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Posts Tagged ‘No Dal Molin’

Povero Vento, Povera italia


1. Federalismo fiscale, piove sul bagnato.

Dopo che il Veneto ha più e più volte urlato, inascoltato, il profondo disagio per un trattamento diseguale a confronto con le vicine Regioni a statuto speciale, la prima decisione è stata: Roma, città a statuto speciale. La seconda: risanamento dei conti in rosso di Roma e Catania, 640 milioni di euro.

2. Maltrattati e ignorati.

350 sindaci veneti chiedono udienza a Palazzo Madama e non vengono ricevuti. Trattati alla stregua di un corteo di ultras, transennati, seguiti a vista dalla polizia, chiedono pacificamente il 20\% dell’Irpef, soluzione parziale ai pesanti tagli che Roma sta facendo alle casse comunali. La risposta è stata: non ci sono soldi

3. Il referendum negato.

Variati, sindaco di Vicenza, non può chiedere democraticamente ai suoi concittadini di esprimersi con un referendum a riguardo dell’esproprio silenzioso che Roma ha fatto del Dal Molin, ceduto ai militari americani. Gli è stato impedito, Roma ha annullato il referedum (nota: per la gioia di Galan e della sua misera ironia nei confronti di uno dei pochi colleghi politici che cerca di mantenere le promesse fatte).

L’italia diviene sempre più statalista.

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La base della fede


Il Consiglio di Stato ha deciso che chiedere il parere dei vicentini sull’ampliamento della base Usa del Dal Molin è inutile: del resto se “lo stato siamo noi,” e lo stato ha deciso che l’ampliamento è un “bene,” il noi che comprende i vicentini ha già espresso la sua preferenza. Sì, lo so, è un po’ complicato all’apparenza, per questo è meglio affidarci alla superiore conoscenza degli eletti (= “coloro che hanno preso i voti”) e accettare il dogma con fede democratica.

La motivazione del Consiglio di Stato, che annulla il provvedimento del Tar che aveva detto no alla richiesta di fermare la consultazione popolare, è illuminante. L’ordinanza ha giudicato il referendum “illegittimo” perché avrebbe per oggetto un auspicio “irrealizzabile”: “non occorrono infatti sondaggi per accertare il fatto che i cittadini sono favorevoli ad aumentare il patrimonio del comune in cui vivono. Sarebbe come chiedere loro se sono favorevoli ad aumentare il loro patrimonio personale.”

Appunto, lo Stato ha deciso, ergo i vicentini hanno deciso, di conseguenza qual è lo scopo di chieder loro cosa desiderano? Lo Stato agisce sempre e solo in nome del Bene Comune, è un dogma che nessuno può mettere in discussione senza venir bollato come infedele, ovvero come oscuro agente delle forze del male il cui scopo è rovesciare l’ordine e la felicità portati dalla D-Emocrazia. In questa malsana categoria rischia di rientrare il sindaco di Vicenza Achille Variati, che ha dichiarato:

“Sono qui come atto di libertà e di lealtà alla mia città. Voglio parlare ai miei concittadini – ha dichiarato Variati – direttamente, in piazza, esercitando una volta di più quel diritto democratico e pacifico ad esprimere un punto di vista su materie decisive per il nostro futuro. Un diritto che le decisioni di Roma hanno cercato oggi, una volta di più, di negare. Chi ha bloccato la consultazione, non è neppure amico degli americani, che ora si trovano loro malgrado nella situazione peggiore. Quella di voler costruire una nuova base in una città umiliata e imbavagliata. Una città a cui è stato negato il diritto non di decidere, ma di poter esprimere il proprio parere. Questa consultazione, l’ho sempre detto, era l’unica strada per provare a sanare una situazione gravemente compromessa, incanalando in un’opzione democratica e di confronto civile le pesanti tensioni frutto di scelte non condivise e neppure spiegate con trasparenza alla popolazione. Chi spiegherà agli americani che ora la base dovrà essere imposta ad una comunità di cui non si sono volute ascoltare le ragioni?”

Qualcuno avverta Variati che rischia la scomunica: chi ha preso i voti dev’essere esempio di fede per i suoi fratelli meno illuminati, e il dio degli eserciti, D-Emocrazia, non è incline al perdono per chi si oppone alla costruzione delle sue chiese.

