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I MERITI DEL LIBERTARISMO CHE LA SINISTRA DOVREBBE CAPIRE

Quando si parla di libertarismo (a volte viene utilizzato anche il termine anarcocapitalismo che rappresenta una delle tendenze del libertarismo) si pensa subito e giustamente a una società completamente privatizzata e libera dalla presenza dello stato. Questo modello sociale provoca terrore nelle logiche mentali di chi analizza e studia gli effetti disastrosi del capitalismo attuale. Ma la teoria e la pratica anarco-capitalista non possono essere visionate così superficialmente, soprattutto se scrutiamo questo modello, come ho fatto, partendo da “sinistra”. Tutti i libertarian seri sanno e riconoscono che l’attuale neoliberismo non è quello profetizzato, dimostrando scientificamente come l’attuale distorsione del capitalismo, che è all’opposto del libero mercato, sia frutto delle interferenze e dei monopoli dello stato nell’economia e nelle scelte politiche. Chiunque analizzi il modello libertarian o anarco-capitalista e si riscontri con studiosi, sconosciuti ai più, come Bruno Leoni si ritrova a contatto con elaborazioni teoriche come l’individualismo metodologico. Tutta la scuola austriaca basa i propri modelli su tale individualismo che auspica una visione sperimentale della società e della politica, o meglio, come scrisse uno degli austriaci più conosciuti, F. A. Hayek, «solo laddove sia possibile sperimentare un gran numero di modi diversi di fare le cose si otterrà una varietà di esperienze, di conoscenze e di capacità individuali tali da consentire, attraverso la selezione ininterrotta delle più efficaci fra queste, un miglioramento costante», la sperimentazione di tanti modelli sociali, politici ed economici, qualunque essi siano, l’importante che vengano scelti volontariamente e che non aggrediscano corpo e proprietà altrui. Una società privatizzata ma soprattutto liberalizzata che da forza alle capacità individuali, diffondendo sovranità e consapevolezza delle proprie scelte, non-violenta e che lascia sperimentare e far applicare tutti i modelli sociali alternativi, antiautoritari e democratici che l’attuale monopolio statale non fa fiorire e distrugge. Alla “sinistra” attuale la libertà fa paura, ma per chi è di sinistra (se per sinistra intendiamo i principi della giustizia e della libertà) il libertarismo antistatalista diviene il modello ideale in cui confrontarsi applicando e rispettando un principio di tolleranza. A conferma di ciò basti pensare che certe formulazione teoriche della New Left come le teorie volontariste, neomutualiste (Kevin Carson) e per l’autogestione hanno conforto e presupposti proprio nell’economia austriaca, che è alla base del modello anarcocapitalista e libertarian. Insomma, il libertarismo come sinistra estrema liberale? Superare certe paure dovute a termini ed etichette è il presupposto iniziale, anche perché molto va modificato e rivisto dell’attuale libertarismo. La parola cane non morde, questo attuale autoritarismo statalista, sì.

(Domenico Letizia)
http://www.lucidamente.com/default.asp?page=fullonair

  1. luglio 12, 2011 alle 3:30 pm

    Carissimo Domenico. Ho trovato il tuo blog per caso, e questa scoperta è stata una piacevole sorpresa, dato che mi sto anch’io avvicinando al pensiero dei Left Libertarians americani (anche se da una prospettiva anarchica più “continentale” e condividendone solo parzialmente le tesi). Quindi, se può farti piacere, sappi che hai un nuovo lettore!🙂
    Mi permetto però di esprimere una parziale riserva sui contenuti di questo post. Per quel poco che ho letto e studiato finora, infatti, non mi sembra che la prospettiva dei LL sia così nettamente sbilanciata sui principi dell’economia austriaca, né tanto meno che un autore come Carson possa essere etichettato come anarcocapitalista (a tal punto che egli si dichiara anzi anticapitalista…).
    Il mutualismo di Carson, inoltre, recupera la teoria del valore-lavoro sviluppata da Smith e Ricardo e poi ripresa e approfondita da Marx… una teoria che sta agli antipodi rispetto al soggettivismo di cui fanno professione gli “austriaci” Mises, Hayek e Rothbard.
    Don Cave

  2. Domenico Letizia
    luglio 12, 2011 alle 7:36 pm

    ciao scrivimi alla mia e-mail: anarhkydom@hotmail.it. sarei lieto di sentire la tua su alcune cose.

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