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Maledetti assassini!

La morte di un fotografo e due bambini commentati come incidente, ecco la missione di pace del ”pacifista” Obama.

Alla conquista della sinistra

Anthony Gregory, scrittore e musicista che vive a Berkeley, in California, analista di ricerca all’Independent Institute, ci spiega come e perchè i libertari possano, anzi, debbano, cercare consensi anche a sinistra. La traduzione è di Flavio Tibaldi.

I principi fondamentali

Dovrebbero i libertari rivolgersi alla sinistra? Perché potrebbe essere importante? E che approccio dovremmo usare nel farlo?
Come libertari, abbiamo l’obiettivo di un mondo più libero. Malgrado ciò che alcuni potrebbero pensare, il grado della libertà umana in una società non è solo una funzione del tipo di persone al potere o inserite nella struttura dil governo. È, alla fine, un riflesso dell’ideologia pubblica. Quello che la persona media crede ha un grande effetto su come funziona lo stato e su ciò che fa. Se la stragrande maggioranza degli americani si opponesse fondamentalmente alla proibizione delle droghe, per esempio, la guerra contro la droga non potrebbe persistere. Se la maggioranza volesse vietare l’alcool, probabilmente sarebbe vietato. La tendenza del governo è di espandersi e crescere nelle aree della vita dove incontrerà la minor resistenza, compreso la resistenza del pubblico. È per questo che i regimi autoritari dedicano considerevole attenzione alla propaganda ed alla censura.
Il motivo per cui gli Stati Uniti hanno goduto così tanto della libertà interna, rispetto almeno a molte altre nazioni, è l’eredità di quel liberalismo classico che è stato prevalente dalla loro fondazione. Se un’ampia maggioranza di nordcoreani fosse jeffersoniana, persino la loro dittatura militare, per quanto forte possa ora sembrare, si sbriciolerebbe. Il popolo, per quanto riluttante, deve tollerare lo stato, perché esso possa sopravvivere. Lo stato, alla fine, è limitato dalla pubblica opinione.
L’importanza del movimento e dell’ideologia libertaria va quindi molto al di là di quel che può essere visto nella sola politica elettorale. Anche quando nessun libertario vince le elezioni, una cultura relativamente libertaria può impedire allo stato di espandersi quanto farebbe in una cultura più statalista. La misura in cui i liberali ed i conservatori accettano determinate premesse del pensiero libertario – il concetto della proprietà privata, il rifiuto della schiavitù, l’uguaglianza dei diritti davanti alla legge – si riflette nelle politiche che i liberali ed i conservatori semplicemente non tollereranno e quindi nelle libertà che rimangono affinchè tutti noi ne possiamo godere.
Se vogliamo maggiore libertà, abbiamo bisogno di più libertari per contribuire a diffondere queste idee ed ad aiutarle a raggiungere la massa critica nel sostegno popolare. E poiché una percentuale molto importante del popolo è di sinistra, questo fatto da solo richiede di provare a promuovere i principi libertari fra i pensatori e gli attivisti di sinistra. Meno libertarie sono la sinistra o la destra, ,maggiore il pericolo per la libertà.
Molti libertari esitano di fronte all’idea di rivolgersi alla sinistra, supponendo che la sinistra si opponga chiaramente di più della destra alle idee libertarie. Ma non possiamo trascurare la necessità di rivolgerci alla sinistra. È vero che molti libertari sono arrivati da destra, come il movimento di Goldwater più di 40 anni fa, e nella misura in cui i conservatori possono essere avvicinati e convinti dei meriti del principio libertario, questa è una gran cosa e non dev’essere trascurata. Nondimeno, rivolgerci alla sinistra è per alcuni versi più facile del rivolgerci alla destra e spesso non richiede alcun compromesso con il principio per arrivare ad un punto d’incontro, come sembra talvolta che accada con la destra.

Sinistra, destra e libertà

Probabilmente la maggior parte dei libertari che deviano considerevolmente dal principio libertario su questioni importanti lo fanno verso destra. È più comune trovare un libertario che ha un punto di vista statalista sulla guerra o sull’immigrazione che sulla previdenza sociale o sul controllo delle armi. Ma l’errore del deviazionismo a destra va ancora oltre. Molti libertari, nel tentare di abbracciare il governo limitato, finiscono per difendere un governo che non è limitato affatto. Poiché la polizia e l’esercito sono le due funzioni principali che molti libertari sono felici di lasciare nelle mani del governo, a volte dimenticano che quelle agenzie costituiscono il braccio violento dello stato, incaricato di applicare con la forza le molte politiche coercitive e socialmente distruttive a cui noi tutti ci opponiamo. La brutalità della polizia, la tortura in tempo di guerra, le violazioni del processo dovuto e le uccisioni di civili – alcune delle peggiori attività di cui il governo è capace – in effetti arrivano dagli uffici “legittimi” dello stato.
Non solo i libertari che tendono a destra certe volte purtroppo tollerano le peggiori attività del governo, a volte confondono anche il sistema economico corrente di privilegio corporativo e di saccheggio come un certo tipo di approssimazione del capitalismo di mercato. Questo può condurre ad un malinteso della realtà economica, ad una simpatia eccessiva per determinate grandi aziende che in realtà fanno pressioni e traggono giovamento dal grande governo, ed un obliquo senso della priorità riguardo i programmi governativi è quanto di più distruttivo vi sia per la libertà. Un esempio classico è il rivenditore libero che vede i buoni per i generi alimentari come anatema socialista ma non è altrettanto preoccupato dal complesso militar-industriale da miliardi di dollari.
L’errore del deviazionismo a destra ha ispirato Murray N. Rothbard, il grande economista, teorico e storico libertario, a scrivere il suo classico “Left and Right: The Prospects for Liberty” nel 1965. Il saggio sfidava la fallacia che il libertarismo fosse una dottrina conservatrice e metteva in guardia contro le deviazioni a destra. Scriveva che:
I libertari di oggi usano pensare al socialismo come l’opposto polare della dottrina libertaria. Ma questo è un errore grave, responsabile di un grave disorientamento ideologico dei libertari nel mondo attuale. Come abbiamo veduto, il conservatorismo era l’opposto polare della libertà; ed il socialismo, anche se “a sinistra” del conservatorismo, era essenzialmente un movimento confuso e moderato. Era, ed ancora è, moderato perché prova a raggiungere scopi liberali mediante l’uso di mezzi conservatori.
“Mezzi conservatori” si riferisce agli strumenti ed alle istituzioni politiche del governo: tasse, polizia, prigioni e tutto il resto. Effettivamente, per la maggior parte della storia dell’umanità, il governo è stato un’istituzione conservatrice, dal lato della reazione, del privilegio economico, della teocrazia, della patriarchia e del militarismo. I mezzi e i fini assumono grande importanza considerando il rapporto fra il libertarismo e la sinistra e la destra. Come spiegava Rothbard:
Il socialismo, come il liberalismo e contro il conservatorismo, ha accettato il sistema industriale e gli obiettivi liberali della libertà, della ragione, della mobilità, del progresso, dei livelli di vita più elevati per le masse e di una fine alla teocrazia ed alla guerra; ma ha provato a raggiungere questi scopi mediante l’uso di mezzi conservatori incompatibili: statalismo, pianificazione centrale, comunitarismo, ecc. O piuttosto, per essere più precisi, c’erano inizialmente due diversi filoni all’interno del socialismo: uno era il filone di destra e autoritario, da San-Simon in giù, che glorificava lo statalismo, la gerarchia ed il collettivismo e che era così una proiezione del conservatorismo che provava ad accettare e dominare la nuova civiltà industriale. L’altro era il filone relativamente libertario e di sinistra, esemplificato nei loro modi diversi da Marx e da Bakunin, rivoluzionario e molto più interessato a realizzare gli obiettivi libertari del liberalismo e del socialismo: ma in particolare distruggere l’apparato statale per realizzare l'”appassimento dello stato” e la “fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.”
Anche se i liberali di sinistra moderni favoriscono i mezzi statal-socialisti, che sono immorali e socialmente distruttivi, hanno spesso obiettivi lodevoli, soprattutto riguardo all’elevazione dell’uomo comune. Tuttavia è un errore andare troppo oltre ed assumere che i liberali di sinistra siano superiori ai conservatori in generale. Così come c’erano “due filoni differenti all’interno del socialismo,” anche l’odierno movimento liberale di sinistra ha tendenze sia autoritarie che anti-autoritarie. Una chiave per la conquista della sinistra è identificare quanto libertario e quanto statalista sia un dato sostenitore della sinistra.

