Archivio

Posts Tagged ‘Libertari.org’

Online lo Stato è morto!

Annunci

Banchetto libertario della “Luca Coscioni” a Caserta

giugno 12, 2010 3 commenti

Sabato 12 giugno, in via Mazzini, a Caserta, dalle ore 16 alle 19, l’Associazione Luca Coscioni Caserta sarà presente con un banchetto/tavolo informativo sulla ricerca scientifica, sarà distribuita gratuitamente o con donazione facoltativa il mensile: “Agenda Coscioni”, mensile di informazione scientifica libertaria e antiproibizionista, al banchetto dei Cosconiani vi sarà il segretario della Coscioni Caserta: Domenico Letizia, che ricorda la nascita il 20 giugno dell’Associazione Radicale Legalità e Trasparenza al cui congresso l’Associazione Luca Coscioni Caserta sarà presente.
Letizia ricorda che durante il banchetto sarà distribuito il periodico: I Fogli di Enclave, rivista di informazione libertaria del Movimento Libertario. Al banchetto vi sarà anche Antonio D’Addiego il giovane libertario e Coscioniano del gruppo, Josef Ferraro e il tesoriere della Coscioni Caserta Gianroberto Zampella che si sta battendo nella provincia per l’istituzione dell’anagrafe degli eletti.

ABOLIRE LE BANCHE CENTRALI

giugno 4, 2010 4 commenti

KRUGMAN, MAREA NERA E LIBERISMO SELVAGGIO!

di Salvatore Antonaci & Leonardo Facco

Spassosissimo intervento, non fosse per la drammaticità del momento, dell’esimio professor Paul Krugman tradotto dal “Sole 24 ore”, papello quotidiano e palestra della letteratura del regime statalista.
Sapete chi ha causato la marea nera che ha invaso il Golfo del Messico? Ebbene, il vero colpevole della macchia nera che vaga alla deriva delle coste meridionali americani è il liberismo (ovviamente selvaggio) propagandato dall’uomo nero Milton Friedman e dai suoi perfidi accoliti. Perdincibacco!
E pazienza che nel calderone finiscano il capofila della Scuola di Chicago, i lobbisti delle corporations e molta politichetta washingtoniana.Tutti accomunati da un unico destino, quello di fare da parafulmine all’ira nefasta del Nobel (o ig-Nobel?)uomo armato di keynesiana bacchetta.
Se, tuttavia, il nostro arriva a citare nientemeno che la Scuola Austriaca di Economia, imparentandola ai succitati, comprendiamo quanto valga il riconoscimento degli accademici di Svezia: una dracma beota, nè più nè meno. Quanto ci manca in queste occasioni la penna sagace e cristallina di Rothbard, che a Krugman avrebbe dato di certo dell’imbelle!

Che dire, passiamo dalla comicità globale a quella locale ora.

Su un giornale web pugliese un docente di Economia Politica arriva a sostenere quanto segue: “E’ ampiamente dimostrato, e per molti aspetti è intuitivo, che l’aumento della spesa pubblica accresce il prodotto interno lordo, per il tramite di un aumento dell’occupazione e della produzione, e che dunque si può ridurre il rapporto debito pubblico/PIL accrescendo la spesa pubblica.”
Sembra davvero uno sketch surreale dei Monthy Python. Sfortunatamente per noi, non è così. E sfortunatamente per noi – come ha detto Berlusconi in conferenza stampa presentando la manovra economica – gli statali non si possono licenziare. Che almeno dio la stramaledica però…

(http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5750:krugman-marea-nera-e-liberismo-selvaggio&catid=1:latest-news)

Scuola pubblica, cioè statale

maggio 15, 2010 3 commenti

(da A Rivista Anarchica n. 353 Maggio 2010)

