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Dibattito libertario sulla gestione dell’ambiente


Dibattito tra libertari:
La preservazione dell’ambiente è come si può immaginare una delle preoccupazioni, più grandi per i sostenitori del libero mercato in un sitema anarchico, il problema sta nel cercare di conciliare il mercato con la natura e il cercare di capire come e se privatizzare per migliorare ciò che con una gestione statalista risulta sempre un gigantesco danno.
Di questa questione ne hanno discusso Domenico Letizia e Davide Fidone del movimento anarcoliberale:

Domenico:

Come ogni anno al telegiornale è andato in onda un veloce resoconto delle specie in via di estinzione. Un animale meraviglioso e molto minacciato sono le balene, pescate principalmente dalla flotta giapponese. In effetti è incredibile che i banalissimi polli si moltiplichino e le maestose balene debbano sparire. Non mi pare però una cosa inspiegabile: i polli hanno dei padroni che si prendono cura di loro, le balene no. Sono sicuro che se le associazioni ambientaliste potessero “adottare” i cetacei, e rivendicare legalmente diritti di ‘proprietà’ contro chi attenta alla loro esistenza, la tendenza si invertirebbe. Qualcuno ha scritto:
“Se la General Motors possedesse il fiume Mississippi, stiamo pur sicuri che verrebbero chieste alte tariffe per gli effluenti alle industrie e alle amministrazioni comunali site lungo le rive, e l’acqua verrebbe mantenuta pulita, tanto da massimizzare i proventi degli appalti concessi alle imprese che volessero acquisire i diritti all’acqua potabile, alla ricreazione e alla pesca
commerciale.”
Sottolineo la particolarità che ad occuparsene devono essere gli
ambientalisti e tali associazioni.

Davide:

Anche questo è un punto molto importante.
Al contrario degli anarco-capitalisti, io penso che la privatizzazione delle risorse ambientali non garantisca affatto la loro preservazione. Ad esempio la General Motors potrebbe ottenere maggiori profitti dalle industrie che pagherebbero per scaricare le proprie scorie nel fiume, piuttosto che dalla vendita dell’acqua potabile o dalle attività di pesca. Analogo discorso si potrebbe fare per il proprietario di un bosco che potrebbe disboscare e ricavare profitto dalla vendita del legname, per poi riutilizzare il terreno per altre attività più proficue. Così facendo in breve la terra verrebbe disboscata.
La soluzione secondo me consisterebbe invece nella nascita di agenzie di protezione ambientale private ed in concorrenza tra loro, pagate da chiunque abbia a cuore una certa risorsa ambientale per proteggerla anche con la forza. Ovviamente le agenzie che dimostrassero di ottenere i migliori risultati otterrebbero più sottoscrizioni. Anche oggi è possibile sottoscrivere o fare donazioni ad associazioni ambientaliste, ma queste non sono certe autorizzate all’uso della forza. Se legambiente, la lav, il wwf o qualsiasi altra associazione ambientalista potesse proteggere l’ambiente e/o gli animali anche mediante l’uso della forza (compito finora monopolizzato dallo stato che ovviamente se ne frega della preservazione di queste risorse), l’ambiente e gli animali sarebbero sicuramente meglio protetti e quelle associazioni potrebbero ottenere più sottoscrizioni perchè la loro utilità sarebbe meglio percepita dall’opinione pubblica. Tra l’altro la protezione ambientale non sarebbe più appannaggio solo delle associazioni no-profit, ma potrebbe costituire una vera e propria attività economica generante profitti, facendo nascere veri e propri
professionisti della protezione ambientale in concorrenza tra loro, col risultato di massimizzare l’efficienza della protezione.
L’attività di queste agenzie di protezione non equivarrebbe all’acquisizione della risorsa protetta da parte dell’agenzia, cosa che sarebbe troppo dispendiosa ed economicamente svantaggiosa per l’agenzia stessa. Più semplicemente le agenzie di protezione potrebbero anche consentire la fruizione pubblica o di altri privati della risorsa, limitandosi a regolarla ed a vietarne ogni possibile danno.
Ad esempio, tornando al caso del bosco, un’agenzia di protezione potrebbe anche lasciare che sia un altro individuo il proprietario, limitandosi a vietarne il disboscamento e inducendo il proprietario verso altre forme di profitto meno dannose come l’apertura di un agriturismo. Questo a conferma del fatto che la proprietà privata sarebbe si alla base dell’organizzazione sociale, ma non costituirebbe affatto un diritto assoluto, bensì una pretesa che gli altri potrebbero riconoscere o meno, oppure riconoscere ponendo delle condizioni o limiti.