Discutere con la sinistra

Alcuni esponenti della sinistra si preoccupano di più per le libertà civili che dei loro progetti di “socialismo preferito”, atri fanno l’opposto. Nel corso della storia, molti esponenti della sinistra hanno persino difeso regimi socialisti, dai bolscevichi in Russia alla Cuba di Castro, credendo che i loro orribili risultati sui diritti umani e sulla libera espressione valessero i presunti benefici dei loro programmi socialisti. Altri troveranno questo punto di vista oltraggioso. Alcuni liberali di sinistra pensano che persino i criminali corporativi dovrebbero avere un adeguato processo. Altri diranno butta via la chiave.
Facendo alcune domande, potrete spesso capire se un liberale di sinistra è più interessato alla libertà personale e quindi un potenziale convertito a libertarismo; o se è più interessato alla democrazia sociale direttiva e quindi più incrollabilmente votato allo stato. Un altro buon indizio è quanto scettico sia verso il potere del governo anche quando il “suo” partito è al governo. Con tutti i loro difetti, molti nelle ACLU erano implacabili nella condanna delle violazioni di Bill Clinton della privacy e del quarto emendamento. Tali persone hanno una comprensione limitata della libertà, ma almeno la prendono seriamente ed hanno determinati standard per quanto riguarda le libertà civili che non abbandoneranno capricciosamente per settarismo.
Un’altra considerazione è semplicemente quanto ostile qualcuno sia verso la libera impresa: pensa che la proprietà privata sia inerentemente diabolica, o che i mercati siano sostanzialmente giusti ed efficienti ma che abbiano solo bisogno di qualcuno che li ammorbidisca? Il primo è probabilmente meno probabile che adotti il libertarismo del secondo, che potrebbe avere bisogno soltanto di alcune lezioni di economia per capire che persino piccole dosi di socialismo sono inutili e distruttive.
Inoltre, un liberale di sinistra che sia radicalmente pacifista e contro lo stato di polizia sarà spesso ricettivo per le idee libertarie, poiché già diffida dell’establishment e riconosce che lo statalismo può causare danni molto reali e significativi agli esseri umani. La combinazione migliore ed in qualche modo la più rara, è un liberale molto più pacifista e contro lo stato di polizia che anti-capitalista. Questo è in qualche modo raro perché, purtroppo, molti esponenti della sinistra sono più radicalmente anti-autoritari quanto più sono anti-mercato, mentre quelli che sono più moderati nelle loro condanne della libera impresa sono spesso anche più tolleranti verso l’impero e l’establishment.
Nel comunicare con la sinistra, il migliore approccio, in ogni caso, è di rimanere aderenti al principio. Spesso gli esponenti della sinistra sono abituati a decostruire l’ipocrisia della destra, che proclama di essere per il governo minimo ma difende il Big Brother e le gigantesche burocrazie militari. Rimanendo fedeli al radicalismo ed al principio, un libertario può distanziarsi da tale ipocrisia della destra e dimostrare che le sue posizioni provengono da un pensiero rigoroso e di principio e da una genuina simpatia per le vittime dell’aggressione dello stato. A volte gli esponenti della sinistra assumono troppo facilmente che tutti siano delle vittime, ma i libertari dovrebbero comunque non sottovalutare mai il tributo enorme che il governo impone sui prigionieri, sui civili stranieri in tempo di guerra e sui poveri, sia direttamente che per mezzo del grande costo opportunità provocato dalle grandi spese pubbliche e dal risultante spostamento della creazione di ricchezza del settore privato. Dal momento che il capitalismo effettivamente serve i poveri come nessun altro sistema economico fa, in un certo senso le persone più povere sono le vittime primarie degli interventi del governo che attualmente pesano sull’economia.

