Home > Critica Anarcocapitalista > A WAY TO BE FREE, HEINLIN E WENDY MCELROY

A WAY TO BE FREE, HEINLIN E WENDY MCELROY

di Carlo Luigi Lagomarsino
Undici anni fa, veniva pubblicata in due volumi (per oltre mille pagine complessive) A Way to be free. (Pulpless, 1999), l’autobiografia di Robert LeFevre, egoista-libertario americano morto nel 1986. Il materiale di cui sono composti questi libri è stato raccolto dalla vedova di LeFevre, Loy, e ordinato per la pubblicazione da Wendy McElroy, nota scrittrice anarchica. Immagino che LeFevre sia pressoché sconosciuto fuori dagli Stati Uniti e non mi pare che le pubblicazioni “anarco-capitaliste” europee, e in particolare quelle italiane, lo menzionino con la frequenza di altri “padri fondatori” (mi pare piuttosto che non lo menzionino affatto). the making of a modern american revolutionary
Notissimo è invece Robert Heinlein, scrittore di fantascienza caro tanto ai lettori generici quanto a quelli orientati culturalmente in termini suppergiù libertari, in particolare per Stranger in a strange land e The moon is a hars mistress
E’ naturale chiedersi a questo punto: cosa c’entra LeFevre con Heinlein? La risposta è semplice ma il legame che esiste fra i due rende letteralmente romanzesca la semplicità. LeFevre è infatti il modello sul quale Heinlein ha costruito il personaggio del Professor Bernardo de la Paz in The moon is a hars mistress. David Friedman ha scritto che “l’elenco delle cose buone contenute nel libro valgono un lungo saggio”. Vi si racconta, ricalcando minuziosamente gli episodi che lo compongono su quelli della guerra di indipendenza americana, l’insurrezione dei coloni lunari contro la madre patria terrestre. Il Prof. De la Paz è un teorico della cospirazione (“sono un uomo libero, quali che siano le regole che mi circondano. Se le trovo tollerabili, le tollero; se le trovo fastidiose, le rompo”) e il romanzo, letto in un certo modo, può somigliare a un trattato di pedagogia rivoluzionaria (“la rivoluzione è come un motore, non puoi metterci dentro pezzi a caso e sperare che si metta a funzionare”). D’altra parte il libro è anche la storia del rapporto fra il Professor de la Paz e lo scolaro Manuel Garcia. Tutto ciò rimanda a una precisa attitudine di LeFevre il quale, negli anni Sessanta, aveva aperto in Colorado (al pari di altri, comeWalter Knott in California) una “Freedom School”.
Giornalista (e direttore di giornali) Robert LeFevre era nato nel 1911. Il primo volume della sua autobiografia si sofferma sugli anni della “depressione”, sul suo tentativo di sfondare nell’ambiente teatrale e cinematografico dell’epoca (come attore) e mostra già un compendio delle idee che avrebbe maturato intorno al governo, alle origini e al significato della proprietà e della libertà. Nel secondo volume la visione di una società fatta di liberi individui culmina nel movimento libertario che lui stesso ha contribuito a costruire. Thomas L. Knapp, candidato del Libertarian Party al Congresso degli Stati Uniti e vecchio redattore di “Freemarket” ha confessato che, dato il fascino e la ricchezza dei contenuti, ha dovuto leggere e rileggere i due corpulenti tomi. Ancorché fra i critici la posizione di Heinlein non abbia riscosso quell’unanimità di giudizio che sarebbe lecito aspettarsi. Brian W. Aldiss, storico e a sua volta scrittore di fantascienza, ne parla come di un autore in questo senso farraginoso (altri lo definiscono “manicheo”) e sarebbe improprio fare di lui “uno Zapata”, “sebbene sia vero che parecchi suoi romanzi trattino di guerre e rivoluzioni”. Secondo Aldiss, Heinlein avrebbe tentato di “razionalizzare”, attualizzandola, una tendenza di fatto reazionaria. Viceversa in un ampio studio dedicato nel 1968 allo scrittore da Alexei Panshin (Heinlein in dimension: a critical analysis) si dice che “l’idea di libertà in Heinlein è completa e selvaggia”. Probabilmente non guasta ricordare che Stranger in a strange land fu tenuto in gran conto nella sub-cultura degli hippies e Ed Sanders lo cita fra quelli che contribuirono a fornire “una base teoretica” alla “famiglia” di “Satana” Manson.
_________________________________________________________
I romanzi, rispettivamente del 1962 e del 1967, sono stati introdotti in Italia il primo da la Tribuna, collana SFBC n.10, 1964, e il secondo da Mondadori, Urania n. 445-46, 1966. Il primo, Straniero in terra straniera, è stato riproposto nel 1977 dalla Nord in una nuova traduzione e, più recentemente, nel 1994, da Mondadori/Interno Giallo; il secondo, La luna è una severa maestra, da Mondadori nella serie de i Libri di Urania.

  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: