Archivio

Archive for the ‘Storia dell’Anarchismo’ Category

Le pubblicazioni dell’Archivio Berneri – Chessa

di Carlo Romano

Gigi Di Lembo, storico dell’anarchismo” ha definito Aurelio Chessa “il capostipite degli archivisti anarchici”. Nato nel 1913 in Sardegna, a Putifigari, Chessa si trasferisce a Genova e nel 1939 è incarcerato per insubordinazione. Nel capoluogo ligure (dove nasce la figlia Fiamma) diviene una figura di spicco dell’anarchismo locale, soprattutto della tendenza “anti-organizzatrice”. Insieme alla per niente generica attività militante – era stato, fra l’altro, fra i promotori di una lacerante scissione dalla Federazione Anarchica Italiana – e al rapporto speciale intrattenuto coi famigliari di Camillo Berneri – lo scolaro di Salvemini e l’amico anarchico dei Rosselli e di Ernesto Rossi morto in Spagna nel 1937 per mano stalinista – Aurelio Chessa è da ricordare anche per l’intensa attività “tipografica” e di studioso col contributo dato alle edizioni R.L., alla collana Vallera, alle riviste “Volontà” e “L’Internazionale” e a diverse altre pubblicazioni.

L’archivio che porta anche il suo nome, aggiunto alla sua morte avvenuta nel 1996, prende vita nel dopoguerra, quando Chessa comincia a raccogliere materiale anarchico. Giovanna Caleffi (moglie di Berneri) si stabilisce a Genova-Nervi nel 1957 e Chessa le suggerisce di rendere fruibile tutto l’archivio della Famiglia Caleffi-Berneri consistente in libri, periodici, documenti, corrispondenza varia. Alla morte di Giovanna nel 1962 l’unica figlia, Giliana che vive a Parigi, decide di lasciarlo a Chessa. Con gli anni a questi fondi originari se ne aggiungono altri, e non solo schiettamente anarchici, come quello del socialista Giuseppe Faravelli, uno dei grandi animatori di “Critica Sociale”. Importante acquisizione è un grosso fondo proveniente dalla Biblioteca del Circolo anarchico Pietro Gori di Genova-Rivarolo Di particolare rilievo sono le acquisizioni che si devono a Fiamma Chessa, come il fondo relativo a Vernon Richards e i due fondi di Leda Rafanelli.

Dopo la lunga permanenza a Genova, l’archivio segue i trasferimenti del suo fondatore-curatore, che morirà a Rapallo nel 1996: dapprima a Pistoia, quindi a Iglesias, di nuovo a Genova -Bavari, ancora a Pistoia, Canosa di Puglia, Cecina. Dal 1999 l’archivio donato dalla figlia Fiamma al Comune di Reggio Emilia, è locato in una sede indipendente dalla Biblioteca Comunale Panizzi, nata trent’anni fa, per iniziativa dell’amministrazione comunale, dall’accorpamento di due precedenti biblioteche, la Municipale e la Popolare. Ovviamente, l’attività editoriale dell’archivio si confonde per un lungo periodo con quella pubblicistica dello stesso Chessa – su Berneri, anarchismo e futurismo, Clemente Duval, Leda Rafanelli, Sante Pollastro, guerra di Spagna. Corre tuttavia l’obbligo di ricordare, fra le pubblicazioni precedenti a questa provvidenziale sistemazione, l’ Epistolario inedito di Camillo Berneri, edito in 2 volumi a Pistoia. Col trasferimento in Emilia, e con la cura di Fiamma Chessa, le pubblicazioni dell’archivio assumono una maggiore continuità e una fisionomia più precisa, dovuta, va detto, al raffinato progetto grafico di Nicoletta Fontanesi. C’è, prima di tutto, un volume descrittivo dei fondi archivistici (Storie di anarchici e di anarchia. L’archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa, 2000). Ce n’è uno di testimonianze su Chessa stesso (Aurelio Chessa. Il viandante dell’Utopia, 2007) e ci sono gli atti di una giornata di studio dedicata a Berneri (Camillo Berneri. Singolare/plurale, 2005). Fin qui, pur con le caratteristiche di pregio che ho detto, si rimane nel territorio consueto di questo genere di volumi. Altri due volumi rivestono invece a mio parere un carattere di eccezionalità.

