apprende – ritenendo in qualche modo sorpassato il punto della trattativa al quale si era giunti ieri avrebbe deciso di non inviare più la propria proposta a largo di Torre Argentina, ma di incontrare direttamente Bonino e gli altri per fare una proposta e avere una risposta in un senso o nell’altro. Dal fronte radicale si sottolinea però che quella di Bonino é stata una “fotografia oggettiva di quello avrebbe potuto essere se ci avessero trattato come Di Pietro” e la reazione del Pd risulta quindi “incomprensibile”. Si aspetta comunque la proposta dei democratici che dovrà poi essere discussa con il partito. “Certo – osserva un dirigente radicale – sarebbe difficile spiegare la decisione di decapitarsi in cambio di 7-8 seggi e senza avere neppure gli spazi di comunicazione per spiegarlo. Comunque, quando avremo la proposta faremo un dibattito fra di noi e decideremo”.
Pannella, intanto, annuncia che raccoglierà firme per il Pcl di Ferrando.

La necessità dell’ Inutile Sinistra? Inutile ma Necessaria.


Simbolo Pcl con falce e martello
Il Partito comunista dei lavoratori ha varato le liste: ‘Ci presenteremo col simbolo della falce e martellò, annuncia Marco Ferrando. Il Consiglio nazionale del partito ha deciso che sarà presente sull’intero territorio nazionale, sia per la Camera che per il Senato. Il simbolo old style è ‘contro ogni liquidazione delle ragioni del lavoro e del socialismo.