Caro Direttore,
ho acquistato e letto con interesse, come faccio spesso, il numero 351 di A (marzo 2010), che conteneva articoli molto belli e accurati. Vi ho trovato però qualche pagina molto stridente con la coerenza ideale della quale gli anarchici sono sempre stati portatori. Si tratta di quelle dedicate a un tema con ogni evidenza molto pericoloso, che mi sembra stia entrando anche nel discorso comune di alcuni militanti – per questo Le scrivo – (ho visto un cartello del genere anche su una vetrina della Libreria Utopia, a Milano): quello della difesa ad oltranza della scuola pubblica. Certo, di fronte all’azione arrogante del settore privato dell’istruzione in Italia e in particolare in Lombardia, dove si cerca di finanziarla con fondi pubblici, ma che dipende in realtà sempre da concessioni, regolamenti e programmi statali, viene spontaneo contrapporvi qualcosa di apparentemente differente. Attenzione però: scuola pubblica significa nel discorso corrente anche statale. A parte l’incoerenza per gli anarchici di difendere istituzioni statali, non è affatto detto che statale sia pubblico (inteso come al servizio del pubblico, della gente comune). La scuola “pubblica” (statale) è di fatto sempre in mano a classi politiche, gruppi, corporazioni che servono sé stesse (soprattutto in Italia) e non il pubblico. Questi gruppi di egoisti organizzati, che se ne infischiano della qualità dell’istruzione, in quanto non sono sottoposti ad alcuna sanzione per la loro inefficienza e per l’enorme costo che rappresentano per i contribuenti, approfittano dell’equivoco e della confusione di statale con pubblico. Pubblica in realtà può esserlo benissimo una scuola non statale, gradita e fatta sopravvivere da coloro che la frequentano o magari l’hanno addirittura creata e l’apprezzano per il suo funzionamento e che soprattutto competa con altre per le sue caratteristiche. Scuole e Università sono ormai statali e proprietà delle classi politiche e niente affatto pubbliche. Sono piene di persone ficcate lì da gruppi organizzati che se ne servono. Fra l’altro le statistiche stanno dimostrando senza ombra di equivoco che le Università statali stanno tornando di classe (vi si iscrive sempre più solo chi ha possibilità economiche): bel risultato, con una tassazione al 60% di quello che si produce!… Sarebbe questo “l’aiuto ai meritevoli, ma privi di mezzi e la finalità sociale dell’istruzione statale”… Sarebbe questa la scuola pubblica? Del resto già in precedenza alle inefficienze (dilagare della burocrazia, assunzioni facili, incompetenza disastrosa) i figli dei ricchi rimediavano andando a studiare all’estero. E chi non poteva farlo si beccava l’ignoranza e il disastro statale No, credo che gli anarchici dovrebbero difendere piuttosto l’apertura totale alla concorrenza nel mercato scolastico e l’ingresso libero, de-statalizzato, di chiunque voglia creare una scuola. Sarà poi il pubblico, qui nel vero senso della parola – e non nel senso di Stato – a giudicarle. Del resto gli anarchici hanno una straordinaria e lunga tradizione di loro scuole indipendenti fatte chiudere dallo Stato e dalla Chiesa (sia in Italia che all’estero: un esempio per tutti, quello meraviglioso e immortale di Ferrer). Se la creazione di nuove scuole fosse veramente libera, non credo che in Italia prevarrebbero quelle clericali o reazionarie. E comunque, se gli si impedisse di imporre “barriere all’entrata” nella concorrenza, a fronteggiare le loro scuole se ne potrebbero vedere molte altre e totalmente diverse. In questo, mi scusi, ma mi sembrano molto più coerenti con le premesse di fondo dell’anarchismo i cosiddetti free market anarchists, gli anarchici “di libero mercato” che, a quanto mi risulta, hanno ora un movimento anche in Italia (www.movimentolibertario.it).
Sperando di averLe fatto cosa gradita segnalando una grave, a mio avviso, incoerenza, che gli anarchici non possono permettersi, Le auguro buon lavoro, assicurandoLe che continuerò a seguire la Rivista, come ho sempre fatto. Sempre che non si dia a difendere altri e ancor peggiori settori statali.

Antonio Craveri
(Milano)

Il genocidio dimenticato, quello Armeno


La caratteristica di questo genocidio è stata finora il silenzio: al silenzio degli assassini si è aggiunto quello degli Stati, delle vittime, delle diplomazie e delle coscienze degli uomini.

I pochi Armeni che sono riusciti a fuggire al massacro si sono rifugiati in tutti i paesi del mondo, si sono messi a lavorare, hanno rispettato le leggi dei paesi che li hanno ospitati e hanno costruito famiglie. Non hanno parlato delle terre che hanno dovuto abbandonare per sopravvivere: è come se avessero cercato di dimenticare per trovare la pace in una nuova vita. Ma il ricordo delle case abbandonate, dei genitori, dei fratelli, degli amici e degli amori massacrati non si può spegnere; questo peso si può sopportare in silenzio, ma il ricordo si trasmette dai padri ai figli e con il tempo il silenzio diventa insopportabile. Leggi tutto…

EDICOLE LIBERALIZZATE? NON SIA MAI!


di Leonardo Facco

Vedete, ci vogliono due cose per considerare liberale l’attuale coalizione di governo. Da un lato – detto senza ipocrisie – ci vuole la faccia come il culo e, in vero, il PDL ha fatto incetta di personaggi capaci di negare anche l’evidenza. Ci sono casi di “portavoce di…” che fanno accapponare la pelle. Non vi dico cosa io pensi sulla congerie di candidati in lista alle prossime elezioni

Dall’altro, ci vuole il pelo sullo stomaco. Perchè anche fingendo di essere liberale tiepdi, trovare qualche barlume di liberalità nel PDL è come andare a tartufi nella Barbagia. Ormai, siamo al punto che Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera, è considerato l’avanguardia del liberalismo di “centro-destra”.

Perchè mai, vi starete chiedendo, esordisco con tal virulenza? Beh… leggete qua:

“(ANSA) – ROMA, 12 MAR – Stop alla liberalizzazione delle edicole nelle città: lo chiedono le commissioni Attivita’ produttive e Giustizia della Camera dei deputati. Le commissioni hanno messo a punto un parere allo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea che liberalizza i servizi. La decisione ora spetta al governo. La liberalizzazione sottolineano le commissioni potrebbe pregiudicare la possibilità di un effettivo accesso all’informazione da parte dei cittadini”.

Liberalizzare le edicole pregiudicherebbe l’accesso all’informazione??? E’ un po’ come dire che liberalizzare l’attività agricola pregiudicherebbe l’accesso all’acquisto di alimentari!

Devastante! Non siamo più di fronte ad un uso smodato della neolingua, qui siamo alla neuro-lingua, al neuro-pensiero. Affermazioni come quelle di cui sopra ci fanno precipitare nel regno dell’imperscrutabile, dell’elaborazione psicoteorica, dove al prefisso psico andrebbe aggiunto il suffiso “labile”.

Sostengo spesso – parafrasando Churchill – che basterebbe ascoltare 5 minuti un parlamentare medio per rendersi conto di cosa è la democrazia. Oggi, vado altro, basta leggere due righe di un provvedimento di un governo pidiellino (partito liberale di massa, ndr) per rendersi conto di cosa sia lo statalismo! E buonanotte al secchio!