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Posts Tagged ‘Educazione’

L’Anarchia funziona anche in strada


Come eliminare gli incidenti? Eliminando i segnali, niente ridicole tasse (come l’Eco Pass milanese) le realtà all’avanguardia in Europa hanno eliminato segnali stradali, ma anche parchimetri e divieti di sosta e accesso assortiti.
“Tutte queste regole del traffico ci privano della cosa più importante: ovvero, del riguardo e della gentilezza. Dimentichiamo di comportarci socialmente”, insegna Hans Monderman, responsabile per il traffico a Groningen e uno dei padri del progetto. “Tanto più sono le regole, meno si sente la responsabilità”. L’ingegner Monderman non è l’ultimo invasato che passa: è un serio ingegnere tedesco che ha passato decenni di attività professionale nello studio della mobilità e soprattutto della sua sicurezza nei centri urbani. La città tedesca di Bohmte adotta una strategia originale per contrastare gli incidenti: eliminare le segnalazioni di stop, e questa tendenza sembra in continua diffusione:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/09_Settembre/12/semafori_aboliti.shtml
Questa filosofia affascina le città tedesche e olandesi, forte di queste esperienze, il sindaco di Bohmte Klaus Goedejohann è ottimista: «Il traffico non sarà più dominante».
Alla base del progetto sta la filosofia dello spazio condiviso, un approccio urbanistico in cui si vuole mettere sullo stesso piano pedoni, ciclisti e automobilisti, responsabilizzando i singoli cittadini. L’eliminazione dei semafori e degli alt obbliga tutti i protagonisti della strada a guidare con più cautela, e soprattutto a cercare il contatto visivo, a guardarsi intorno e negli occhi costantemente. Nessuno potrà affidarsi ciecamente a un segnale di via libera o di stop, ma dovrà negoziare le proprie mosse tenendo conto degli altri. Anche perché è ormai assodato che la presenza di semafori, di strisce e simili segnali di per sé non salvaguarda da incidenti. Vi lascio anche questo interessante articolo: http://www.perlasicurezzastradale.org/public/incidenti/Traffico_senza_segnaletica.pdf
Come disse qualcuno a me molto caro: ‘L’ordine è figlio della libertà’, questo sembra funzionare anche sulle strade.

Capire le differenze


Da tempo mi considero un libertario, un left-libertarian se vogliamo attenerci ad una classificazione americanizzata. Tutti su questo blog riconoscono le mie simpatie per l’anarchismo classico, per quello liberale, per la filosofia individualista, difendo il mercato, tratto del mondo libertario integralmente. La sfida più bella è trattare dell’anarco-capitalismo e qui lo si fa prendendone e analizzandone gli aspetti interessanti e criticando ciò che suscita perplessità. Discutere di anarco-capitalismo da parte di un libertarian, di un left-libertarian è ciò che di più costruttivo possa esistere, si analizza e si difende il libero mercato, il libero scambio e si cerca di dare uno spunto in più affinchè anche l’anarco-capitalismo non ceda alle lusinghe del mondo clericale e che non si ponga su posizioni (come accade) conservatori, xenofobe e intolleranti. Anche se la mia vicinanza al mondo agorista è palesemente evidente, il mio interesse per l’anarco-capitalismo lo è ancora di più. Una delle tematiche in Italia ove il dibbattito suscita tanto interesse è la classificazione stessa del termine libertarian che molti tendono a considerare un individuo che è semplicemente un liberale coerente, sono in disaccordo con questa differenzazione che non può ridursi semplicemente ad una questione di grado. La domanda è spontanea: Come distinguere un liberale da un libertario?
Giulio Giorello sembra non avere dubbi: liberali e libertari sono a pari titolo critici delle istituzioni, ma i primi mirano solo a riformarle, i secondi a dissolverle. Non sono d’accordo troppo semplice e riduttivo perchè non si riesce a cogliere una cultura che, pur assumendo all’inizio orizzonti di riferimento tutto sommato omogenei, a un certo punto si allonta radicalmente. E tra queste due prospettive bisogna alla fine scegliere, sapendo che sono incompatibili. È proprio dell’idea liberale (pienamente condivisa anche dalle ideologie libertarie) quella secondo la quale l’esercizio della libertà, se non si traduce in un danno oggettivo a carico di altri soggetti, va rigorosamente rispettato dallo Stato. I liberali sono accaniti nemici dello “Stato etico”: con questa espressione essi indicano quello Stato che attraverso la sua legislazione pretende di orientare coercitivamente la libertà dei cittadini e per ciò giunge a soffocarla. Lo Stato, secondo i liberali non è e non deve mai pretendere di diventare la “fonte” di alcun valore, né etico, né politico, né sociale insomma che lo Stato riduca al “minimo” le sue competenze e le sue prerogative e si limiti a garantire esclusivamente l’ordine pubblico. Tutto il resto deve, per i liberali, restare di competenza della società civile, che ha il diritto di organizzarsi senza alcun vincolo e senza alcuna pastoia burocratica.
Fin qui, tutti d’accordo: Viva la libertà. Ma dove nasce il problema? I liberali ritengono che lo Stato, che pure non può mai esserne fonte, abbia però il dovere di riconoscere i valori umani fondamentali, ecco pronunciato un concetto totalmente antilibertario. Per i libertari i valori o non esistono o comunque si equivalgono tutti (il che equivale a pensare che in realtà non esistano affatto). I liberali ritengono che gli stili di vita più aberranti debbano essere socialmente criticati e contrastati. Lo Stato liberale elogia il valore sociale del lavoro, favorisce l’istruzione superiore, non esige che i cittadini leggano i giornali, ma ne agevola la diffusione. Lo Stato liberale, insomma, quando percepisce certi valori come regressivi cerca di contrastarli adottando anche politiche repressive. Fare un esempio, specialmente in Italia, è semplice basti pensare a tutto il polverone etico e morale che si sta alzando con la questione della sessualità, dell’eutanasia, dei diritti civili (dalla vita delle coppie gay alle convivenze) e del libero uso di droghe ”leggere” e ”pesanti”. Un libertario coerente che sostiene la neutralità delle politiche statali nei confronti di qualunque stile di vita non giustifica affatto queste forme di impegno pubblico. Ecco perché la distinzione tra liberali e libertari è di estremo rilievo: ancora non si è capito che l’ordine è figlio della libertà e non viceversa. Emma Bonino libertariamente ha ripetuto più volte che non vi è crimine laddove non vi è vittima.

