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Dalla crisi economia all’orgasmo sociale

Lo statalismo fa male, fa male economicamente ma soprattutto moralmente e culturalmente. Di questa crisi si è sentito parlare parecchio, soprattutto a sproposito e come sempre quando a far i danni sono i governi e il patriarca assoluto lo stato, semplicemente si addossa la colpa a qualcun altro, in questo caso “l’entità” Mercato. Che poi nessuno faccia nomi di chi di questo mercato oligarchico si è approfittato, coloro che si sono arricchiti alle spalle di milioni di individui è normale, semplicemente perché il colpevole di tanto artifizio è lo stato in quanto tale e il suo assistenzialismo capitalista, interventista: banche centrali, la creazione di moneta fasulla, l’intervento statalista per amici imprenditori e per clientele politiche, economiche e sindacali, insomma quello che è casta che però ha nome e cognome, soprattutto tra chi dovrebbe governare in nome del cittadino elettore. Ma la crisi è anche una nuova e risorgimentale opportunità, un opportunità di risveglio di orgasmo sociale, se la vita economica vissuta fin oggi è impossibile da perpetrare tocca ripartire dalle base, per r-inventare forme e sistemi economici partecipati, autogestiti, democratici insomma alternativi. Si ritorna a parlare di casse di solidarietà, di mutuo appoggio, di partecipazione, di mercato alternativo, di commercio solidale, insomma la crisi mette in luce di come ci sia bisogno di liberarsi da ciò che ha generato la crisi, soprattutto lo stato e lo statalismo riconsegnando il potere di gestione sociale al cittadino, all’individuo protagonista economico dei propri servizi e alla comunità in cui vive.
La partecipazione sociale è incentivata a svilupparsi proprio alla luce della perdita di scelta, dalla consapevolezza di un mercato ove il problema sussiste nella mancanza reale di mercato ( per intenderci, pensiamo alla circolazione della moneta, se non gira, se non è presente nelle fasce sociali il sistema economico monetario è in crisi). La libertà di scelta che può prodursi da questa crisi si ha sostenendo tutte quelle forme di mercato e mutualismo decentralizzato, solidale e autogestito.
Solo in questo modo la crisi economica si trasforma in orgasmo sociale con l’obiettivo di sviluppare l’autodeterminazione individuale delle scelte in tutti i campi dell’esistenza, questa libertà in tutti i campi produce un limite naturale allo stesso sistema “mercato”, cioè come illustrato da Pietro Adamo l’ideale “mercato” libertario si situa in un contesto in cui si incrociano istanze non solo economiche, ma etiche, politiche, sociali, e cosi via. Questa sperimentazione potenzia tutte le sfere in cui l’uomo agisce, non solo quella economica: proprio dall’interazione di queste sfere dovrebbe risultare una sorta di limite all’ambito del “mercato”.

Domenico Letizia

Mensile Libertario “Cenerentola” Novembre 2010

  1. daouda
    novembre 14, 2010 alle 12:50 am

    A Domé basta, basta citare IL MERCATO . Esso non dà nulla. E’ la Libertà che dà tutto l’occorrente.

    Il problema VERO è il sapere cosa essa sia in sé e TRA sé nei vari ambiti in cui si declina ossia tutti gli aspetti dell’umano.

    Parlare di mercato è necessario ma non è esso l’obiettivo. isogna inoltre studiare e concepire correttamente poiché altrimenti si fà opinione e questa è la cosa più nefasta per ogni libertario.

    • Domenico Letizia
      novembre 15, 2010 alle 9:17 am

      “Bisogna inoltre studiare e concepire correttamente poiché altrimenti si fà opinione e questa è la cosa più nefasta per ogni libertario.”

      questa mi ha colpito, mi illustri meglio????
      dom.

  2. Domenico Letizia
    novembre 15, 2010 alle 9:15 am

    ciao davide.
    la parola cane non morde🙂
    quello che che tu dici libertà io lo chiamo anche mercato, usando il terimine perchè in concezioni economiche è più facile ragiornar.
    saluto.
    domè

  3. Daouda
    novembre 17, 2010 alle 12:04 am

    Io ti ho scritto da un mese almeno…

    Ad ogni modo per la frase intendo: la verità è vera.

    Inutile dire quel che ci piace, quel che preferiamo.Vi è sempre la verità che limita i gusti dai crimini ed in ogni caso li gerarchizza.

    Dire mercato DEFINISCE. Dire Libertà non definisce. Non voglio fare il Renzo Audisio della situazione dacché il suo preteso principio di Libertà è infondato per come lo descriveva.
    In ogni caso la sua fu una intuizione corretta.L’unico Principio è la Libertà…ANZI…La Libertà è talmente libera che non è neanche un Principio!!!!

    http://www.youtube.com/watch?v=IJLXfje3Ejw x diversassment ( pé come lo pronuncio eheh )

    • Domenico Letizia
      novembre 17, 2010 alle 4:26 pm

      appena trovo i francobolli ti invio una lettera D.
      un salutone,
      domenico

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