La nostra alternativa
Da Il Manifesto di venerdì 8 febbraio 2008

di Marco Ferrando
I due anni del governo Prodi interrogano passato e futuro della sinistra italiana. E saranno al centro, di fatto, dell’imminente campagna elettorale.
Affermare che il governo dell’Unione ha deluso le aspettative del popolo della sinistra sarebbe un delicato eufemismo. La verità è che il governo Prodi ha risposto alle ragioni del grande capitale, dei vertici di Confindustria, delle principali banche del paese. E che lo ha fatto con il sostegno decisivo di tutte le sinistre italiane, entro il quadro di una maggioranza di governo che sino a pochi mesi dal suo crollo andava dall’Udeur a Turigliatto.
Non si dica che il governo ha garantito il “meno peggio”. E’ vero l’opposto: se fosse stato un governo Berlusconi ad aumentare missioni, basi e spese militari, a confermare la legge 30 , a varare decreti antimmigrati, a promuovere De Gennaro al Viminale, tutte le sinistre avrebbero gridato allo scandalo e una vasta opposizione di massa avrebbe potuto sbarrare la strada alle destre: come già nel 2002 sull’articolo 18 o nel 94 sulle pensioni. Invece queste stesse misure hanno beneficiato per due anni del voto ossequioso delle sinistre e dei loro ministri: ciò che ha coperto le spalle alla concertazione, ha prodotto disorientamento e abbandono nel popolo della sinistra, ha favorito la ripresa delle destre in vasti strati popolari. È immaginabile un disastro peggiore?
Per questo colpisce l’assordante silenzio dei gruppi dirigenti della sinistra arcobaleno circa il bilancio del proprio fallimento. E ancor più la loro coazione a ripetere la propria politica fallita, come se nulla fosse accaduto: chi implorando la resurrezione dell’Unione ( PDCI); chi alludendo ad accordi elettorali col PD come sinistra unita Arcobaleno, dopo aver persino dichiarato disponibilità per un governo istituzionale con le destre (PRC). Si conferma insomma, a sinistra, una volta di più, una vocazione governativa organica, profonda, impermeabile ad ogni lezione: al punto che l’eventuale ritorno all’opposizione sarebbe vissuto come una sorta di purgatorio obbligato in attesa della riconquista del paradiso (?) ministeriale. Come già accadde al PRC nell’intervallo tra il primo e il secondo governo Prodi( 96 e 2006). Ma non è questo il lascito peggiore della lunga tradizione novecentesca della socialdemocrazia e dello stalinismo? Altro che… “Rifondazione”!
Ecco, noi pensiamo che il bilancio di questi due anni imponga invece una svolta radicale. Che segni davvero un cambio totale di rotta. Che faccia tabula rasa ,a sinistra, del trasformismo di lungo corso. Che recuperi la piena indipendenza del movimento operaio e delle sue ragioni, come leva centrale di una alternativa di società: un’ alternativa che è tale solo se rompe col “partito tricolore delle imprese” di Walter Veltroni e col blocco storico dominante. Per l’oggi e per il futuro.
È questa una svolta di prospettiva non solo possibile , ma necessaria.
L’Italia vive una profonda crisi sociale, politica, istituzionale. Se i lavoratori hanno conosciuto in questi vent’anni un arretramento di posizioni, diritti, coscienza, il blocco storico dominante registra non solo un’instabilità politica di rappresentanza, ma una profonda crisi di consenso presso la maggioranza della società italiana. Un’enorme insoddisfazione popolare, seppur ancora prevalentemente passiva, cumula fascine presso i palazzi del potere, sotto la pressione di un emergenza sociale sempre più intollerabile (crisi salariale, indebitamento crescente, precariato dilagante). E la paura di un’esplosione sociale attraversa i circoli più avveduti della borghesia. La loro stessa richiesta di un’unità nazionale mira anche a predisporre una barriera preventiva.
Ecco allora il bivio strategico che sta di fronte alla sinistra italiana. O la sinistra continua ad usare il proprio capitale sociale e le stesse difficoltà politiche della borghesia per candidarsi a tampone della crisi in cambio di ministeri e prebende ( o della loro ricerca). Oppure rompe finalmente con la logica del vassallaggio, recupera una propria autonomia strategica, unisce nell’azione tutte le proprie forze su un programma di alternativa di sistema, candidandosi, su quel programma, a governare l’Italia. E’ la proposta di un polo autonomo anticapitalista.
È una prospettiva impegnativa, ma è l’unica via.
Una sinistra che finalmente dica “se ne vadano tutti, governino i lavoratori”; che si mobiliti, in ogni lotta, per questa prospettiva; che rivendichi l’aumento generale dei salari, la cancellazione delle leggi vergogna sulla precarietà, il salario garantito per i disoccupati, la fine dei privilegi clericali , l’abbattimento delle spese militari, uno stipendio di 2000 euro per i deputati, la nazionalizzazione delle banche usuraie, la cancellazione dei debiti di milioni di famiglie, scandalizzerebbe certo i poteri forti del paese: ma potrebbe polarizzare su un asse anticapitalistico la rabbia sociale che cova, prosciugando il brodo di cultura del populismo, mutando i rapporti di forza, aprendo dal basso uno scenario nuovo. E recuperando così anche lo spazio di possibili risultati e conquiste parziali.
Ma una nuova prospettiva generale richiede innanzitutto un sinistra nuova. Un sinistra di classe, radicata , militante, che non si sia compromessa nè in tutto nè in parte col governo Prodi, che recuperi la centralità del mondo del lavoro, che si batta per un egemonia anticapitalista su tutte le domande di liberazione ( sociali, ambientali, democratiche, di genere). Questo vuol essere il progetto del Partito Comunista dei Lavortaori, definito dal suo recente congresso fondativo. Un partito che sarà presente in tutte le prossime prove dello scontro politico, sociale, elettorale, e che è aperto alla confluenza più larga di tutti coloro che non vogliono piegare la testa. Né oggi, né domani.
Marco Ferrando portavoce nazionale PCL

Ecco che in Italia un nuovo piccolo e inutile partito comunista che non è affatto di massa ma di elitè. Un nuovo partito che può variare dal 0.5% al 0.9% che s’inserisce nella politica elettorale e che non porterà alcun cambiamento ma che è erede insieme al progetto della Sinistra Critica di quella vera Sinistra che una volta Rifondazione,oggi la Sinistra Arcobaleno ha completamente dimenticato. Tutto ciò mentre in Francia si scioglie la famosissima Lega Comunista Rivoluzionaria