Quando imparerete?


Noi libertari lo sappiamo che la censura o l’incoraggiamento di pratiche moralistiche, non basate su strategie efficaci che siano ben studiate e meditate finiscono per ripetere l’eterogenesi dei fini, vanificando gli stessi (di solito presenti) elementi positivi di una legge e frustrando le aspettative di chi in queste confida. Oggi arriva una conferma di ciò in relazione alle forti campagne anti-aborto in nord Europa.

Articolo:
LE CAMPAGNE ANTI ABORTO IN REALTA’ LO INCORAGGIANO
Di Katia Moscano

Le campagne per ridurre il termine legale per abortire incoraggerebbe le donne a farlo. Lo riporta il quotidiano britannico Telegraph. Secondo Ann Furedi, direttrice del British Pregnancy Advisory Service, i gruppi antiabortisti, mettendo sotto luce l’agomento lo hanno fatto conoscere a molte piu’ donne che prima non ne erano al corrente.Stime ufficiali rivelano che lo scorso anno e’ aumentato il numero degli aborti, raggiungendo livelli record. Il tasso piu’ alto e’ stato raggiunto in Scozia, dove si e’ anche vista la campagna anti aborto piu’ aggressiva. L’interesse politico sull’aborto e’ emerso lo scorso mese, quando il Parlamento ha approvato la legge sulla Fecondazione e Ricerca. In quella occasione e’ stato presentato da alcuni parlamentari un emendamento, respinto, che chiedeva di abbassare il limite delle settimane necessarie per abortire. Per la Furedi: “I numeri rivelano un aumento del 2,2% degli aborti in Inghilterra e Galles, e del 4% in Scozia dove la campagna anti abortista e’ stata molto pressante. Lo scopo era di dissuadere le donne dal ricorrere a quella pratica, ma in realta’ questi attacchi hanno portato molta pubblicita’, rendendola una scelta possibile e, sorprendentemente, le ha tolto la cattiva nomea.
La Furedi ha dichiarato che il tasso di aborti in Scozia potrebbe dipendere dagli attacchi dei vescovi e del Cardinal Keith O’Brien della Chiesa cattolica scozzese, il quale defini’ l’aborto “l’equivalente del massacro di due citta’ scozzesi”. Le donne che abortiscono di piu’ sono quelle dell’Est Europa, che non hanno accesso alla contraccezione o non sono al corrente di altri metodi, gratis, disponibili.
info: http://www.laicamente.it/node/65
info: http://sexlibertatis.wordpress.com/

Sesso: Genitori e Figli


Riporta 055news.it “Buio fitto, per i genitori italiani, sulla vita sessuale dei loro figli adolescenti. La loro consapevolezza delle abitudini e dei rischi che corrono i propri ragazzi è pressoché nulla. Parola della sessuologa Alessandra Graziottin. L’esperta, direttore del centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano, punta il dito sui genitori “ciechi, che sottostimano i comportamenti a rischio delle loro figlie under 15. Solo il 5% ammette la possibilità che possano fare del sesso, mentre a farlo realmente è ben il 38% delle giovani sotto i 15 anni. Da qui l’esigenza di “formare i genitori, che non possono abdicare alla loro funzione educativa su questi temi, delegando a altri come la scuola. E – avverte la sessuologa – non devono fare i grandi discorsi, ma parlare direttamente e semplicemente ogni qual volta sia necessario. La dott la definisce “omissione educativa con responsabilità drammatiche”. “I genitori oggi dormono”, accusa. “Negli ultimi 70 anni – rivela – solo il 40% delle madri parla di contraccezione con le proprie figlie.