Nessun compromesso sui principi

Dato il nostro accordo su molti obiettivi dei liberali di sinistra e un certo accordo sostanziale su molte questioni, è in effetti curioso che fra i liberali di sinistra ed i libertari spesso ci sia tanta animosità. Sulle libertà civili, la politica estera ed effettivamente alcune questioni economiche, c’è almeno un qualche terreno di intesa. Gran parte della diffidenza reciproca è dovuta a cattiva comunicazione e anche se gli esponenti della sinistra non sono del tutto innocenti in questo, noi libertari dobbiamo fare uno sforzo se vogliamo che le nostre idee si diffondano. Ciò significa mettere in risalto determinati punti e perfino riformulare parte della loro retorica. Possiamo mostrare come la libertà preveda una genuina giustizia sociale. Possiamo fare appello alla tendenza anti-violenta della sinistra pacifista e spiegare come le azioni dello stato sono intrinsecamente violente o come minimo affermate sulla violenza. Possiamo spiegare come il grande governo è un’istituzione per benefici e privilegi corporativi ed esporre quanto questo sia dannoso per chi sta in fondo alla scala economica.
La risposta non è, malgrado ciò che alcuni libertari dicono, compromettere i nostri veri principi o provare ad incontrare i liberali “a metà strada” sulle questioni. Non dobbiamo accettare alcuna funzione degli stati sociali né arrenderci all’idea delle burocrazie enormi per combattere il riscaldamento globale. Alcuni libertari hanno chiesto un’alleanza con la sinistra sottolineando determinate libertà personali e sottovalutando la nostra ferma opposizione alla pianificazione centrale. È ironico che alcuni libertari che sostengono un avvicinamento a sinistra siano essi stessi davvero deboli sulla nostra migliore questione per tale avvicinamento: la politica estera.
I libertari a volte appaiono insensibili e freddi, ma parlando con i liberali di sinistra, è facile rimanere fedeli ai principi mostrando quanto realmente ci preoccupiamo per le vittime dello stato, di molte delle quali la sinistra è informata, ma molte delle quali ha invece dimenticato o non sa che esistono. In questo senso quando affronta questioni che variano dal crimine alla povertà, il libertario può tenere la superiore posizione morale che i liberali di sinistra usano spesso occupare, almeno nelle loro intenzioni, quando comunicano con i conservatori.
Con appena un po’ di sforzo e comprensione, i libertari possono avvicinarsi alla sinistra ed avere enorme influenza su di loro su tutte le questioni: non solo quelle su cui concordiamo più superficialmente, quali la guerra e le libertà civili, ma in effetti anche sull’economia e sulla proprietà privata.

Le questioni

Comunicare ideali libertari a sinistra può essere una sfida, ma può anche contribuire a sostenere la nostra comprensione dei nostri stessi principi. Spesso, i libertari cercano di appellarsi alla sinistra enfatizzando le nostre aree di accordo, che sono viste convenzionalmente come soprattutto riguardanti le libertà personali e la guerra. Ma anche quando discutiamo tali questioni, è importante che mostriamo come le nostre posizioni provengono da un’ideologia coerente e spieghiamo agli esponenti della sinistra come i loro stessi istinti libertari sono in conflitto con quelli dirigisti e collettivisti.

Libertà civili

I liberali classici ed i liberali moderni condividono il rispetto per le libertà civili, ma mentre la posizione libertaria scorre dal principio di auto-proprietà, dai diritti di proprietà e dalla libertà di associazione, la posizione convenzionale della sinistra è spesso contraddittoria con altre posizioni ed a volte anche intrinsecamente.
Effettivamente, il concetto stesso delle libertà civili è incoerente senza una certa concezione dei diritti di proprietà. La libertà di parola non comprende il diritto di gridare oscenità a qualcuno nella sua camera da letto mentre sta cercando di dormire. Nessuno ha il diritto di entrare nella proprietà di qualcun altro per pregare senza il consenso del proprietario. No, la nostra libertà di parlare, religiosa e di fare con i nostri corpi quello che vogliamo è in qualche modo condizionata: è limitata dai diritti della proprietà privata. Ecco perché le questioni riguardanti le perquisizioni e la preghiera nella “scuola pubblica” sono così difficili: non riguardano liberi proprietari, ma il confuso territorio della proprietà pubblica. Questa è un’importante lezione da comunicare alla sinistra.
Nel frattempo, dovremmo mostrare quanto seri siamo sul nostro terreno di intesa. I libertari hanno fatto piuttosto bene nei riguardi della guerra della droga, conducendo il movimento di riforma ed articolando l’idea dell’auto-proprietà sulla questione dell’uso di droga. Alcuni libertari hanno protestato che enfatizziamo troppo tale questione, ma questo non è assolutamente vero. Quando centinaia di migliaia di persone sono state incarcerate e la Dichiarazione dei Diritti devastata, è difficile da esagerarne l’importanza. È inoltre un buon modo per introdurre un liberale di sinistra alla reale depravazione di cui lo stato è capace. Dopo tutto, uno stato che metterà mezzo milione di persone pacifiche in gabbie in cui sopruso e violenza sono endemici forse non è la migliore organizzazione per promuovere un mondo umano e premuroso. Inoltre, un punto può essere fatto circa il paternalismo: un governo abbastanza grande da fornire una sanità ed altre necessità certamente avrà un interesse invasivo nel nostro stile di vita.
Le libertà civili e la giustizia penale, inoltre, sono questioni opportune per la spiegazione dell’essenza della violenza dello stato. Tutto il potere politico nasce dal caricatore di una pistola e quella pistola tende ad essere nelle mani di un poliziotto. I liberali di sinistra spesso diffideranno della polizia e metteranno in discussione la giustizia del sistema carcerario. Lungi dal prendere la posizione conservatrice di difesa di queste istituzioni, dovremmo sfruttare tale scetticismo della sinistra come occasione per spiegare come tutti i programmi governativi sono infine fatti rispettare dalla polizia e dalle prigioni che la sinistra mette in discussione. Se gli esponenti della sinistra sono solidali con gli accusati in cause penali, dovrebbero anche essere meno rapidi a pensare il peggio di chi sia accusato di infrazioni amministrative. Se capiscono le implicazioni delle libertà civili e la futilità pratica del vietare le droghe, dovrebbero vedere i problemi del vietare le armi da fuoco. Se pensano che il sistema è ingiusto per chi è privato dei diritti, dovrebbero essere riluttanti ad applaudire quando gli evasori fiscali vengono imprigionati.
Questa è una grande occasione per provocare una dissonanza cognitiva nell’arredamento mentale della sinistra, che è importante nel tentativo di avvicinare o convertire. Dimostrate come gli stessi valori della sinistra sono in conflitto con alcune delle posizioni che tengono. Chiedete loro come possono davvero sostenere il corrotto dipartimento della giustizia di John Ashcroft quando ha perseguito Martha Stewart, o il Procuratore Distrettuale Rudy Giuliani quando ha perseguito l’investitore di junk-bond Michael Milken. Potreste essere sorpresi di quanti liberali di sinistra ammetteranno di non conoscere in realtà granché sulla questione se precisate gentilmente che alcuni dei loro pregiudizi di sinistra sembrano essere in conflitto con i loro proclamati valori centrali di imparzialità, di adeguato processo e dei diritti civili.