Articolo da: http://gongoro.blogspot.com/

CONSULTAZIONE POPOLARE , Vicenza

Cosultazione popolare per tutti coloro che non sono cittadini di Vicenza, per dire no alla guerra, alla base, alla morte: vota SI!
La consultazione al link: http://www.nodalmolin.it/consultazione/consultazione.php

Anche Grillo pubblicizza il referendum:
Votate e diffondete il referendum per Dal Molin sui vostri blog per un “auspicio realizzabile”.

Referendum del blog www.beppegrillo.it
sulla nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza

È lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin” – ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense – da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?

Chi vota SI non vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza.
Chi vota NO vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza. Chi vota SI è favorevole alla proposta dell’Amministrazione. Chi vota NO è contrario
( polls)

Elogio alla Bandiera…..quella da elogiare

Ecco come dovrebbe essere il Consiglio delle Nazioni Unite!

Ora si, Vicenza


Il Tribunale amministrativo regionale [Tar] del Veneto si è espresso sulla vicenda Dal Molin: accogliendo il ricorso del coordinamento dei Comitati No Dal Molin e dell’associazione dei consumatori, Codacons, il Tar ha giudicato illegittimo il progetto di costruzione della nuova base militare Usa a Vicenza. Per il determinato movimento che da due anni si oppone ad un Dal Molin militare è un giudizio fondamentale, che restituisce ai cittadini la dignità calpestata dal governo locale e nazionale. «È una sentenza importantissima – dice Marco Palma del Presidio Permanente – che smaschera le falsità di chi ha sempre ignorato la cittadinanza e calpestato la democrazia partecipativa, oltre a mostrare il grave impatto sul territorio che avrebbe la base».
Anche il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, definisce la sentenza del Tar «di importanza estrema, una vittoria di tutti i cittadini. I giudici – sottolinea Rienzi – non solo hanno riconosciuto le tesi sostenute dalla nostra associazione, ma hanno ribadito con fermezza l’importanza dell’opinione dei cittadini in merito a questioni che riguardano direttamente il territorio e l’urbanistica».

Sono diverse le irregolarità denunciate dal Tar. Innanzitutto, il tribunale ha accolto i dubbi sulla Valutazione di incidenza ambientale depositata dalla Regione. Nonostante tale valutazione si riferisca al «progetto ovest», sembra infatti parlare del vecchio progetto, sul lato est dell’aeroporto. «La sentenza – commenta Guido Lanaro del Presidio Permanente – smaschera la farsa della Vinca rilasciata dalla Regione su un progetto inesistente».

Il Tar ha giudicato illegittimo anche il bando di gara, «effettuato senza la procedura di evidenza pubblica prevista dalla legge». Inoltre, il consenso espresso dal governo Prodi alla base è stato giudicato dal Tar «extra ordinem», poiché espresso solo oralmente, «senza una assunzione di responsabilità formale e scritta del governo» e tale «da non essere assolutamente compatibile con l’importanza della materia trattata con i principi tradizionali del diritto amministrativo e delle norme sul procedimento». Il Tar si è poi espresso sul grave impatto ambientale del progetto, riferendosi al «consistente insediamento [e della connessa antropizzazione] sulla situazione ambientale», al traffico e al connesso «incremento dell’inquinamento», oltre che al «rischio di danneggiamento e alterazione delle falde acquifere».
Come se non bastasse, secondo il Tar sussistono «altri profili di illegittimità, alla luce della normativa nazionale ed europea», per quanto riguarda l’insediamento delle nuove strutture militari al Dal Molin, ma anche la realizzazione delle relative opere sul territorio circostante. Infine, il tribunale ha rilevato la grave mancanza della «consultazione della popolazione interessata».
Per queste ragioni, i giudici hanno sospeso l’efficacia dei provvedimenti sul Dal Molin, «inibendo nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento e ciò sotto l’intervento e il controllo degli organi del comune di Vicenza competenti in materia di edilizia e urbanistica». «Continueremo comunque a mobilitarci – spiega Marco Palma – confermando gli appuntamenti dei prossimi giorni e vigilando sull’osservanza della sentenza, affinchè gli americani non avviino i lavori al Dal Molin».