Acerra turistica e l’Inceneritore fa bene

il promo di beautiful country:

Laicità strumento di educazione alla convivenza


Oggi lo Stato, nei paesi economicamente più avanzati, mentre diviene sempre più “leggero” in economia e riduce l’erogazione di servizi sociali – anche peradeguare il costo dei servizi sociali allo standard di mercato compatibile conle ragioni della produzione (vedi minore spesa sociale delle economieemergenti) – si occupa sempre più di etica e bioetica, legifera su questematerie (aborto, procreazione medicalmente assistita, staminali, eutanasia,infibulazione, ecc.) e fa altrettanto sulle cosiddette materiepersonalizzabili (coppie di fatto, divorzio, separazione, ecc.). Lo Stato, in un periodo congiunturale difficile dell’accumulazione capitalistica, caratterizzato da un assetto maturo del capitale e dall’ingresso sul mercato di nuovi agguerriti produttori, sviluppa una dellesue funzioni classiche, quella di polizia, per contribuire a controllare ilmercato del lavoro e i meccanismi di produzione sociale che concorrono allacreazione del profitto. Non potendo deprimere oltre una certa misura il ruolo del settore terziario coinvolto nell’erogazione di servizi – anche essoproduttivo di profitto per il capitale – pone norme per amministrare lematerie personalizzabili e governare il mutamento della composizione socialedella forza lavoro. Le caratteristiche della forza lavoro alla fine del secolo scorso e lastruttura di salari e retribuzioni avevano creato un equilibrio demograficofatto in occidente di bassa natalità, in modo da reggere un tenore di vita compatibile con il reddito disponibile, caratterizzato da standard relativamente elevati. Facevano parte di queste misure sul piano sociale unapolitica demografica che utilizzava come strumento di pianificazione demografica il reddito, l’aborto, i sistemi di contraccezione. A sconvolgereil quadro e a rendere necessari ulteriori interventi era l’esplodere del movimento delle donne, che modificava profondamente non solo il loro ruolo sociale individuale, ma anche quello collettivo di uomini e donne. Da quiinterventi relativi alle famiglie come il divorzio e la convivenza registrata,che non è altro che la creazione di un nuovo tipo di relazione giuridica perfar rientrare nell’ambito dello spazio delle relazioni gestite dal diritto edallo Stato, rapporti che rischiano di essere eversivi se ne restano fuori. La tendenza alla giuridicizzazione delle relazioni affettive sia omo che eterosessuali riconosce e al tempo stesso norma il cambiamento, con modalità tipiche del riformismo illuminato. I forti e inarrestabili flussi migratori, frutto di scelte strategiche delcapitale sulla gestione del mercato del lavoro, ma anche di fenomeni economicie sociali più ampi, hanno allargato e modificato lo spettro dei problemi epertanto la funzione di polizia dello Stato nei paesi cosiddetti a capitalismo maturo è venuta rafforzandosi attraverso l’adozione di un adeguato apparato strumentale di leggi. E dove lo Stato non era e non è in grado di produrre queste leggi, è stato ilcapitale stesso a farle attraverso il mercato. Tra i giuristi – perfino quelli più tradizionali – è scontato ormai che sianoil mercato, le corporazioni professionali (medici, biologi, casefarmaceutiche, ecc.) a produrre leggi e a dotarle di sanzioni ben più efficacidi quelle dello Stato, perché vengano rispettate, facendo a meno di ogniParlamento. Il fenomeno prende il nome di applicazione della Lex Mercatoria. Si consolidano pertanto. Il pluralismo giuridico: contemporanea presenza di più ordinamenti giuridiciche coesistono (si pensi al diritto dello Stato, a quello della mafia, a quello dei mercati, a quello religioso che insistono su uno stessoterritorio); Pluralismo normativo: contemporanea vigenza – indipendentemente dai confininazionali o statali – di più norme emanate da fonti diverse che regolano lostesso fenomeno (comunali, regionali, statali, europee, internazionali, maanche delle Chiese, delle comunità culturali o etniche, ecc.); Pluralismo etico: ricerca di formanti (elementi essenziali) condivisibili datutti che costituiscano dei denominatori comuni, oltre i quali vige ilrelativismo dei valori. Ovvero ognuno ha i suoi valori e può coltivarli edesercitarli. Da ciò discende che non esiste una verità, ma tante verità che coesistono; che non esiste un diritto, ma tanti diritti; che non esiste una azienda, ma tanteaziende che producono e vivono; che non esiste un individuo, ma tantiindividui. E’ il trionfo del relativismo nel diritto, nella morale, nell’economia, nellavita sociale e di