Politica estera

In particolar modo per quanto riguarda le guerre nazionaliste come quelle di Bush, la sinistra tende ad essere migliore della destra sulla politica estera. Questa è un’altra occasione per ulteriore educazione. Perché mai un esponente della sinistra che vede come il suo governo democratico pratica l’assassinio e la tortura all’estero dovrebbe confidare che lo stato sia invece gentile e premuroso nel paese? E, per quei liberali che sono stati morbidi sulle guerre di Clinton, perché possono fidarsi di alcuni politici per bombardare i civili, ma non di altri?
La guerra è davvero l’esempio classico della pianificazione centrale di governo, ed i fallimenti dei tentativi degli Stati Uniti di costruire nazioni all’estero non sono così qualitativamente differenti, o più sorprendenti, dell’incapacità dei programmi interni socialisti di produrre e distribuire le merci ragionevolmente ed efficientemente. Ancora, i politici mentono e distorcono la realtà per promuovere le loro guerre e per esagerare le gravi minacce alla sicurezza pubblica. Se gli esponenti della sinistra possono capire che i politici sono di frequente disonesti ed incompetenti quando si tratta della loro funzione più accettata – proteggere i propri cittadini dall’aggressione straniera – allora forse dovrebbero essere in grado di capire che quei difetti dell’essere umano e quei problemi organizzativi si applicano anche alla politica interna.
Effettivamente, i liberali di sinistra insistono che non è necessario sostenere dittatori stranieri come Saddam Hussein per opporsi all’intervento contro di essi del governo degli Stati Uniti. E riconoscono tipicamente quanto possano essere mostruosi tali dittatori stranieri. I libertari possono far notare che abbiamo la stessa logica per quanto riguarda altri mali domestici, quale l’ingordigia corporativa. Certamente, se la violenza e l’intervento di governo non fossero autorizzati contro un vero dittatore come Saddam Hussein, ci potrebbe essere qualche problema con l’amministrazione della coercizione di governo contro caratteri molto più benigni, come Bill Gates, anche se non ci piace tutto quel che fanno.
Dove la politica estera e l’economia si intersecano, la sinistra è a volte migliore della destra. Molti a sinistra sono stati particolarmente critici degli interventi economici contro Cuba, l’Iraq ed altre nazioni sotto forma di sanzioni commerciali. Questa è una visione libertaria, indipendentemente dal fatto che la riconoscono. Vedono la crudeltà del tagliare qualcuno fuori dallo scambio volontario e commerciale. È un aspetto di vita o di morte per milioni di persone. Questo è un grande punto di partenza per discutere dell’importanza del commercio nel mantenimento della civiltà e della pace. Perché i libertari portano soltanto la loro opposizione alle limitazioni commerciali draconiane al suo estremo logico, avversando tutte le violazioni della libertà di contratto e di scambio volontario, sia internamente che internazionalmente.

Economia

Per qualcuno potrebbe essere una sorpresa, ma i libertari possono realizzare molti progressi comunicando con la sinistra sull’economia. Purtroppo, tale dialogo è spesso controproduttivo. Parte della colpa ricade su quei libertari più attenti ad attaccare la sinistra che a cercare di persauderli.
In primo luogo, è importante non usare gli insulti. Non chiamate sprezzantemente il liberale di sinistra un “commie” – a meno che, naturalmente, vogliate che tutti gli esponenti della sinistra continuino a credere in quel socialismo così distruttivo per la nostra economia. Se mai, incoraggiate una certa dissonanza cognitiva chiedendo perché il vostro amico liberale è così conservatore, difendendo il grande governo, che è una delle idee politiche più vecchie e reazionarie.
Senza impero, stato di polizia e benessere corporativo – tutte cose di cui i liberal sono perlomeno scettici – il governo sarebbero molto, molto più piccolo e le tasse considerevolmente più basse. Durante le grandi guerre, in particolar modo, i conservatori non sono particolarmente migliori dei liberal sull’economia, considerando quanto vogliono tassare (o inflazionare) e spendere all’estero.
Ma il nostro terreno di intesa economico con la sinistra può davvero andare più oltre. Una cosa che la sinistra dovrebbe capire, ma che noi ugualmente abbiamo bisogno di capire se vogliamo spiegarla, è il modo profondo con cui il grande governo in realtà promuove le grandi imprese e calpesta i piccoli imprenditori, i lavoratori a reddito fisso ed i lavoratori poveri. Un libro importante dello storico di sinistra Gabriel Kolko, The Triumph of Conservatism: A Reinterpretation of American History (1963), spiega come i capi corporativi dell’industria spinsero per nuove agenzie regolarici in modo da contribuire a trincerarsi in un mercato regolato ed a distruggere la concorrenza. Questo era inoltre vero durante il New Deal (il direttore della General Electric era strumentale nel disegno dell’infame National Recovery Administration di Roosevelt, per esempio), durante la Great Society ed anche oggi. Spesso, sono gli stessi interessi che sono regolati che beneficiano di più dalla regolazione.
Uno dei più grandi strumenti corporativisti del grande-governo è la banca centrale. Gonfiando la massa monetaria e consegnando i dollari di recente stampa ai propri amici nelle grandi banche, nella grande impresa e nel complesso militar-industriale, il governo ridistribuisce efficacemente i soldi dalle classi povere e media a determinati segmenti di quella ricca, che ottengono i soldi per primi, prima che i prezzi possano adeguarsi. Quando infine arrivano alla gente più in basso sulla scala economica, i prezzi sono saliti. L’inflazione è quindi una tassa indiretta e regressiva .
Ci sono altri plateali modi in cui la grande impresa beneficia del grande governo. L’eminent domain è stato sempre più usato per sequestrare proprietà private e attività commerciali e per darne la proprietà ai grandi magazzini come Costco. Gli enti locali ottengono più reddito di imposta e le aziende più profitti – di nuovo illustrando il collegamento fra potere di governo e privilegio corporativo. Le leggi del salario minimo ed altre regolazioni tendono ad avvantaggiare le imprese più grandi, ed è per questo che tali giganti corporativi come il CEO di Wal-Mart spesso li favoriscono. Il programma di Bush della prescrizione medica, la più grande espansione nelle prestazioni sociali dalla Great Society, si è rivelato un’esplosione di welfare corporativo per l’industria farmaceutica.