Domenico:

Trovo davvero interessante il tuo intervento che condivido, infatti come ho scritto nell’articolo questo problema dovrebbe essere affrontato da associazioni e individui che pensano all’ambiente…
Cioè facendo l’esempio del fiume, mettendo sul mercato tale fiume, e ci sono due individui io come sostenitore dell’associazione, sostengo quello che è più conosciuto per la sua azione con l’ambiente.
Sulla questione dell’ ambiente non sono così pessimista, perchè ritengo che se un imprenditore sa quello che fà di certo non rovinerebbe il suo ambiente naturale quel bosco o quel lago, perchè se lo inquino o lo disbosco di certo ci guadagnarei, ma non è un investimento, prima o poi il legno finisce, prima o poi compio un disastro ambientale inquinando quel lago, cosa che comporterebbe pure un danno alle altre proprietà e alle altre persone (es inquinamento della natura e delle falde acqiufere)
quindi secondo un ragionamnto che può essere anche semplicemente a scopo di lucro, io guadagno di più preservando l’ambiente, anzi più lo preservo più ci guadagno…. La soluzione, sarebbe quelle delle agenzie private o dei privati che privatizzano quel posto ma semplicemnte perchè lo devono curare…
Si sono d’accordo con quanto detto da davide, anche perchè se solo voglio pensare al profitto è un ragionamnto ottimo.
Oggi legambiente e il wwf otterebbero molto consenso, proprio perchè preservano, come una riserva di uccelli potrebbe essere privatizzata alla lipu, cioè basta sapere (e di certo non si può nascondere non a lungo almeno)la lealtà dell’organizzazione per tale causa…

L’abitare al futuro

Gli ecovillaggi sono un nuovo e potente tipo di comunità intenzionale. Essi uniscono due profonde verità: che si vive meglio in piccole comunità sane che sostengono chi ci abita e che l’unica strada sostenibile per l’umanità è il recupero e la redifinizione del vivere insieme.
Gli ecovillaggi sono il più promettente e importante movimento di tutta la storia.”

Dr Robert J. Rosenthal
Professore di filosofia
Hanover College, USA

Ecco un interessante sito dove reperire info: http://www.gen-europe.org/about_us/italian/index.html

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Caro, carissimo petrolio


Gasolio auto: l’Italia batte ogni record, si legge un giorno sì ed uno no sui giornali, e come avviene oramai periodicamente a lanciare l’allarme è qualche personaggio, che concentra la sua attenzione,
assieme alla Federconsumatori, sul costo “industriale”, ossia sul prezzo alla pompa al netto delle tasse.
Il tutto suona però, come al solito, paradossale, considerando che il 65% del costo al distributore non è “costo della benzina”, bensi’ “tasse statali sulla benzina”. Dinanzi ad una percentuale cosi’ elevata, il resto diventa praticamente irrilevante, e scorrendo alcuni dei magnifici “servizi” resi dallo Stato italiano grazie a questo fiume di denaro, c’è da rimanere letteralmente allibiti:

1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
14 lire per la crisi di Suez del 1956;
10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire per la missione in Libano del 1983;
22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004

E oltre a questo, ovviamente, l’odiata IVA!!!!
Di cosa straparla quindi il Ministero? Perché non si prende le proprie responsabilità, invece di puntare il dito altrove?

Altro che boicottare la Esso, la Total o chi per esse, come propone Grillo: BOICOTTIAMO IL VERO COLPEVOLE
DELL’ALTO PREZZO DELLA BENZINA, LO STATO!!

MA QUALE ROBIN HOOD?