Il primo, di formato differente, per un opportuno adeguamento ai contenuti, è una strabiliante raccolta di 150 fotografie di Vernon Richards (l’italo-britannico Vero Recchioni, 1915-2001, cui si deve un classico sulla Guerra di Spagna: Lessons of the Spanish Revolution/Insegnamenti della Rivoluzione Spagnola, Collana Vallera).
Vero, compagno di Maria Luisa Berneri (figlia di Camillo), ritrae fotograficamente, fra gli altri, George Orwell, il quale gli permette di immortalarlo nella sua quotidianità e intimità. Sono sue le foto più note dello scrittore. Con Freedom Press pubblica quattro libri fotografici che raccolgono, divisi per temi, molte delle sue fotografie. Alla sua morte, per suo volere, tutto questo patrimonio fotografico, consistente in circa 5000 scatti, è stato donato a Fiamma Chessa, che ha fatto la scelta di lasciarlo all’Archivio.

Il secondo raccoglie gli atti del convegno di studi dedicato a Leda Rafanelli.
Trattasi in effetti di due libri differenti, riuniti in un solo tomo, il secondo dei quali è un’eccellente quanto rara iconografia, con immagini che coprono più di ottant’anni della sua vita. Nata a Pistoia nel 1880 e morta a Genova nel 1971, si può considerare uno dei più singolari personaggi dell’anarchismo italiano. Convertitasi all’Islam, abbigliata in modo eclettico e “orientaleggiante”, ha nei primi anni del secolo, relazioni col futuro Duce e con Carlo Carrà, e a torto è spesso è ricordata soltanto per questo. Col marito, Luigi Polli, sposato nel 1902, comincia una precisa attività editoriale di stampo radicale. Si lega in seguito all’editore Giuseppe Monanni , con il quale creerà la Casa Editrice Sociale. Verranno editati numerosi classici dell’anarchismo e del radicalismo sociale, ma anche Unamuno, Le Bon, Darwin e London. Usciranno fra l’altro in queste edizioni le opere di Georges Palante, di Giuseppe Ferrari e di Friedrich Nietzsche, prima edizione italiana delle 10 opere, con autorizzazione e prefazione della sorella dell’autore. Contemporaneamente al lavoro editoriale e alle proprie pubblicazioni di protesta, la Rafanelli si dedica alla letteratura per ragazzi, ai romanzi, alle opere teatrali, alle prose ritmiche. Si tratta in pratica di lavori autobiografici. Presso l’Archivio sono conservate moltissime opere inedite. Dopo la fine del rapporto con Monanni, si trasferisce a Sanremo e dopo pochi anni definitivamente a Genova, dove si occuperà dell’educazione dei suoi quattro nipoti insieme alla loro madre (l’unico figlio di Leda muore nel 1944). Si dedicherà alla scrittura e alla chiromanzia. Morirà nel 1971 nella casa in via Gorizia, dove abita ancora il nipote.

“Fogli di Via”, Novembre 2010

Segnaliamo che mentre si compilava il testo, erano in preparazione i seguenti volumi: Un libertario in Europa. Camillo Berneri: fra totalitarismi e democrazia, a cura di Giampietro Berti e Giorgio Sacchetti e Giovanna Caleffi Berneri, Un seme sotto la neve. Carteggi scritti. Dall’antifascismo in esilio alla sinistra eretica del dopoguerra, 1937-1962. Si ringrazia Fiamma Chessa per la collaborazione.

da: http://digilander.libero.it/biblioego/BerneriChessa.htm

Annunci

Camillo Berneri

ottobre 28, 2010 1 commento

Documentario relativo all’intellettuale anarchico Camillo Berneri. intervengono Carlo De Maria, Fiamma Chessa e Claudio Venza

Castel Bolognese: presentazione libro su Francesco Saverio Merlino

Sabato 9 ottobre, alle ore 16, la Biblioteca libertaria “Armando Borghi”, in collaborazione con la Biblioteca comunale “Luigi Dal Pane”, organizza la presentazione del libro “La fine del Socialismo? Francesco Saverio Merlino e l’anarchia possibile” a cura di Gianpiero Landi, Chieti, Centro Studi Libertari “Camillo Di Sciullo”, 2010. Il libro verrà presentato nel Teatrino del Vecchio Mercato (via Rondanini, 19) con interventi del curatore Gianpiero Landi e Roberto Zani.
Il volume contiene gli atti del convegno di studi tenutosi a Imola, nella Sala delle Stagioni, il 1° luglio 2000 per iniziativa dell’associazione “Arti e Pensieri”. Un confronto ad ampio raggio, in cui l’accurata ricostruzione storiografica si è intrecciata a riflessioni e dibattiti su nodi teorici di grande rilevanza e attualità. All’appuntamento del 2000 parteciparono studiosi di diversi orientamenti culturali e politici: Pietro Adamo, Giampietro Berti, Bruno Bongiovanni, Raimondo Cubeddu, Paolo Favilli, Gianpiero Landi, Luciano Lanza, Massimo La Torre, Natale Musarra, Emilio R. Papa, Luciano Pellicani, Nadia Urbinati, Enrico Voccia. In appendice sono presenti anche due scritti inediti di Bruno Rizzi. L’iniziativa si colloca nell’ambito della edizione 2010 della rassegna “Ottobre, piovono libri. I luoghi della lettura”.