Ambiente ed educazione

Per quanto riguarda l’ambiente, i diritti di proprietà e la common law erano più rigorosi contro l’inquinamento dei nuovi enti competenti favoriti dalla grande impresa, fin dalla Rivoluzione Industriale, come sistema per socializzare i costi dell’inquinamento, tutto in nome del “bene comune.” Inoltre, molte imprese sono saltate sul carro del riscaldamento globale, riconoscendo che la regolazione delle emissioni di carbonio può essere enormemente vantaggiosa per le grandi imprese sotto forma di sovvenzioni e di contratti di licenza di brevetti.
Anche la pubblica istruzione è potenzialmente un terreno di conquista con la sinistra, una volta che esponete la storia delle “scuole pubbliche” come strumenti della propaganda e del lavaggio del cervello nazionalista e delle fabbriche per la produzione di operai, cittadini, soldati e contribuenti leali. Questa è un’altra area dove il libertarismo moderato è spesso disorientato. Idee riformiste quali i buoni scuola – che potrebbero offrire efficacemente maggiore scelta ad alcuni genitori non facendo però niente per tagliare il governo ed effettivamente aumentando l’intervento del governo nel settore della scuola privata – sono spesso più offensive per la sinistra dell’idea radicale di separare la scuola interamente dallo stato, come facciamo con la religione e per molti degli stessi motivi.

Privatizzazione e mercati liberi

Una trappola simile si trova nel sostegno della privatizzazione di istituzioni quali la previdenza sociale, le prigioni e la guerra.
La previdenza sociale è un programma socialista di ridistribuzione che conta inevitabilmente sulla coercizione; quindi non c’è niente da privatizzare. La miglior cosa sarebbe di ridurre in fretta la spesa, fino a che non rimanesse alcun programma, anche per liberare gli odierni contribuenti dal peso delle tasse il più rapidamente possibile. Poiché la previdenza sociale è una tassa regressiva, i liberali di sinistra sono a volte più aperti ad una posizione di principio che agli schemi per “privatizzare” il programma promulgando programmi obbligatori di risparmio, stabilendo sovvenzioni de facto per Wall Street, il tutto socializzando parte del mercato azionario.
L’ironia è che tali riforme apparentemente a metà strada non solo spesso non riescono ad avvicinarci alla libertà; incontrano anche una particolare resistenza a sinistra, che è particolarmente scettica di qualsiasi programma per passare la democrazia sociale agli interessi corporativi.
Per quanto riguarda cose come le prigioni e la guerra, neanche qui dovremmo spingere per privatizzarle. Un’associazione fra l’impresa ed il governo non è libertaria – effettivamente, è per definizione un attributo del fascismo – e il fatto che potrebbe svolgere il suo lavoro più efficientemente non significa che dovremmo favorirla. Alcuni programmi governativi sono immorali e quindi non vogliamo vederli eseguiti più efficientemente.
Il vero libero mercato offre la reale liberazione per tutto. La decentralizzazione radicale del potere che accompagna i robusti diritti di proprietà significa più uguaglianza e libertà per gli operai e meno privilegi e protezione per l’elite corporativa. Significa una possibilità di lotta per i deboli. Non dovremmo mai mancare di sottolinearlo.
Spesso, è l’incoerenza o la mancanza di chiarezza che rende spaventoso per la sinistra il pensiero libertario. Dovremmo in particolar modo stare attenti a non essere ipocriti. Sì, dovremmo elogiare le glorie dei padri fondatori – ma non fingere che la sinistra non abbia qualche ragione sulle origini del governo americano come stato espansionista e aggressivamente schiavista. Sì, dovremmo sostenere i mercati liberi – ma non dare un passaggio a politici come Ronald Reagan, la cui retorica era sovente buona ma le cui politiche erano spesso orribili per la libertà.
Dappertutto, una chiave mostra all’esponente della sinistra i suoi errori evidenti. Confrontate l’attivista non violento con la violenza inerente al controllo delle armi. Confrontate coloro che sostengono di parlare per i poveri con la natura regressiva della previdenza sociale e del grande governo.
Anche se siete in disaccordo con me su quanto ricettiva la sinistra possa essere al libertarismo, non abbiamo altra scelta che impegnarli su queste questioni. Se vogliamo promuovere la causa della libertà, dobbiamo convincere sempre più gente delle sue virtù. Molte persone stanno nella sinistra politica, e tali persone tendono ad interessarsi all’attivismo ed alle idee ed è particolarmente importante per la causa della libertà quando infine si avvicinano ed abbracciano il coerente programma dei libertari. Ignorarli non è un’opzione e sminuirli è un lusso che non possiamo permetterci. Noi dobbiamo invece avvicinarli, mostrando a quelli più ricettivi alle nostre idee che la libertà porta giustizia sociale, la proprietà privata porta la liberazione e la libera impresa è il sistema economico più compatibile con un mondo pacifico.

Articolo da: http://www.movimentolibertario.it/home.php?fn_mode=fullnews&fn_id=93&fn_cid=4

