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Vivere altrimenti il presente

Di Luciano Lanza ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/galassia-libertaria/)

È chiaro, allora, che il sistema economico imperante vive di crisi. Anzi, il prodursi e il riprodursi in tutte le forme del termine crisi ci fa intravedere una realtà occultata, un non detto perché fuori dagli schemi: il sostantivo che contrassegna questa nostra epoca è la crisi. Comprendere che la crisi è l’analizzatore (come direbbe René Lourau, Lo stato incosciente, Elèuthera, 1988) della società attuale ci permette, dunque, di mettere a nudo la dinamica sociale, anzi è il fenomeno che rivela la modificazione qualitativa della società e della nostra vita quotidiana.
Que la crisi s’aggrave scriveva nel 1978 François Partant e non era affatto un invito «al tanto peggio tanto meglio», anzi. Partant è stato un precursore della decrescita poi analizzata e proposta, come via d’uscita da una situazione che ci porterà al disastro, da Serge Latouche: «La situazione attuale, anche qui nel nord del mondo, non sarebbe peggiore se fossimo capaci di liberarci della tossicodipendenza del consumo e del lavoro. Quando l’economia è in crisi, la società sta tanto meglio che diminuisce il consumo di antidepressivi. Può essere l’occasione per la fioritura di tante iniziative «decrescenti» e solidali: gruppi d’acquisto solidale, sistemi di scambio locali, autoproduzione assistita, giardini condivisi… Bisogna fare di tutto perché la recessione non sia l’anticamera del caos e di un ecofascismo odioso, ma una tappa verso la decrescita serena e conviviale» (Carta, n.41).

Che in altra forma è quanto si sosteneva su Libertaria nel n. 1-2/2009, La crisi? Può essere un’occasione: «Allora pensare e praticare (per quanto è possibile) forme di autonomia economica locale è un piccolo sentiero in utopia. Vale a dire che possiamo e dobbiamo opporre al moloch (vulnerabile) della globalizzazione la piccola realtà gestibile dalle persone. E poi approfondire quelle forme già in atto come gruppi di acquisto, gruppi di autoproduzione e di scambio per creare ipotesi di «mercato parallelo», quindi economie alternative (termine un po’ abusato, ma sempre valido nella sua essenza) in grado di soddisfare bisogni ed esigenze locali. Questi deboli tentativi di fuoriuscita dal mercato capitalista sono meno fragili di quanto possa sembrare a prima vista. Ad almeno una condizione: se sono capaci di creare una nuova socialità, una nuova convivialità. Anticorpi al mercato delle multinazionali».

Cioè come scriveva Partant: «Non si tratta di preparare un avvenire migliore, ma di vivere altrimenti il presente».

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