Nuovo volume:”Cronache anarchiche”

Franco Schirone (a cura di)

Cronache anarchiche.
IL GIORNALE “UMANITA’ NOVA” NELL’ITALIA DEL NOVECENTO (1920-1945)con2dvd
Zeroincondotta, 2010

Non sarebbe pensabile ripercorrere la storia del movimento anarchico di lingua italiana nella prima metà del Novecento senza ripercorrere al tempo stesso la storia di «Umanità Nova». Difatti il quotidiano «Umanità Nova» è stato lo strumento di comunicazione e di coordinamento più importante: per le sue vicissitudini, per la sua rilevanza militante, per la sua capacità di affrontare lucidamente e puntualmente i fatti. Tutte le energie messe in campo per la sua nascita riflettono la capacità organizzativa e la tensione rivoluzionaria degli anarchici italiani in una delle fasi più difficili, ma anche più aperte alle spinte trasformatrici, vissute dal nostro paese. È significativo che proprio in tale momento gli anarchici avvertano la necessità di dotarsi di un organo di stampa all’altezza della situazione, riallacciandosi in questo alla consolidata tradizione dell’anarchismo, che nelle pagine dei giornali ha soprattutto espresso la propria progettualità. Indubbiamente la loro parola risuona anche nelle piazze, nei comizi e nei luoghi di lavoro, nelle camere del lavoro e nelle università popolari, ma, come emerge dagli scritti pubblicati in questo volume, è soprattutto nelle pagine di «Umanità Nova» che sono riposte le maggiori attese, a fronte delle pressanti richieste provenienti da una società in pieno fermento rivoluzionario. Scritti di De Agostini, Di Lembo, D’Errico, Galzerano, Guerrini, Ortalli, Pagliaro, M.Rossi, Sacchetti, Scaliati e Schirone. Nei due DVD allegati è contenuta la raccolta completa, digitalizzata, del quotidiano anarchico «Umanità Nova» (1920-1922), edizione di Milano e Roma. Seguono le edizioni dell’esilio: USA (1924-1925), Argentina (due numeri unici, 1930 e 1932) e Francia (1932-1933). Il lavoro si conclude con la raccolta di «Umanità Nova» pubblicata in Italia nel periodo della Resistenza: Firenze (1943-1945), Genova (numero unico in occasione dell’insurrezione contro il nazifascismo, 22 aprile 1945) e Roma (1944-maggio 1945…ancor oggi in corso di pubblicazione).

(http://bub.ilcannocchiale.it/2010/09/29/umanita_nova.html)