11 Settembre: Bugia di Stato


Oggi ricorre il settimo anniversario di quel tragico 11 settembre 2001 che fece piombare gli Usa e il mondo intero in un incubo che pare ancora non essere finito.
Nessuno ha in tasca la Verità su quella giornata, ma dubitare della versione ufficiale di Stato è quantomeno doveroso, per chiunque si senta uno “spirito libero”: lo Stato, quell’organizzazione che quotidianamente ci sorveglia, ciito ispeziona, ci spia, ci dirige, ci numera, ci regola, ci arruola, ci indottrina, ci esorta, ci controlla, ci esamina, ci giudica, ci valuta, ci censura, e ad ogni operazione o transazione ci annota, ci registra, ci conta, ci tassa, ci misura, ci autorizza, rendendoci spogliati, sfruttati, monopolizzati, vittime di estorsioni, spremuti, ingannati, derubati, oppressi, multati, vilipesi, molestati, perseguiti, vessati, bastonati, disarmati, legati, soffocati, imprigionati, processati, condannati, fucilati, deportati, sacrificati, venduti, traditi…è così strano pensare che un’organizzazione simile, quel giorno di sette anni fa, abbia complottato alle nostre spalle muovendo aerei e vite umane come pedine di una grande scacchiera? Ai posteri l’ardua sentenza…
EDIFICIO N°7
L’11 settembre 2001 nel complesso del WTC in tutto collassarono su se stessi tre edifici: le due torri gemelle più l’edificio numero sette. “Tirato giù” (come dicono le registrazioni dei pompieri con tanto di esplosioni in diretta) un paio di ore dopo il crollo delle torri gemelle. Nessun morto. C’è stato tutto il tempo di evacuarlo. Danni iniziali: soltanto un leggero incendio ai piani alti. La CNN addirittura annunciava il suo crollo un’ora prima del crollo effettivo.
Il punto è che per tirare giù un palazzo del genere servono settimane di preparazione. Non è esattamente una di quelle cose che si fanno in poche ore. A riguardo le testimonianze di esperti di demolizioni controllate sono senza possibilità di replica “è semplicemente evidente che è una demolizione controllata”.
Sotto i link per vedere andar giù 40 piani nella bellezza di 6 secondi (tempi raggiungibili solo tramite demolizioni controllate). Inoltre si possono osservare altri esempi di grattacieli in acciaio con incendi in corso: ovviamente non cadono; una volta bruciato tutti il bruciabile, rimangono in piedi con soltanto lo scheletro in acciaio. Se si esclude la verità dei fatti, o meglio la demolizione controllata, l’11 settembre 2001 abbiamo assistito per la prima volta nella storia a un crollo di edificio in acciaio causa incendio. O meglio… non un crollo, ma bensì tre crolli nell’arco di poche ore.
Andiamo poi nel ridicolo, quando veniamo a sapere che la versione ufficiale della commissione d’inchiesta di questo edificio nemmeno ne parla.
Molti altri sono i non-sensi dell’11 settembre. Esaminiamone alcuni:

– Procedura da seguire in caso di dirottamenti – Rumsfeld tre mesi prima dell’11 settembre firmò un documento riguardante la procedura da seguire in caso di dirottamento di aerei. Secondo tale documento, in caso di dirottamento, prima che i caccia possano avvicinarsi al presunto aereo dirottato è necessario un diretto ordine del ministro della difesa o meglio di Rumsfeld stesso (precedentemente l’azione era automatica).
Classico esempio di quanto sia stato relativamente semplice pilotare tutta la faccenda facendo sapere pochissimo a pochissimi. Un semplice foglio firmato tre mesi prima… ed ecco che gli aerei avrebbero avuto la strada spianata.

– Pentagono – Il ministro dei trasporti Mineta smentisce clamorosamente la tesi della Casa Bianca sul volo diretto al Pentagono e rivela l’esistenza di ordini segreti relativi a quel volo, mai chiariti da nessuno.

– Pentagono – Generale in pensione, Albert Stubblebine di mestiere esaminava i reperti fotografici della CIA per cercare di identificare i diversi armamenti usati dai russi durante la guerra fredda. Il Generale afferma “l’aereo nel buco del pentagono NON-CI-STA!”

– Bin Laden non è ricercato dall’FBI – Stupefacente a credersi, Osama Bin Laden non è ricercato dall’ FBI per i fatti dell’11 settembre.

– Gli Ingegneri delle torri – Nessun processo è stato iniziato nei confronti dei progettisti e costruttori delle torri gemelle.
E’ fatto noto che la struttura portante delle torri gemelle era stata verificata per resistere a un impatto come quello dell’11 settembre. Un boing che entra totalmente dentro e ovviamente esplode. L’unica differenza sta nel fatto che il boing della verifica strutturale era un modello più vecchio (ma di dimensioni estremamente simili). Tutto ciò per diretta dichiarazione dello studio tecnico che ha progettato le torri.
Qualcosa non quadra: se dopo un terremoto di un dato grado sismico un palazzo verificato a resistere a un terremoto di quel grado frana, è ovvio che il giorno dopo Ingegneri e costruttori vanno sotto accusa.
Leslie Robertson (responsabile della progettazione strutturale delle torri), un po’ imbarazzato afferma “Le circostanze dell’11 settembre erano al di fuori di quello che avevamo previsto nel progetto”. Come! Quello stesso studio ha affermato senza peli sulla lingua che le torri erano verificate per resistere a un impatto simile!
Ecco che certe dichiarazioni contraddittorie nascondono un doppio significato profondissimo: “le torri erano verificate per resistere a un impatto simile a quello dell’11 settembre” ok, allora cari Architetti dovreste essere tutti sotto processo! Però… “però le circostanze dell’11 settembre erano al di fuori di quello che era previsto nel progetto” o meglio? Per chi non l’avesse capito L.Robertson è impossibilitato ad essere realmente franco. Se avesse potuto probabilmente si sarebbe tolto un gran peso dalla schiena dicendo “non si può progettare un palazzo che resista a una demolizione controllata! Lo volete capire o no?!”.
I progettisti e costruttori del WTC dormono sogni tranquilli. Sanno che nessuno li denuncerà, altrimenti sarebbero costretti a far saltar fuori la verità scientifica: strutturalmente le torri gemelle non potevano franare per il solo impatto ed esplosione dei boing, pertanto qualcos’altro ha causato la loro distruzione.

Inutile aggiungere ulteriori commenti e citando il film V for Vendetta “dopo un po’ alle coincidenze non si può più credere”.

Alcuni video della verita:
http://www.youtube.com/watch?v=GEPjOi2dQSM
http://www.youtube.com/watch?v=OTDVo62SZ54
http://www.youtube.com/watch?v=U7ed9hR5yyw
http://www.youtube.com/watch?v=-YhIBwtvtIA
http://www.youtube.com/watch?v=M3q0uZAEd5w
http://www.youtube.com/watch?v=ccNrKZljlHc

Buona visione!
Tratto da: Libertari.org ( http://www.movimentolibertario.it/home.php)

RON PAUL, vicino al ritiro


Per un outsider quasi sconosciuto Ron Paul, un deputato repubblicano del Texas, ha fatto una campagna elettorale straordinaria. Ha raccolto milioni di dollari in finanziamenti, mobilitato un esercito di giovani repubblicani e creato scompiglio tra i conservatori chiedendo il ritiro immediato delle truppe americane dall’Iraq. Ma ieri sera, alla vigilia delle primarie in Louisiana, Kansas e Washington, Paul per la prima volta ha ammesso di non avere alcuna chance di ottenere la nomination del partito per le prossime presidenziali e ha annunciato ai suoi sostenitori l’imminente ritiro dalla corsa. Non è una rinuncia formale alla campagna elettorale, Paul continuerà a fare comizi qui e là per insistere sul suo messaggio.