relazione. Quel relativismo che permette, ad esempio, diconsiderare coppie sia quelle monogamiche che quelle poligamiche, quelle eterocome quelle dello stesso genere. In una situazione come quella descritta la laicità delle istituzioni e dellepersone è elemento essenziale per la gestione della fase (quale sviluppo delleforze produttive e delle dinamiche economiche contingenti). E qui ogni forza politica, ogni partito, ma anche ogni confessione religiosa, dà una propria versione di laicità, in genere utilizzando un aggettivo per definirla e completarla. Pertanto la laicità, a seconda dei casi, diviene giusta, vera, positiva, relativa, ecc. Soffermandosi sulla visione di laicità delle confessioni religiose (che noi anarchici identifichiamo come un gruppo di persone che si considerano tali e sanno di esserlo e che perciò costituiscono delle agenzie internazionali, ovvero delle imprese che vendono il sacro) e in particolare diquella cattolica, occorre ricordare che per i pontefici e soprattutto perquello regnante, la laicità nella visione cattolica è quella giusta e positivache nasce dalla cultura cattolica (vedi a riguardo i numerosissimi documentivaticani). La laicità per i cattolici muove dal rifiuto del relativismo, come spessoricorda il pontefice regnante. Esiste una sola verità, quella del Diorivelato, interpretato dalla gerarchia cattolica. Il rapporto con lo Stato ele istituzioni si risolve nell’uniformarsi ai valori cattolici, temperati dalla tolleranza misurata verso le posizioni altrui, nei confronti delle qualiesiste tuttavia una superiorità morale dei credenti (superiorità dei valorioccidentali, cristiani, e cattolici in particolare). Le leggi devono ispirarsi a valori cattolici e vanno rispettate solo serispondenti ai comandamenti religiosi. Perciò, ecco il no al divorzio e aforme diverse di convivenza affettiva giuridicizzate, no all’aborto, allacontraccezione, all’intervento genetico sugli embrioni, alla sessualità nonfinalizzata alla procreazione, all’eutanasia in qualsiasi forma. Per veicolare queste scelte: ecco il sì alle scuole cattoliche, sì a contenuti cattolici nei programmi della scuola pubblica e all’insegnamento religioso come parte dei programmi, sì al finanziamento dell’assistenza e della beneficenza cattolica, sì all’aiuto economico alle strutture della Chiesa e ai privilegi fiscali. In questa strategia si sviluppa l’attacco alla Legge 194/78, che sia detto per inciso ha ridotto il ricorso all’aborto del 60% da parte delle cittadinei taliane, mentre ancora molto resta da fare con le donne immigrate. Questa legge, comparata con altre vigenti in numerosissimi altri paesi, è stata digran lunga la più efficace nel ridurre il ricorso all’aborto, e sarebbe certamente più efficace se non vi fosse una continua dissuasione da partecattolica del ricorso alla contraccezione e all’uso di anticoncezionali peruna maternità responsabile. L’attacco alla legge – oggettivamente rivolto ai diritti delle donne il cuicorpo viene considerato portatore di una funzione sociale, ovvero unelettrodomestico familiare e sociale – rende palese la profonda mancanza dirispetto umano per le donne, la misoginia delle gerarchie ecclesiastiche e delcorpo della Chiesa cattolica, la sua visione sublimata, profondamente malatadell’amore e del bene, rivolto ad una costruzione fantastica dell’uomo, qualeè l’idea di Dio. Al sentimento fatto di vicinanza, corporalità, sessualità, materialità tra duepersone viene sostituito l’amore alienato per un Dio astratto, prodottodall’angoscia degli esseri umani. Ma l’attacco alla legge 194/78 nasce ancor più da ragioni politichecontingenti, dettate dalla necessità di una strategia volta alla costruzionedi un blocco politico e sociale fondamentalista e neoconservatore, per darecollante a una aggregazione politica che ha come obbiettivo la restaurazionedi rapporti sociali e produttivi, nonché politici, di stampo autoritario, ingrado di sostenere al meglio l’accumulazione capitalistica. Occorre smascherare e combattere soprattutto questo disegno, assumendo il principio della laicità senza aggettivi come strumento di educazione allaconvivenza. Nella concezione del comunismo anarchico, la società che esso vuole costruire è un soggetto dinamico, in continua evoluzione e cambiamento, che ammette la diversità come valore, che – a differenza di quella marxista – non ha verità da imporre, nemmeno l’ateismo, che mira alla piena realizzazione della felicità sulla terra, attraverso l’uguaglianza, anche di genere, e la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la liberazione dal lavoro salariato.