Camillo Berneri

l’Anarchico dall’ethos liberale

di Domenico Letizia

Camillo Berneri, un anarchico sincero, di quelli che dovrebbe essere considerato culturalmente e politicamente alla pari di Gobetti e Gramsci. Invece la sua figura soprattutto agli studenti è sconosciuta. Ripercorriamone allora la storia e il pensiero.
Berneri era nato il 20 maggio 1897. Quindicenne era seguace del socialista reggiano Prampolini, e nel 1915 si trovò, ad una riunione antimilitarista, costernato davanti a due manifestanti morti.
Torquato Gobbi gli fu maestro, lungo la via Emilia, sotto questi portici convenne d’essere nato anarchico entusiasta.
Anche perciò si sposò minorenne, ad Arezzo, con un’allieva della madre. Arruolato nella Grande Guerra continuò a diffondere la propaganda libertaria, scoperto, venne spedito in prima linea e ferito. Quindi, a guerra finita, venne confinato dalla Regia Questura a Pianosa, insomma un anarchico schedato. A fianco di Malatesta e Fabbri, che l’amavano come un figlio, fu avversario della tirannia fascista. Ma Berneri era un anarchico troppo libertario perfino per gli anarchici. Amante della cultura e della politica si laureò con Gaetano Salvemini e divenne amico di Ernesto Rossi, Gobetti e Rosselli. Berneri intervenne nel dibattito sulla religione, la generalità degli anarchici si professava atea, lui riteneva il concetto di ateismo errato, una nuova teologia, si considerava agnostico, lui non pensava a Dio.
La maggior parte degli anarchici erano a favore di un economia comunista, collettivista e molte volte ricca di elementi marxisti, lui si considerava un anarchico liberista (questo termine, questo liberismo non va assolutamente confuso con il neo-liberismo e con il capitalismo nazionalista e assistenzialista del 900), Berneri voleva la concorrenza tra lavoro e commercio cooperativi e individuali e condannava ogni forma di collettivizzazione coatta e imposta, la sue idee erano libere da ogni pensiero staliniano (concedetemi il termine).
Profondamente anarchico negava l’autorità di ogni Stato centrale, però studiava e teorizzava forme di stato federale e con forte autonomia, senza mai ricredersi sul male dello stato e dello statalismo.
Non era simpatico ai comunisti, e nemmeno lui guardava con piacere a quelle idee, considerava questa ideologia bigotta, ottusa e profondamente dispotica, e sulla cultura proletaria diceva: «Non contenti della “anima proletaria”, hanno tirato fuori “la cultura proletaria”».
Un anarchico così, ovviamente, era profondamente antifascista e antitotalitarista e il fascismo gli negò la cattedra e iniziò a perseguitarlo.
Nel 1928, espulso in Belgio, elogiò l’attentato al principe Umberto di Savoia e, con gli evasi di Lipari di Giustizia e Libertà, fu implicato nel progetto d’attentato al ministro Rocco, finì altri mesi in prigione.
Prese parte alla guerra di Spagna, partecipò ai combattimenti come semplice miliziano. Mediò i contrasti tra gli anarchici e Giustizia e libertà; e avversò gli omicidi stalinisti; e quindi Togliatti, che Berneri riconobbe per il professorino pedante, di «perentorietà asinesca», che era.
Le gesta che gli costarono la vita.
Eppure in Italia abbondano le vie intitolate a quel “figlio di Stalin” Togliatti e agli altri complici dei suoi peccati. Non ce n’è un granché dedicate a Berneri.
La storia parla di Togliatti di Berneri no, ovviamente la storia ufficiale quella dei governanti. Berneri culturalmente non aveva nulla da invidiare ai grandi del liberalismo e del comunismo, e come ha indicato Nico Berti se le sue opere non sono così dettagliate come quelle di Gramsci è solo perché Berneri è stato sempre in prima linea a combattere contro tutti i fascismi.
L’invito che lancio è quella di creare una Fondazione a Camillo Berneri, penso che sia nostro dovere farlo.

(http://www.instoria.it/home/camillo_berneri.htm)

Conversazione di Salvatore Antonaci con Luigi Corvaglia

agosto 18, 2010 2 commenti

Conversazione di Salvatore Antonaci con Luigi Corvaglia, saggista, teorico del libertarismo, domande anche da Domenico Letizia e Michele Gambella

http://www.tvradicale.it/node/133

Un dovere ricordare Gino Lucetti anche a Caserta

di Domenico Letizia

La figura di Gino Lucetti è ai più, come tutto quello che ha fatto storia in questo paese, sconosciuta, chi era costui potrebbero domandare la maggior parte degli studenti. Lucetti è stato un anarchico italiano passato alla storia perché l’11 settembre del 1926, sul piazzale di Porta Pia a Roma, lanciò una bomba contro l’automobile su cui viaggiava Mussolini. La bomba rimbalzò sulla macchina ed esplose a terra ferendo otto passanti, Lucetti fu colui che provò come altri ad attentare alla vita del Duce. La figura di Lucetti dalla rilettura di alcune sue lettere è ritornata al centro dell’attenzione e meriterebbe uno sguardo da tutti coloro che hanno a cuore la storia, ma anche sentimenti e amore. Sono state raccolte e pubblicate grazie anche al lavoro dell’ editore Galzerano di Salerno quasi tutte le lettere dal carcere di Gino Lucetti. Sono cento, ne mancano sei conservate nell’archivio Chessa. Queste lettere commuovono e colpiscono per la profonda umanità e religiosità sociale di cui sono impregnate, si svela al pubblico la figura non di un pericoloso “attentatore” ma quella di un grande uomo, individuo sensibile e curioso, autodidatta di stile, raffinato e colto ma sopratutto contrario alla violenza, della quale si è servito solo per autodifesa pur di non sottomettersi al regime fascista, e al dispotismo del duce. La lettura di queste lettere provoca un incanto, lettere che dovrebbero essere lette e studiate dagli studenti, non solo per la loro importanza storica, se ne ricava un quadro approfondito e critico degli avvenimenti degli anni della dittatura ma anche per la considerevole umanità e “normalità” di cui sono ricche e impregnate, anche per questo invito tutti gli studenti della provincia di Caserta a non perdere questa lettura.

(Da: http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=26540)