Paul puntava, con il suo minuscolo patrimonio di delegati vinti, a una corsa repubblicana incerta fino alla convention. Ma il ritiro dell’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney ha dato al senatore dell’Arizona John McCain di fatto la vittoria, rendendo il ruolo del deputato anti Iraq a dir poco ininfluente. Le primarie di oggi potrebbero rappresentare del resto la fine della corsa anche per il terzo candidato in corsa, l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, un beniamino della destra religiosa ma comunque un outsider nel duello con l’eminente repubblicano McCain.

“Voglio continuare a combattere per le nostre idee – ha detto Paul – in una nota ai suoi sostenitori”, ma, si legge tra le righe, non più nella veste di candidato alle presidenziali.

Gli apostoli di Ron Paul


I mezzi d’informazione l’hanno praticamente ignorato, eppure Ron Paul ha più sostenitori su Facebook e Myspace di tutti gli altri candidati repubblicani, è il più cercato su Google e su Youtube e il suo sito è di gran lunga il più visitato. I membri del suo Meetup sono più numerosi di quelli dei principali candidati – repubblicani e democratici – messi insieme.

Su Technocrati, il motore di ricerca dei blog, per alcuni mesi è stato il secondo personaggio più cercato dopo una pop star portoricana protagonista di un video molto sexy. Come si spiega il successo di questo chirurgo e ginecologo di 72 anni, deputato del Texas, presso un pubblico di internauti e blogger tradizionalmente considerato favorevole ai democratici? I nuovi “tecnopubblicani”, come li chiama Mother Jones, sono libertari disgustati dal governo, da Guantanamo, dalle leggi antiterrorismo, dall’inefficienza dimostrata dopo l’uragano Katrina e soprattutto dalla guerra in Iraq.
Unico tra i repubblicani a chiedere il ritiro delle truppe, Paul li ha conquistati con la sua rivoluzione conservatrice: apertura al libero mercato, soppressione delle tasse e di ogni finanziamento all’esercito, al sistema sanitario e a quello scolastico. “Dobbiamo cambiare la nostra filosofia su quello che il governo deve fare”, ha detto.

Usa. Lasciateci torturare in pace


Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.
(George Orwell)

In un sondaggio dello scorso anno, realizzato dalla Bbc, era emerso che il 29% dei cittadini britannici intervistati era favorevole alla reintroduzione della tortura “in certe circostanze”. Negli Stati Uniti la percentuale di chi si dichiara a favore della violenza legale contro i prigionieri risulta essere del 36%, mentre in Italia si registra un 14% di “possibilisti”, sponsorizzati dalla Lega Nord quale portavoce delle peggiori psicopatologie collettive, ma anche rassicurati dal fatto che –incredibilmente – in Italia il delitto di tortura non è ancora contemplato nel codice penale.
Questi dati, seppure frutto di rilevazioni statistiche, indicano comunque la diffusione di un’opinione che ormai si va allargando nelle cosiddette democrazie, grazie soprattutto alla creazione della figura di un nemico, visto come il Male assoluto, contro cui è lecito usare ogni mezzo, compresa la negazione di quei diritti umani elementari su cui teoricamente dovrebbero fondarsi le democrazie liberali.
Se in passato il nemico della società è stato vestito con i panni prima dell’anarchico e poi del comunista, ora prevale l’indistinta figura dell’islamico sinonimo di fanatico terrorista, buono per ogni alibi morale e politico.
D’altronde il ricorso sistematico alla tortura nei confronti dei sospetti terroristi, è stato ritenuto un mezzo giustificato dal fine persino da settori ed esponenti liberal della società statunitense, quali ad esempio Alan Dershowitz esimio professore di legge ad Harvard, favorevole alla sua legalizzazione; legalizzazione in realtà già riconosciuta da direttive neanche troppo segretamente emanate dal ministero della giustizia degli Stati Uniti.
Da documenti ufficiali risulta confermato che l’attuale amministrazione Bush autorizza sui detenuti trattamenti quali l’ipotermia, la privazione del sonno o la simulazione di asfissia, senza ritenere che tali misure siano equiparabili, dal punto di vista legale, a torture. D’altronde metodi analoghi rientrano nel normale regime carcerario statunitense, specialmente nei reparti di massima sicurezza.
Persino l’ex presidente Jimmy Carter in una recente intervista alla Cnn è giunto ad ammettere che “abbiamo detto che la Convenzione di Ginevra non si applica alla gente di Abu Ghraib e a Guantanamo e abbiamo detto che possiamo torturare i prigionieri e privarli del diritto di venir incriminati dei reati di cui sono accusati”; circostanze queste ancora più inquietanti se si pensa che secondo le indicazioni stilate dal Pentagono i detenuti potranno essere condannati a morte anche in base alle confessioni estorte sotto tortura.
Altri inquietanti dettagli sono emersi anche dalla recente divulgazione del manuale riguardante le procedure operative applicate nel campo di Guantanamo (Camp Delta Standard Operatine Procedures), tra cui sono esplicitamente incluse varie tecniche di manipolazione psicologica anche attraverso l’uso dei cani, paradossalmente definiti Military Working Dog.
D’altronde, è notorio che nei centri d’addestramento Usa, come quello famoso di Fort Bragg, ai componenti dei reparti speciali Usa si insegnano anche le tecniche più estreme per gli interrogatori dei prigionieri; significativa al riguardo la testimonianza di un cittadino britannico, rinchiuso a Guantanamo, che ha riferito di aver subito torture sia fisiche che psicologiche da agenti statunitensi, tra cui ferite ai genitali e l’ascolto forzato di musica ad altissimo volume.
Nell’aprile dello scorso anno, infatti, secondo un rapporto diffuso da tre organizzazioni per i diritti umani, erano almeno 460 i casi di persone vittime di abusi e torture in Iraq, Afganistan e Guantanamo, per mano di circa 600 tra contractor e militari Usa.
L’opinione di Orwell trova quindi puntuale conferma seguendo la politica statunitense, almeno a partire dalla vicenda di Abu Ghraib nel 2004, quando il Pentagono giunse ad ammettere 35 casi accertati di tortura su prigionieri in mano alle forze Usa in Iraq e Afganistan presso la base di Bagram, nonché 25 vittime tra gli stessi.
Queste e altre violazioni dei diritti umani erano state da tempo segnalate anche dalla Croce Rossa Internazionale, ma per mesi tali rapporti erano rimasti lettera morta.
In seguito alle inchieste giornalistiche e alle indagini legali, risultava che le pratiche applicate ai danni dei prigionieri erano previste e codificate dal Pentagono in un sistema denominato R-21, imposto anche alle altre forze della coalizione antiterrorismo, infatti analoghi crimini sono stati compiuti da militari britannici nella provincia di Bassora. Tra gli altri carceri dell’incubo veniva segnalato quello della città di Mosul.
Nel maggio 2004, la vedova di Massimiliano Bruno, militare morto nell’attentato di Nassiriya faceva accenno a sevizie compiute da soldati italiani su cinque fermati, ma rapidamente ritrattava, togliendo dai guai il governo.
In seguito, emergeva anche la circostanza che i militari australiani erano al corrente di quanto normalmente avveniva nel carcere di Abu Ghraib che, peraltro, nel maggio vedeva la rapida scarcerazione di oltre mille detenuti che potevano rivelarsi altrettanto testimoni scomodi. Secondo alcune rivelazioni giornalistiche risulta, che oltre ai militari statunitensi incaricati della sorveglianza, nel famigerato carcere operavano funzionari dell’Oga (Altra agenzia del governo), facente capo alla Cia, ma anche medici militari collusi con gli aguzzini in uniforme.
Nel giugno 2004, un contractor che aveva lavorato per la Cia, David Passaro, viene incriminato da un tribunale Usa per aver torturato e ucciso un prigioniero di guerra in Afganistan; è il primo civile inquisito per abusi sui prigionieri, ma non sarà l’ultimo, dato che ai mercenari delle compagnie private di sicurezza è appaltata pure la gestione delle carceri.
Il Dipartimento della difesa Usa escludeva quindi la possibilità che su Abu Ghraib potesse essere condotta un’inchiesta indipendente, come richiesto più volte da organizzazioni umanitarie quali Amnesty International e Human Rights Watch.
Un anno dopo, nel 2005, i militari statunitensi riconosciuti nelle foto che ritraevano le vessazioni e le uccisioni, in parte vengono assolti mentre alcuni sono condannati a pochi mesi; condannati dalla corte marziale britannica anche tre soldati inglesi. Almeno cinque denunce internazionali, promosse da varie associazioni (Il Centro Europeo per i diritti umani e costituzionali, la Lega francese per i diritti umani, la Federazione internazionale per i diritti umani…), gravano tutt’ora su Donald Rumsfeld per aver “aver autorizzato la tortura e il trattamento disumano e degradante di prigionieri”, ad Abu Ghraib, a Guantanamo e in Afganistan; ma le autorità statunitensi e irachene non hanno mai aperto un’inchiesta sulle responsabilità dell’ex-segretario di Stato e dei vertici militari Usa, nonostante che anche l’ex-generale dell’Us.Army, Janis Karpinski, già comandante del carcere di Abu Ghraib e di altre strutture detentive irachene, abbia depositato a riguardo una compromettente testimonianza scritta alla procura di Parigi.
Il dominio non può infatti mettere in discussione l’utilizzo della tortura, non tanto per strappare informazioni, ma per diffondere il terrore non solo tra i malcapitati rinchiusi nelle strutture di detenzione ma soprattutto tra i possibili oppositori e resistenti che sono fuori di esse.
Migliore conferma non è immaginabile, se non dalle parole dei militari incriminati per Abu Ghraib: “la tortura è lo strumento più efficace per ottenere il controllo sociale”.
Niente da aggiungere.