Auguri Vicenza! Speriamo bene…….

WSF 2008: i mille volti del no alla guerra


Fonte: Rete Lilliput
Una delle questioni più urgenti da affrontare su scala mondiale è il pericolo nucleare che vede le super-potenze proseguire nell’uso dell’arma atomica come minaccia verso i paesi e le popolazioni del Sud del mondo.

Consapevoli dell’importanza dell’azione che parte dal locale, le varie realtà legate a Rete di Lilliput partecipano a questa giornata con la proposta di iniziativa popolare per un’Italia libera da armi nucleari. La proposta – sostenuta da più di 50 organizzazioni in Italia e nasce dall’idea che le “vecchie” atomiche presenti nelle basi militari di Aviano e Ghedi, oltre a contrastare con il trattato di non Proliferazione sottoscritto dall’Italia, sono un grosso ostacolo sulla via del disarmo nucleare e offrono un’ottima scusa a qualsiasi altro paese per dotarsi a sua volta della Bomba. In varie forme – dal tradizionale banchetto all’effervescente uscita teatrale – si potrà sostenere la raccolta di firme procurandosi i moduli di attivazione che hanno i gruppi territoriali.

Nell’agenda dei movimenti sociali non può mancare l’impegno per una terra disarmata e quindi Rete di Lilliput conferma il sostegno alla richiesta di moratoria sulla nuova base ‘Dal Molin’ a Vicenza. La raccolta di adesioni per la Moratoria vuole ricordare a tutte le forze politiche del centro-sinistra a rifiutare il nuovo progetto di guerra e l’impegno preso con gli elettori per attivare le procedure per la convocazione della seconda conferenza nazionale sulle servitù militari, come previsto dal programma dell’Unione.

Siamo di fronte all’ennesimo gravissimo atto di delegittimazione popolare visto il mancato coinvolgimento dei cittadini in scelte di così grande importanza. Il caso di Vicenza dimostra che la difesa del suolo italiano sottostà alle condizioni dettate dalla Costituzione italiane (vedi art.11) e per questo vogliamo pensare a un futuro in cui l’unica difesa sia quella popolare e nonviolenta.

È vergognoso che in due anni le spese militari del nostro Paese siano aumentate di più del 20%, raggiungendo la cifra record di oltre 23 miliardi di euro. E questo mentre ci viene detto che non ci sono i soldi per gli insegnanti di sostegno nelle scuole e il servizio civile volontario viene sempre più ridimensionato. I soldi quindi ci sono, ma il governo sceglie di impiegarli per le Forze armate piuttosto che per fare fronte ad altre necessità.

Bisogna soprattutto tener conto di due elementi: i costosissimi programmi internazionali di riarmo a cui l’Italia partecipa e il numero eccessivo di militari che compongono le Forze armate. Abbiamo oltre 185mila militari in servizio, sui 190mila previsti, e di questi più di 100mila, quindi la maggioranza, sono graduati: 25mila ufficiali e 75mila sottoufficiali, di cui oltre 63mila marescialli.
Poi ci sono i sistemi d’arma con i progetti faraonici con ambizioni da superpotenza, sperperando ingenti cifre di soldi pubblici, e poi non si hanno i soldi per carburante e pezzi di ricambio. La nuova portaerei Cavour, oppure l’Eurofighter (programma per lo sviluppo di velivoli per la difesa area) e poi il Joint Strike Fighter (cacciabombardiere, in grado di portare anche bombe atomiche). Oltre a questi costi esagerati ci chiediamo: sulla base della nostra Costituzione, che esclude la guerra, cosa dobbiamo farci di queste macchine e strutture da guerra. Chi dobbiamo andare a bombardare?
Al contrario dovremmo porre fine alla missione militare in Afghanistan, da tempo passata sotto il comando della Nato e pienamente inserita – con i rischi conseguenti – nella guerra “al terrore”.
L’Afghanistan ha bisogno di essere in pace e di essere sostenuto nella ricostruzione di una economia disastrata e poter decidere del proprio destino.AGIAMO INSIEME PER UN ALTRO MONDO! – L’appello si può firmare sul sito http://www.wsf2008.net