Ancora una mossa sbagliata di “Colbert” Tremonti, un vero sceriffo di Nottingham che inutilmente ed a sproposito cita Robin Hood.
Di seguito, il comunicato dell’Istituto Bruno Leoni:

L’Istituto Bruno Leoni giudica “populista e dannosa” la proposta di una Robin Hood Tax contro i petrolieri.
Per Carlo Stagnaro, direttore Energia e ambiente dell’IBL, “la Robin Hood Tax è un provvedimento controproducente. Intanto, i margini più ricchi stanno nell’upstream, che in Italia è un’attività relativamente poco importante. Secondariamente, è ovvio che la tassa verrebbe trasferita ai consumatori, col risultato di esacerbare ulteriormente l’aumento dei prezzi. Terzo, se la tassa non fosse integralmente trasferita, creerebbe un disincentivo agli investimenti, che sono l’unico strumento per ottenere una riduzione strutturale dei prezzi”.
Conclude Stagnaro: “L’Italia di oggi – un paese con una pressione fiscale reale vicina al 60 per cento e una spesa pubblica pari alla metà del Pil – non ha bisogno di un Robin Hood che rubi a qualcuno per dare a qualcun altro (trattenendo una cospicua quota della somma intermediata, come sempre accade coi Robin Hood pubblici). Il paese ha bisogno di una radicale riduzione delle tasse, che dia respiro e slancio alla nostra economia”.

Nucleare? No, Grazie!

L’energia libertaria è l’energia che fa bene all’ambiente che non crea monopoli che è accessibile a tutti e che sviluppa le tecnologie, questa energia non è il nucleare.
Domenico Letizia

Ancora una volta con Grillo:
Il comitato di affari PDL e PD-meno-elle ha deciso che il nucleare si deve fare. Il futuro economico, energetico, industriale dell’Italia è legato al nucleare. I media si sono subito allineati, sanno che l’opinione pubblica è contraria. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, attraverso dati, pubblicazioni scientifiche, testimonianze, video, interviste dimostrerò il contrario. Non è difficile.
Nucleare? No grazie.
Nel 1987 venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare. Scajola e la Marcegaglia contano più della volontà degli italiani? Chi li autorizza a prendere decisioni a nome del popolo italiano?
Si vuole il nucleare? Si tenga un nuovo referendum. Se gli italiani voteranno a favore, allora si potrà fare. Altrimenti no. Non si possono costruire centrali nucleari ignorando il risultato di un referendum popolare.
Scajola vuol fare lo sconto sulla bolletta a chi acconsentirà alle centrali nucleari vicino a casa. Dia lui l’esempio con una discarica di scorie nucleari nel suo giardino. La bolletta gliela pago io.
Ci sono molti comuni denuclearizzati in Italia, comuni sovversivi, sobillatori, pericolosi organizzatori di energie alternative. Ma non sono ancora abbastanza. Chiedo ai sindaci di esporre il cartello: “Comune denuclearizzato” sotto il nome del loro paese. E’ il miglior benvenuto per chi lo visita.




Amici Libertari…Rischio dittatura e repressione!


“Così ho visto i poliziotti scatenati
picchiare donne e persone anziane”

Ecco il racconto di una docente di Storia testimone oculare degli scontri dell’altra sera davanti alla discarica di Chiaiano
Dalla professoressa Elisa Di Guida, docente di storia e filosofia in un liceo di Napoli, riceviamo questa testimonianza suglia scontri di ieri sera a Chiaiano: “Io sono nata in quella zona – ci ha raccontato per telefono – ma non abito più lì da tempo. Però mi sento legata a quella gente e a questa brutta vicenda. Così ieri sera ero lì e ho visto cose terribili. Ho avuto la sensazione che tutto fosse preparato, che la polizia abbia caricato improvvisamente senza una ragione, una scintilla. Perciò ho deciso di provare a scrivere quello che avevo visto”.

Ecco il racconto della professoressa Di Guida
“Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un’altra”.
“Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili – davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate – che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall’alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c’era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull’asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva – invece – contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare”. “Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l’atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia”. Detto da una collega professoressa di Storia e come Storico dico qui si rischia grosso! W la LIBERTA’!