Iraq, I bambini pagano il prezzo della violenza, dice l’UNICEF


A pagare il prezzo della violenza in Iraq sono ancora i bambini, che, a oltre quattro anni dall’invasione del Paese guidata dagli Usa, in due milioni soffrono per malattie, malnutrizione, e mancanza di istruzione.

L’allarme è stato lanciato dall’UNICEF, che in una nota diffusa oggi ha documentato le gravi condizioni in cui vive l’infanzia in Iraq, a causa della situazione di violenza e insicurezza che prevale nel Paese, situazione che quest’anno è peggiorata.

Nel 2007, “centinaia di bambini hanno perso la vita o sono rimasti feriti a causa della violenza, e molti altri hanno avuto la persona che manteneva la famiglia rapita o uccisa”.
Secondo la nota, una media di 25.000 bambini al mese è costretta a lasciare le proprie case, al seguito delle famiglie che fuggono da violenze e intimidazioni. A fine anno, sono 75.000 i bambini che attualmente vivono in campi profughi o in rifugi temporanei, un quarto dei quali sfollati dopo l’attentato del febbraio 2006 contro la moschea al Askariya di Samarra, che ha scatenato una ondata di violenze confessionali senza precedenti.
Questa situazione ha un impatto particolarmente grave sull”accesso all’istruzione e alla sanità, sottolinea l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia.
Molti dei 220.000 bambini sfollati in età scolare ne subiscono le conseguenze, in un Paese dove in circa 760.000 (il 17%) già non frequentano la scuola elementare.

Anche la sanità in queste condizioni diventa un lusso. Secondo l’UNICEF, i bambini che vivono in zone lontane e difficili da raggiungere spesso non vi hanno accesso. Fuori dalla capitale, Baghdad, solo il 20% vive in posti dove i servizi fognari funzionano, e un altro problema grave è rappresentato dall’accesso all’acqua pulita.

Non basta: in Iraq i bambini vengono anche arrestati. Nel 2007 in 1.350 sono stati fermati dalle autorità di polizia e da quelle militari, molti per presunte violazioni della sicurezza.

“I bambini iracheni stanno pagando un prezzo di gran lunga troppo alto”, dice nella nota Roger Wright, il rappresentante speciale dell’UNICEF per l’Iraq.
Tuttavia, ci sono anche segnali positivi, sottolinea l’agenzia delle Nazioni Unite, che quest’anno ha investito oltre 40 milioni di dollari in Iraq, nonostante i finanziamenti siano stati i più bassi dal 2003, riuscendo fra l’altro a vaccinare oltre 4 milioni di bambini contro la poliomelite e altri tre milioni contro il morbillo, gli orecchioni, e la rosolia, assieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità.