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L’ Anarcoliberismo è di sinistra


(Alcuni appunti di D. Fidone)

E’ ormai generalmente riconosciuto (tranne dagli statalisti più ottusi) che il sistema di mercato è, per chi ne può fare uso, quello preferibile. Allora la soluzione più logica non è tentare di limitarlo, ma renderne possibile l’accesso a tutti.
E questo si può ottenere pienamente proprio abolendo lo stato, che attraverso i suoi monopoli (in particolare quello della moneta e della legittimazione/protezione dei diritti di proprietà) rende il benessere economico prerogativa di pochi.
La libertà monetaria comporterebbe infatti credito accessibile a tutti e quindi chance per tutti, anche partendo da zero. Caduto l’obbligo di accettazione della valuta nazionale, la concorrenza di più monete private sullo stesso territorio costringerebbe gli istituti di emissione ad incentivare la creazione di ricchezza fruibile dalla propria utenza, concedendo finanziamenti a prescindere dalla presenza o meno di garanzie, con il solo obbligo di accettare la moneta dell’ente finanziatore una volta avviata l’attività economica finanziata. In tal modo praticamente tutte le idee o capacità individuali potenzialmente fruttuose troverebbero finanziamenti, anche se provenissero da nullatenenti.
Inoltre la libera concorrenza nella formazione e protezione dei diritti di proprietà comporterebbe una loro distribuzione più equa e più conveniente per tutti, senza privilegi o rendite parassitarie garantite a pochi.
Queste considerazioni completano quelle esposte da Giavazzi e Alesina ne “il liberismo è di sinistra”, ove ovviamente viene presa in considerazione solo quella parte sia pur importante di liberismo che di per sè non necessiterebbe, almeno teoricamente, l’abolizione completa dello stato……

Che due economisti autorevoli riconoscano che la libertà economica ed il mercato non producono necessariamente diseguaglianze, come generalmente si crede, ma anzi la riducono.
Ovvia l’irritazione dei falsi liberisti di destra, così come degli statalisti di “sinistra”. Sono dei miti da sfatare ed in questo Giavazzi va nella nostra stessa direzione.
Del resto chi se non i liberisti dovrebbe sfatare il mito marxiano, o meglio socialdemocratico, dello stato come benefattore del popolo e del mercato come suo nemico?
Oggi questa colossale mistificazione sembra che cominci a scricchiolare. Anche se non bisogna dimenticare che, seppur minoritaria, una tradizione liberista di sinistra è esistita fin dall’800: ne sono esempi Ben Tucker, Enrico Leone, Salvemini, fino ad arrivare agli odierni left-libertarians, passando per esponenti della “old right” come Albert jay Nock e Frank Chodorov che oggi potrebbero tranquillamente essere considerati liberisti di sinistra, in quanto apertamente georgisti e fortemente critici sulle rendite catastali.

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